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I ristoratori tornano in piazza: «Il coprifuoco almeno alle 24»

Samuele Bartolini
I ristoratori tornano in piazza: «Il coprifuoco almeno alle 24»

Le forze dell'ordine identificano una cinquantina di manifestanti Tni in Piazza Signoria perché non volevano andarsene a casa dopo le 22

28 aprile 2021
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FIRENZE. «La verità è che si sceglie noi come capro espiatorio per nascondere quello che c’è in giro». Giubbottino aperto su maglietta grigio chiaro con impresso un giglio rosso coronato. Capello lungo fluente. Occhiali da sole anche se il sole non c’è. Evidentemente a Pasquale Naccari piace fare la bocca della verità in versione casual. Per il presidente di Tutela Nazionale Imprese e leader di Ristoratori Toscana è troppo facile fare della sua categoria il capro espiatorio di tutte le colpe quando si tira in ballo il tema dell’evasione fiscale. «Se il sentire comune è che noi ristoratori siamo evasori fiscali, allora cosa ne diciamo dei dipendenti pubblici che non vanno a lavorare per 15 anni? e i carabinieri che spacciano (clamorosa la vicenda di Piacenza dell’estate scorsa, ndr)? e gli insegnanti che fanno ripetizioni?».

Insomma, Pasquale Naccari non ci sta. Se gli viene fatto notare che i ristoratori sono visti come evasori fiscali, lui ci tira dentro mezza Italia. Il quadretto che dipinge è: italiani brava gente sì, ma a evadere. E forse tutti i torti Naccari non ce l’ha, visto che fino al 2019 l’evasione e l’elusione fiscale degli italiani ha viaggiato sopra i 100 miliardi l’anno. Quelli di Tni però sono i duri e puri della protesta. Per loro è troppo poco se ora ristoranti, bar e pizzerie sono ripartiti in zona gialla a pranzo e a cena purché all’aperto. Il coprifuoco delle 22 è roba inaccettabile. Domenica scorsa le forze dell’ordine hanno identificato una cinquantina di manifestanti Tni in Piazza Signoria perché non volevano andarsene a casa dopo le 22.

Ma voi il coprifuoco non lo volete proprio? «No, sarebbe esagerato. Noi lo fissiamo a mezzanotte», dice Naccari. Ma il gruppo ha una marea di altre richieste. I clienti dovrebbero poter mostrare lo scontrino a riprova della loro «libera uscita» se fermati dalle forze dell’ordine al ritorno dal ristorante; via libera ai voucher emergenziali; sospensione del Durc (il Documento unico di regolarità contributiva, ndr) per avere i contributi regionali – «tanto nessun ristoratore è in regola coi versamenti dell’Inps», taglia corto Naccari –; costo del canone di locazione calcolato col 30% del credito d’imposta dato ai ristoratori che lo girano in contanti al proprietario, altro 30% di credito d’imposta al proprietario, un 20% lo mette il ristoratore e il proprietario l’altro 20: «così quest’ultimo si tiene l’80% del fatturato», fa i conti Naccari; ma soprattutto riaprire, riaprire e ancora riaprire «perché tanto i vaccini non ci sono e col virus bisogna conviverci», spiega. Ma ieri era il giorno della protesta contro gli sfratti dei ristoratori e una ventina di associati TNI stavano sotto il Palazzo di Giustizia a difesa del ristorante Gervi’s di via Colletta. La titolare è sotto sfratto, non riesce più a pagare l’affitto, ma il giudice ha stoppato la procedura. «Tante le procedure di sfratto», dice Naccari. «Non ne risulta nemmeno una», dice Confcommercio. Qualcosa non torna. —

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