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Toscana

Il commento

L’emergenza economica dopo il Covid

Franco Alfredo Grassini
La consegna di beni di prima necessità
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La consegna di beni di prima necessità

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Se e quando saremo capaci di convivere con il Covid 19 che, dicono molti scienziati, non sarà possibile estinguere completamente, l’economia mondiale non sarà più quella del passato. Alle difficoltà che il Covid 19 ha creato in termini di disponibilità di mano d’opera e di riduzione dei consumi, si aggiungeranno quelle relative al peggioramento del clima e dall’eccessivo indebitamento. Sul primo di tali problemi ci sono precisi accordi internazionali assunti a Parigi nel 2015 e, se gli americani non rieleggono Donald Trump che li aveva respinti, possiamo avere buone speranze.

Per l’indebitamento gli economisti e le diverse organizzazioni internazionali come Fmi, Banca Mondiale, Ocse e così via sono divise sui soggetti a rischio. Per alcuni si tratta di tutte le nazioni grandi o piccole che siano. Per altri maggiormente colpiti saranno i piccoli del terzo mondo. Abbastanza interessante è il caso, riportato dal New York Times, del Belize, un Paese con un reddito medio collocato nei Caraibi in America Centrale. Il debito nei riguardi di soggetti esteri ha toccato l’80% del reddito nazionale ed è stato declassato da Standard & Poor’s anche perché il turismo, che rappresentava una quota non trascurabile dello stesso, ha subito un tracollo per effetto del Covid 19. Il ministro delle Finanze, dopo aver sottolineato le difficoltà del Paese a fare qualcosa, ha dichiarato: «Dovremmo essere compensati, per aver sofferto le conseguenze degli eccessi altrui e appoggiati nel mitigare e nell’ adattarci ai mutamenti climatici, mediante cancellazione del debito e concessione di nuovi prestiti».

Il caso del Belize non è solo: molti sono i Paesi in difficoltà. Le Nazioni Unite hanno stimato che, nel prossimo quinquennio, circa 600 miliardi di dollari di prestiti non saranno ripagati e ne saranno danneggiati anche importanti organizzazioni internazionali come il Fmi e la World Bank.

Sino a oggi non sono emerse proposte su come affrontare e risolvere questi problemi. Viene spontanea l’ipotesi che un accordo mondiale per una politica monetaria molto espansiva che produca inflazione rendendo meno difficile il rimborso dei debiti, potrebbe essere una soluzione.

L’esperienza, purtroppo, insegna che l’inflazione ha ingiuste conseguenze sociali perché non colpisce chi dispone di ricchezze materiali, ma peggiora il tenore di vita di tutti gli altri e potrebbe avere conseguenze politiche dirompenti.

Occorre, quindi, formulare politiche sociali che evitino conseguenze del genere. Non è certamente facile, ma - come ci ha insegnato Dante Alighieri che quest’anno ricordiamo- «fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza». --

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