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Le concerie e la politica da ripensare

Fausto Bosco
Una protesta della Lega
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Una protesta della Lega

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Sono due gli aspetti da analizzare, occorre averlo ben chiaro. Due livelli di indagine che, pur toccandosi, non vanno mischiati perché su piani distinti. Va fatta luce sul ruolo degli imprenditori del settore conciario coinvolti, accertarne le responsabilità e comprendere certe dinamiche intrise in una terra di mezzo dove tutto si fa fluido e fumoso.

Il primo aspetto, quello più preoccupante, attiene alla penetrazione della ’Ndrangheta in un sistema economico importante come quello del comprensorio del cuoio, uno dei distretti più grandi e sviluppati del nostro paese. A questo si aggiunge quello legato al traffico di droga che tocca il porto di Livorno e la provincia di Pisa e quello delle ecomafie con l’interramento dei rifiuti tossici risultanti dalla lavorazione delle pelli.

Il secondo aspetto riguarda i rapporti fra la politica, gli interessi economici e i centri di potere. Su questo secondo aspetto crediamo si debba aprire un dibattito serio e costruttivo, volto a dare un giudizio politico rispetto a ciò che sta avvenendo. Ad accertare eventuali illeciti penserà la magistratura, prendiamo le distanze da chi si erge a giudice emettendo sentenze sulla base di fatti riportati dai quotidiani. Non sta a noi farlo, dobbiamo avere fiducia nelle istituzioni, evitando di cadere nel giustizialismo esasperato consapevoli che ciò di cui abbiamo bisogno oggi è chiarezza e trasparenza. Confidiamo che i soggetti interessati la facciano, per loro stessi e per la comunità che rappresentano. Proprio in virtù di questo, nessun dito puntato ma richiesta di spiegazioni, necessarie e doverose.

Lasciamo alla magistratura il proprio compito. A noi spetta un’ azione non meno importante: dare un giudizio politico. La fine delle scuole di politica, l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, il decadimento culturale e morale dall’avvento del berlusconismo in poi hanno di fatto cancellato i confini fra politica e interessi economici, spesso piegandoli l’uno sull’altro fino a farli vivere in simbiosi. Non si può accettare che questo sistema sia la normalità. Non lo è e va detto.

Non possiamo però esimerci dal fare un’analisi politica di ciò che è accaduto e che sta accadendo e vedere dove sono state le criticità e le crepe che hanno provocato questo tsunami. C’è da aprire una riflessione attenta e ponderata: politica e interessi economici sono due sfere che devono essere in contatto ma non possono appiattarsi l’una sull’altra, mescolandosi fino a diventare indistinguibili.

È il momento di ripensarla, la politica, di elevarla, di renderla ciò che dovrebbe essere ovvero il perseguimento dell’interesse collettivo, della realizzazione di una vera e propria giustizia sociale. Perché il nodo, vero, è questo: porre le basi per un ripensamento del ruolo della politica nella società. Non più subalterna ma promotrice, protagonista e non comparsa. --

© RIPRODUZIONE RISERVATA

*coordinatore Progressisti in Cammino

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