Il Tirreno

Toscana

il commento

Quelli che... a noi l'autostrada non ci serve

Luigi Carletti
Quelli che... a noi l'autostrada non ci serve

4 MINUTI DI LETTURA





Il 16 aprile 2017, quattro anni fa, il giornalista e scrittore Luigi Carletti pubblicava questo intervento sugli annosi e inaccettabili ritardi relativi alla realizzazione dell’autostrada tirrenica. Lo riproponiamo così come è perché purtroppo ancora valido: a parte il nome del presidente della Regione (allora Enrico Rossi, oggi Eugenio Giani) è tutto rimasto come nel 2017.

L’autostrada tirrenica non si farà più, così annunciano esultanti i vari media schierati con le lobby che nei decenni hanno osteggiato in ogni modo il progetto dell’Autostrada Genova-Civitavecchia. Al suo posto si cercherà di ammodernare l’attuale tracciato dell’Aurelia, che per molti chilometri è ancora la vecchia statale a due corsie.

Negli Anni 90 scrissi un intervento sul Tirreno in cui denunciavo l’incubo dell’Aurelia a due corsie, soprattutto nel periodo estivo. Mi rispose pubblicamente, sempre sul Tirreno, l’allora sindaco di Suvereto per spiegarmi che di un’autostrada in quel tratto di Maremma non c’era proprio bisogno perché lì - scrisse - avevano in mente «un nuovo e diverso modello di sviluppo». Testuale.

Di quale modello parlasse il sindaco ex Pci non si è mai saputo, ma nel frattempo il tratto Livorno-Civitavecchia (poi ridotto a Rosignano-Tarquinia) è - ancora oggi - l’unico tratto europeo senza un’autostrada degna di questo nome. A sostegno del "no-autostrada" sono scese in campo - più o meno genuinamente - varie categorie di cittadini direttamente interessati: agricoltori, allevatori, proprietari di terreni, operatori turistici. Una netta minoranza rispetto alla maggioranza che guarda all’interesse generale del Paese, che nella direttrice tirrenica continua ad avere un "buco" viario evidente. Una carenza che ne frena collegamenti e sviluppo, senza contare la questione della sicurezza: sarebbe interessante andare a vedere le statistiche degli incidenti avvenuti in quel tratto e compararle con i tratti precedenti e successivi serviti invece dall’autostrada.

Ma tra le categorie del "no-autostrada", quella che più mi affascina è quella degli intellettuali che in Maremma hanno trovato il loro buen retiro e si sono così affezionati a quell’idea di mondo statico, fermo ai tempi che furono, da guardare a qualsiasi novità con irritazione e allarme. Hanno combattuto l’autostrada per decenni, ma anche i centri commerciali, i fast-food e l’arrivo di quote di immigrati. Perché quello è il loro mondo intoccabile dove si rifugiano quando fuggono da Roma, dove invece tutto è permesso, tutto si può fare, perché tanto quella è la Capitale, la suburra dove è vero tutto e il contrario di tutto.

Non stiamo parlando di una categoria di gente banale. Ci sono direttori ed ex direttori di testate giornalistiche, politici, registi, scrittori e sceneggiatori, manager di aziende che hanno delocalizzato nell’Est europeo e pure dei sindacalisti. Tra Capalbio e Santo Stefano hanno ricreato il loro mondo delle serate romane, terrazze e salotti trasferiti in Maremma: in fondo dalla Capitale non è un gran viaggio, si viene e si torna velocemente, ma perché qualcuno gli vuole rovinare quest’oasi di pace? L’autostrada passerebbe all’interno? Sì, ma all’interno quanto? La viabilità nazionale e lo sviluppo economico? La sicurezza di chi viaggia tutti i giorni su quel tratto di Aurelia? Vabbè, ma a loro che gliene viene?

Ed ecco che le battaglie contro l’autostrada sono sì di una minoranza contro una (silenziosa) maggioranza. Ma è una minoranza con la voce forte, piena di gente che sa come si fa uno "storytelling" adeguato alla bisogna. Il presidente Enrico Rossi minaccia di sdraiarsi sull’asfalto se si farà l’autostrada? In un Paese normale qualcuno gli andrebbe a chiedere quale porzione dei suoi cittadini pensi di rappresentare con questo gesto così eclatante, ma in Italia (e in Toscana) no: lo si fa diventare un eroe pronto a immolarsi per il bene supremo. E giù titoli sui giornali e sui telegiornali, con direttori, capiredattori e giornalisti che si complimentano tra loro e per il weekend si danno appuntamento in piazzetta o al bagno in spiaggia. «Anche stavolta li abbiamo respinti, ’sti matti dell’autostrada».

E noi, che per lavoro o altro siamo costretti a percorrere quel tratto con una certa frequenza, intanto ci becchiamo gli incroci a raso, i mezzi agricoli e i motorini, gli autovelox mangia-soldi degli astuti Comuni della zona e tutto il resto della viabilità ordinaria. Ogni volta vediamo un nuovo mazzo di fiori e una croce sul ciglio della strada e ci viene da pensare che forse con l’autostrada non sarebbe successo. Ma è il pensiero di un attimo. Dopotutto qui hanno inventato un nuovo modello di sviluppo. Per pochi, ma funziona. --

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa