Il Tirreno

Toscana

Coronavirus, da sei mesi non possono abbracciare i figli: saluti solo dalla finestra - Video

Daniele Dei
Renato Bruni incontra suo figlio Carlo ospite alla RSD La Ginestra di Castelfiorentino (foto Carlo Sestini)
◗
Renato Bruni incontra suo figlio Carlo ospite alla RSD La Ginestra di Castelfiorentino (foto Carlo Sestini)

Castelfiorentino: anche se sono vaccinati non possono avere un contatto con i loro ragazzi. È quanto accade nelle residenze per disabili

4 MINUTI DI LETTURA





[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.40155620:Video:https://video.iltirreno.gelocal.it/cronaca/coronavirus-castelfiorentino-da-6-mesi-saluta-il-figlio-solo-dalla-finestra/144302/145973]]

CASTELFIORENTINO. Renato Bruni quasi tutti i giorni va sotto la finestra del primo piano della struttura dove suo figlio non può uscire da 189 giorni. Il padre con lo sguardo volto in alto, il ragazzo che lo accoglie da un vetro nella zona dove si trovano le cucine. Siamo a Castelfiorentino, Residenza per disabili “La Ginestra” dell’Asl Toscana Centro. Qui dall’8 ottobre i 22 ospiti non possono vedere più i loro cari, se non qualche minuto alla settimana tramite un tablet oppure, come fa babbo Renato assieme ad altri genitori, da una finestra. Ma è fra i più “fortunati”, perché ci sono anche persone allettate a causa del loro stato di salute. Alcuni sono mesi che chiedono della mamma, altri hanno manifestato autolesionismo, quasi tutti non percepiscono cosa sia la pandemia da Covid-19 e non comprendono il perché di tutta questa situazione. Persone vaccinate contro il virus da gennaio, ma che non possono ancora incontrare nessuno al di fuori della struttura. Questo succede anche a Villa Fucini a Empoli, altra struttura residenziale con 12 disabili ospiti, e in tante altre realtà della Toscana.

«Prima eravamo in contatto tutti i giorni – spiega Renato Bruni – potevamo venire a prendere i ragazzi e portarli fuori, adesso siamo costretti a questo». Bruni, assieme ad altri genitori, ha creato un comitato che da mesi prova a interfacciarsi con Asl e Regione affinché si arrivi a un compromesso di dignità. Hanno interpellato persino il comitato etico regionale, ma al momento la situazione è di stallo.

Dalla chiusura totale di marzo 2020 a oggi, i disabili che vivono nelle strutture residenziali hanno potuto incontrare i loro familiari solo in un lasso di tempo che va dai primi di luglio ai primi di ottobre. «Mio fratello – racconta Valentina Vanni, una delle esponenti del comitato – aspettava me una volta a settimana per portarlo a pranzo dalla mamma 84enne. Quando passo dalla struttura per portargli delle cose, se mi faccio vedere è un problema, perché pensa che lo porti dalla madre e questo lo destabilizza». Tutto questo accade non per colpa della Regione, ma per un vizio che arriva da più in alto: tutti i decreti emessi a livello centrale, infatti, equiparano le Rsd, ovvero questo tipo di strutture, alle Rsa, dove vivono le persone anziane. Categorie con tanti punti di distinguo, tanto che anche la Regione si sta muovendo per sbloccare questa impasse.

«Nelle strutture per disabili – spiega il presidente della commissione Sanità del consiglio regionale, Enrico Sostegni – il risvolto psicologico è ulteriormente importante e contestuale alla sicurezza degli ospiti in termini di contagio. A fine 2020 era partita una discussione in cui era stato attivato un tavolo di lavoro per stilare un protocollo per le visite, in vista delle vaccinazioni. Poi sono cresciuti i contagi ed è stato rimandato tutto almeno al rientro in zona gialla». L’assessora regionale al sociale, Serena Spinelli, ha contattato il ministro Roberto Speranza per proporre un modello regionale toscano che possa essere sperimentale per tutto il resto del Paese. «I lavori del gruppo tecnico da me riunito stanno portando all’elaborazione di una proposta di procedura da condividere con tutti i soggetti regionali in campo – ha detto l’assessora – che invierò all’attenzione dell’Istituto superiore di sanità e del ministero della salute, con la richiesta di avere un parere e con la sollecitazione ad aprire alla revisione delle disposizioni finora attuate. Quello che vogliamo, sempre tenendo ben presente l’andamento epidemiologico e valutando con attenzione i fattori di rischio e di beneficio, è muoverci con decisione nella prospettiva di una graduale ripresa delle relazioni con i familiari e con l’esterno, andando finalmente oltre quanto fin qui consentito, sulla base di protocolli di sicurezza certi e ben definiti».

Per il momento, almeno fino a maggio, Renato Bruni dovrà continuare a vedere il figlio dalla finestra. «Non ci sentiamo traditi dallo Stato – conclude – la situazione è palesemente critica. Chiediamo però che si trovi una forma per poter abbracciare i nostri ragazzi, salutarli con un po’ di affetto, perché loro sentono la nostra mancanza in modo particolare». — RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze