Il dolore
La bussola di una sinistra vincente
Goffredo Bettini ha suscitato un vero e proprio vespaio evocando l’ipotesi di un complotto interno e internazionale che, a suo giudizio, sarebbe stato adito per far cadere il governo Conte. Successivamente il dirigente del Partito democratico ha aggiustato il tiro sul piano terminologico ma, nella sostanza, ha più che mai confermato quel suo sospetto. Anch’io non penso che la liquidazione del governo giallorosso sia opera della Spectre ma che, sicuramente, si sia andata via via sedimentando una crescente ostilità da parte delle élite dominanti che mal potevano sopportare un governo che bloccava i licenziamenti, investiva nel welfare e metteva la difesa della salute al centro delle proprie attenzioni.
Poi, certo è intervenuto, LawRenzi d’Arabia a far saltare il banco ma quell’insofferenza più estesa e sorda era un dato inequivocabile. Del resto, è del tutto evidente che nella pancia di questo Paese vi sia una profonda avversione a sopportare regole che, in qualche misura, servano ad anteporre l’interesse generale alle tante esigenze particolaristiche. La lampante dimostrazione di tutto questo la si ritrova ad esempio nell’attacco virulento che da piu parti si è levato nei confronti del ministro della Salute, Roberto Speranza. Dall’epiteto di "becchino e carceriere" propinatogli dal direttore di Libero Pietro Senaldi alle diuturne intemerate di Matteo Salvini e Giorgia Meloni per finire alle minacce di morte dei tanti hater che impazza no sul web.
Atteso che l’Italia dovrà essere grata a questo giovane uomo di Stato per la misura e il buonsenso con cui ha gestito la terribile procella della pandemia, mi viene da pensare che, se piove di quel che tuona, questa Destra "di lotta e di governo" finirà per mettere in serio imbarazzo anche il presidente del Consiglio Mario Draghi che, per inciso, non solo ha difeso a spada tratta il suo ministro della Sanità ma ha anche manifestato un approccio molto cauto e gradualista nella gestione della pandemia, in sostanziale continuità con il governo Conte.
Insomma, verrebbe da dire che "questa è la Destra, bellezza" e che dunque, una volta esauritasi la stagione delle larghe intese, il Centrosinistra dovrà necessariamente costruire uno schieramento il più largo e plurale possibile per competere, con buone possibilità di vittoria, con la corazzata Salvini-Meloni. E tale alleanza dovrà essere imperniata proprio sulla difesa di quei "beni comuni" che, al contrario, la Destra considera come dei lacci e lacciuoli che imbrigliano gli "spiriti animali" del mercato. In questa difesa non c’è solo l’idea di un servizio sanitario pubblico e universalistico ma anche una rinnovata, pregnante attenzione ai temi ambientali e ancora la necessità di investire massicciamente sulla ricerca e sulla scuola, nella consapevolezza che il capitale umano sia la leva fondamentale della competitività del sistema economico e, infine, la valorizzazione del lavoro combattendone ogni forma di mercificazione e precarietà. L’esperienza stessa di questa pandemia ci mette di fronte al fatto che un ruolo regolatorio della mano pubblica appare indispensabile se si vuole orientare lo sviluppo futuro verso forme piu avanzate di civiltà. Questa deve dunque essere anche la bussola di una Sinistra davvero al passo con i tempi. --
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