Il Tirreno

Toscana

l'inchiesta

Scandalo concerie, il Pd e quel silenzio carico di imbarazzo per la legge pro-imprenditori

Ilenia Reali
Scandalo concerie, il Pd e quel silenzio carico di imbarazzo per la legge pro-imprenditori

L’emendamento a favore delle concerie. Nessuno lo rivendica: «C’è un’indagine»

3 MINUTI DI LETTURA





«Il presidente non parla perché la magistratura sta indagando e lui, come più volte ha detto, nel rispetto di questo lavoro non ha intenzione di fare dichiarazioni ». Sono le 16,29 e la portavoce di Eugenio Giani fa sapere che sul caso emendamento alle legge 20 del 2006 in materia di scarichi industriali che avrebbe favorito le concerie ora coinvolte nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Firenze sulle infiltrazioni della ’ndrangheta in Toscana il presidente non darà ulteriori dichiarazioni. Si limiterà durante la trasmissione “Tagadà” su La 7 a sottolineare che «non firmai quell’emendamento, quindi io non mi rendevo assolutamente conto di quello che poteva essere alcun risvolto».

[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.40184392:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2021/04/22/news/l-incomprensibile-testo-letto-da-giani-durante-il-voto-della-legge-pro-conciatori-il-video-acquisito-dai-pm-1.40184392]]

Tre righe fotocopia arrivano anche dall’ufficio stampa di Antonio Mazzeo, oggi presidente del consiglio regionale e firmatario dell’atto presentato dal consigliere Andrea Pieroni: «Il presidente del Consiglio regionale della Toscana dato che è in corso di svolgimento un’indagine, mantiene il doveroso riserbo per rispetto del lavoro della magistratura».

Identica posizione quella di Alessandra Nardini, oggi assessora. Gentilissima risponde alla chiamata: «Mi dispiace, non mi sembra rispettoso nei confronti di chi sta indagando». Nessuna risposta anche da altri consiglieri regionali della maggioranza che votarono l’emendamento. Nessuna dichiarazione da Gianni Anselmi, nessuna risposta da Stefano Baccelli, da Stefano Scaramelli (ora Italia Viva) Altri cellulari suonano a vuoto, nei messaggi whatsapp non appare la spunta per la lettura del messaggi con la richiesta di chiarimenti, in altri la spunta c’è ma la risposta non arriva. Non risponde alla chiamata né al successivo messaggio neppure la segretaria del Pd regionale Simona Bonafè. La maggioranza si chiude in un no comment, compatta. Trovare una risposta è come scalare l’Everest. Nessuno racconta cosa ricorda di quella seduta consiliare, del voto dell’emendamento e della legge approvata con l’aggiunta di un articolo con 22 voti favorevoli (tutta la maggioranza), 13 astenuti (le minoranze) e zero voti contrari. Erano assenti sei consiglieri. Il Pd è in evidente imbarazzo. Nei corridoi dopo la diffusione del video del momento dell’approvazione in cui il presidente legge un documento incomprensibile (una sorta di supercazzola) si cerca di ricordare l’approvazione di quell’atto.

[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.40192595:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2021/04/24/news/giani-chiarisca-cpsa-sa-1.40192595]]

Neppure il consigliere Andrea Pieroni, raccontano le carte dell’inchiesta, del resto «conosceva il contenuto tecnico»: l’emendamento era stato redatto dall’avvocato Alberto Benedetti, consulente del consorzio Acquarno. E Pieroni intercettato al telefono con uno dei conciatori dopo l’approvazione non ha difficoltà a dire che «gli ho detto: Eugenio vai liscio e buttalo lì».

Difficile oggi comprendere quanto la messa ai voti di emendamenti poco chiari fosse una prassi o quanto invece gli amministratori – non coinvolti nelle indagini – di quella richiesta ne intuissero i risvolti. È consuetudine che gli emendamenti presentati da un consigliere siano sottoscritti da altri perché, come avviene moltissime volte, il proponente chiede ai colleghi di uno stesso comprensorio territoriale di aggiungere anche le loro firme.

Ed ecco che in calce al documento incriminato si sommano a Pieroni quelle di Nardini, Mazzeo e Sostegni. Per ora nessuno si sente di spiegare perché firmò quell’emendamento.

Una scelta che non tutti condividono. Portavoce di questo dissenso interno è stato, in un’intervista al Corriere Fiorentino, Vannino Chiti, un passato da ministro e presidente della Regione: «Sono rimasto molto colpito da questa vicenda. E anche amareggiato da un silenzio un po’ assordante del mio partito». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa