Sicurezza
Ma è il caso di riaprire? Il bisogno di normalità e i rischi di altre ondate
Il 26 aprile. È la data indicata per le riaperture in zona gialla: riaprono i confini regionali, tutte le scuole, i ristoranti e anche cinema e teatri. Progressivamente riapriranno anche piscine e palestre. Riaprirà tutto mentre i contagi restano alti, i reparti Covid sono pieni e si contano ogni giorno centinaia di morti. Riapre tutto perché le categorie economiche sono allo stremo, il Paese non può sopportare altre rinunce, tantomeno chi colpito dalla crisi si è trovato a ingrossare le fila dei nuovi poveri. Le ragioni del lavoro e quelle della pandemia si dimostrano ancora una volta contrapposte. Ne ragionano per noi Mimmo D’Alessandro, importante organizzatore di concerti e patron del Lucca Summer Festival: rappresenta il settore dello spettacolo, tra i più colpiti in assoluto. E Spartaco Sani, primario di Malattie infettive a Livorno, le cui analisi si dimostrano spesso molto accurate.
Mimmo D'Alessandro (Patron del Lucca Summer): Ripartire o la musica è finita
La cosa che ho sempre amato di più del mio lavoro è quella sensazione di regalare un sogno, un momento di indimenticabile felicità ogni volta che organizziamo un concerto. Perché il nostro lavoro non è solo mettere degli artisti sul palco. È soprattutto far stare insieme decine di migliaia di persone. Persone che hanno atteso quel giorno per mesi, per ascoltare un concerto ma soprattutto per condividere quella loro passione con tantissima altra gente.
Ecco, il primo shock di questa pandemia è stato realizzare che quel momento di meravigliosa condivisione che creavamo era ora considerato invece come qualcosa di pericoloso. Per questo abbiamo dovuto accettare uno stop doloroso, che in poco più di un anno ha messo in ginocchio un comparto che prima di questa pandemia, solo nel nostro Paese, dava lavoro a più di 400mila persone.
Perché la filiera di lavoratori dell’industria del live include una miriade di figure fondamentali che operano dietro le quinte: dai tecnici del suono e delle luci agli addetti alla sicurezza, dagli operatori dei catering agli autisti, fino agli elettricisti, i carpentieri, gli allestitori e altre decine di categorie professionali. Persone che grazie ai concerti si guadagnavano da vivere e che da più di un anno sono senza lavoro.
I ristori stanziati dal governo sono riusciti solo in piccola parte a dare sostegno a questa filiera ed è ora urgente e necessario che le istituzioni, anche quelle locali, si adoperino per venire ancora in soccorso a quei lavoratori e a quei luoghi di cultura e spettacolo che svolgono un ruolo così fondamentale per ogni comunità.
Non tocca a noi stabilire quando sarà sicuro ripartire, né quando ciò potrà avvenire a piena capienza, come un tempo, ma la campagna di vaccinazione in corso ci dà speranza, ci fa intravedere una luce fuori dal tunnel così come ci infonde fiducia la decisione del governo di aprire lo stadio Olimpico di Roma al 25% della capienza in occasione dei prossimi Europei di calcio.
Si tratta di un segnale inequivocabile dell’inizio di un percorso di riaperture che dovrà senza dubbio coinvolgere anche il mondo dei concerti e della cultura in generale, come ha giustamente fatto notare anche il ministro Dario Franceschini.
Perché quello che vale per il calcio dovrà inevitabilmente valere anche per gli eventi di spettacolo, anche in considerazione del fatto che sia gli organizzatori che le strutture sono soggetti più che rodati ad applicare ogni tipo di protocollo e offrire con professionalità la massima sicurezza agli spettatori. Da parte nostra, come Lucca Summer Festival, siamo già al lavoro da settimane insieme ai nostri tecnici per mettere a punto un protocollo che ci consenta di accogliere nell’area di fianco alle Mura fino a seimila persone adeguatamente distanziate in una maxi-platea a sedere a cui potranno accedere da percorsi differenziati.
È fondamentale che venga concessa al nostro settore l’opportunità di sfruttare al massimo la stagione estiva in cui sarà possibile utilizzare, in piena sicurezza, tutte le arene all’aperto di cui il nostro paese dispone.
Perdere questa opportunità vorrebbe dire sacrificare l’occasione di dare ossigeno a un comparto duramente colpito come il nostro. Ma anche impedire agli eventi di spettacolo di svolgere quella funzione di volano economico che tanti benefici porta alle categorie turistiche, basti pensare all’indotto che i festival generano ogni estate nelle città che li ospitano.
Infine un’estate senza musica significherebbe privare la comunità di quei momenti sociali e culturali che sono così fondamentali per le vite di tutti noi. Nessuno deve pensare, specialmente durante momenti di crisi così drammatici, di catalogare la cultura come bene non primario, come qualcosa di cui si può fare a meno. È nella cultura che custodiamo le nostre tradizioni, è nella cultura che troviamo le occasioni di riflessione e di crescita che ci sono indispensabili, è con la cultura che ripartiremo.
