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Vaccini, l’italica moda dei saltafila e i diritti negati

Alessandro Barabino
Vaccini, l’italica moda dei saltafila e i diritti negati

Il dibattito. Ecco l’affresco di un’Italia dove i diritti si ottengono non in quanto cittadini ma come appartenenti a un gruppo

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Mario Draghi è tornato a tuonare contro i cosiddetti "saltafila", quelle persone che, per appartenenza a categorie che hanno avuto il via libera dalla Regione di residenza (personale della scuola e dei tribunali, operatori sanitari non a contatto coi malati, avvocati, magistrati, giornalisti, ecc...) o per parentela e conoscenze varie, si sono vaccinate prima degli anziani che corrono un rischio maggiore di ammalarsi e di morire per il Covid.

Ma forse Draghi è rimasto troppo a lungo lontano dall’Italia ed è comprensibile che si scandalizzi di fronte a una situazione che noi, a torto, consideriamo del tutto normale.

La gestione delle vaccinazioni, con gli anziani lasciati ultimi della fila nonostante siano quelli più in pericolo, è solo l’ennesima fotografia del modo d’essere di un popolo abituato a primeggiare nella ricerca di scorciatoie piuttosto che a pretendere e ad aspettarsi in tempi ragionevoli uguali diritti per tutti.

Purtroppo questa strategia individuale all’ottenimento di servizi sanitari e sociali, di una licenza commerciale o edilizia, di un qualunque documento pubblico o autorizzazione comunale, regionale e statale, è una prassi spesso inevitabile davanti ad una burocrazia sorda e talvolta corrotta e a una politica autoreferenziale che mette i bisogni dei cittadini all’ultimo posto.

Un comportamento che ci riguarda tutti, a qualsiasi livello: chi fa parte di una categoria potente e chi ha un cugino infermiere. È l’affresco di un’Italia dove i diritti si ottengono non in quanto cittadini ma come appartenenti a un gruppo, come amici o parenti di qualcuno, come portatori di un potere di scambio in una fitta ragnatela di relazioni alla cui base c’è il "do ut des" e non l’uguaglianza. È come se noi italiani nascessimo già convinti che lo Stato non ci darà quello a cui abbiamo diritto e avessimo nel Dna i geni per trovare la via alternativa per ottenerlo.

Draghi stigmatizza chi si fa vaccinare prima del suo turno ma sembra un po’ ingeneroso prendersela con i singoli cittadini delle categorie che hanno avuto il via libera proprio dalle autorità costituite, governo o presidenti delle Regioni che fossero. Tanto più che una decina di giorni fa ha firmato un decreto per obbligare tutto il personale sanitario (psicologi compresi, da lui citati come profittatori delle regole) a vaccinarsi pena l’allontanamento dal servizio. Piuttosto Draghi, visto che è il capo del governo ed è da lui che si attende e si pretende il cambiamento di norme ed abitudini consolidate considerate ingiuste, dovrebbe cominciare a intervenire per rendere effettivo il diritto di tutti gli italiani (benestanti e non, appartenenti a categorie potenti o meno, con o senza parentele strategiche) a ricevere dallo Stato quello che loro spetta e a garantire l’uguaglianza per tutti. --

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