Spartaco Sani (Primario malattie infettive): Troppa fretta così i contagi risaliranno
Aperture a partire dal 26 aprile? Non mi sembra ci sia una situazione così rosea dal punto di vista dei contagi, non una flessione così marcata. Ritengo che le aperture ci mettano a forte rischio.
È necessario valutare da dove si parte e imparare da cosa è successo. Abbiamo avuto una seconda ondata a ottobre e a novembre; e una terza dopo il periodo di Natale. Il primo grave errore l’abbiamo fatto durante l’estate. Dopo il lockdown i contagi da noi si sono praticamente azzerati. A maggio-giugno si sono riaperte le regioni che mantenevano il contagio elevato e abbiamo permesso che ci fossero spostamenti da e per zone in cui i contagi erano ancora significativi. Chi non ricorda la Sardegna? Era Covid free, poi i turisti ci hanno portato il virus e da lì si è distribuito in tutta Italia. È stato inoltre consentito di fare vacanze in Croazia, in Grecia, in Spagna e al ritorno sono ripartiti i contagi. Ci sono persone che sono andate a casa e rientrate dall’Albania, dove ancora la curva era a livelli elevati. Da agosto il virus ha ripreso a circolare in modo importante e abbiamo riaperto le scuole in piena ripresa dell’epidemia. Ecco come siamo arrivati alla seconda ondata di ottobre e novembre. È stato necessario richiudere. Zone rosse, zone arancioni: una modalità che non si è rivelata particolarmente incisiva. Zona rossa ricordiamolo non è un lockdown: la gente va al lavoro, si sposta e porta in giro il virus. Lo porta in famiglia.
Siamo arrivati a dicembre e prima di Natale abbiamo fatto di tutto per tornare arancioni e poi gialli, anziché attendere qualche altra settimana, permettendo così una nuova ripresa del contagio e la diffusione della variante inglese, molto più contagiosa e aggressiva. Ora, dopo tutto questo, che facciamo?
Si riapre senza la certezza di un rapido calo dei contagi esponendoci al rischio concreto (se non alla certezza) di un’altra ondata, mettendo tra l’altro a rischio la vaccinazione e favorendo l’ulteriore diffusione di varianti. Intendiamoci: non dico che si deve stare rinchiusi in casa, ma che si deve stare ancora molto attenti. Se si riapre ora non ci sono le premesse per far calare i contagi. Possiamo organizzare iniziative all’aperto ma con grande attenzione e distanziamento. Al chiuso, invece, è ancora un problema.
Abbiamo bisogno certamente di tornare alla vita normale. A me, ad esempio, il cinema manca enormemente. Ma non c’è niente che ci metta sicuramente al riparo negli ambienti chiusi. Guardate ancora la Sardegna, oggi: da zona bianca a rossa in quindici giorni.
Impariamo da chi ottiene dei risultati. In Inghilterra c’è stato un lockdown vero da inizio gennaio a oggi. Hanno fatto le vaccinazioni in maniera estesa e hanno ottenuto un crollo dei contagi. Hanno riaperto solo dopo questi risultati e ora hanno imposto restrizioni pesanti ai viaggi da e per il Regno Unito, fino a data da definire. In Australia, in Nuova Zelanda, non solo in Cina, sono tornati alla normalità, con dei veri lockdown, anche prima dell’arrivo dei vaccini.
Prima di riaprire bisognerebbe aver vaccinato almeno il 70-80% della popolazione. Prima di allora, in assenza di un reale crollo dei contagi, non si riapre in sicurezza. E quando la copertura vaccinale sarà sufficiente, bisognerà comunque porre restrizioni e controlli agli spostamenti anche tra Paesi, specie per chi arriva da luoghi in cui circolano varianti meno sensibili o addirittura resistenti ai vaccini, in grado di far ripartire tutto da capo se si diffondono. Riaprire con 400 morti al giorno, gli ospedali sotto pressione e le rianimazioni piene mi pare a dir poco discutibile.
Le istituzioni hanno una grande responsabilità, come l’hanno avuta in estate alcuni medici: quella di avallare la voglia, legittima, di tornare alla normalità. Una voglia comprensibile ma che se avallata senza una riflessione attenta porta alla perdita di credibilità. E la voglio dire tutta. La scuola è estremamente importante ma, di fatto, alla diffusione della variante inglese ha dato sicuramente un contributo importante, dato che questa variante si trasmette particolarmente nei giovani, bambini compresi. Spero vivamente di sbagliarmi, ma temo che se si continua così ne avremo ancora per tanto, troppo tempo, con conseguenze ancora peggiori anche per l’economia. --
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
