I nuovi poveri costretti a rinunciare a scaldarsi
L’analisi dell’Irpet sulla crisi in Toscana: «Ambulanti, tassisti e ristoratori i più colpiti. Le imprese piccole chiuderanno». In un anno persi 23mila posti
Ristoratori, tassisti e ambulanti. Sono tutte imprese unipersonali o con al massimo due-tre persone in società. Nell’altalena sfiancante di tredici mesi di aperture e chiusure non lavorano più o lavorano poco. Sono loro i nuovi poveri secondo l’Irpet. Sono loro che nei giorni scorsi si sono fatti sentire a Firenze con manifestazioni di protesta fuori dall’ordinario. Ma la perdurante crisi economica tenuta in piedi da un’emergenza sanitaria senza fine sta facendo nascere discrimini di povertà che mai si sarebbero immaginati prima. Sono la povertà energetica, la povertà di chi abita in campagna rispetto a chi abita in città e la povertà digitale. È sempre l’Irpet, l’Istituto regionale di programmazione economica, ad evidenziarle. È il direttore Stefano Casini Benvenuti a segnalare i nuovi disagi: «Povertà energetica, povertà della campagna rispetto alla città e povertà digitale sono i nuovi fronti dell’emergenza economica».
I NUOVI POVERI
«Chi è piccolo o piccolissimo regge meno la crisi. Sicuramente ci sono dentro i ristoratori, i tassisti e gli ambulanti. Ed è chiaro che molte imprese di queste dimensioni sono destinate a morire mentre rimarranno quelle con più patrimoni dietro». A riguardo non ci sono dati certi al momento. Dopo la presentazione del rapporto sulle povertà a gennaio, Stefano Casini Benvenuti osserva giorno per giorno l’evoluzione della crisi economica. Sicuro però che ristoratori, tassisti e ambulanti sono i nuovi poveri. Visti i ritardi nel pagamento dei ristori, alcuni ambulanti hanno cominciato a frequentare le mense della Caritas. Molti ristoranti nei centri storici delle città d’arte hanno il cartello “vendesi”. E non è un caso che nei giorni scorsi sia esplosa una rabbia mai vista prima a Firenze. Un migliaio di ristoratori e tassisti hanno invaso piazza Signoria e strade limitrofe il 26 marzo. Duemila ambulanti hanno protestato sotto il Palazzo del Consiglio regionale il 7 aprile.
LE TRE NUOVE POVERTÀ
Chi ce la fa e chi non ce la fa. E spuntano fuori nuove povertà. C’è quella energetica. Spiega il direttore di Irpet Benvenuti: «C’è chi riesce a riscaldare d’inverno e a rinfrescare d’estate la propria abitazione e chi non ci riesce più». È più povero chi abita in campagna rispetto a chi abita in città. «Le persone che stanno in campagna si sono viste tagliare i servizi pubblici, sono più lontane dai luoghi di approvvigionamento dei viveri, mentre coloro che abitano in città i servizi pubblici in un modo o nell’altro ce l’hanno e i supermercati sono a portata di mano», continua Benvenuti. È esplosa la povertà digitale. «L’obbligo di rimanere chiusi in casa costringe a stare davanti a un dispositivo digitale lasciando tanti studenti e tanti lavoratori indietro perché privi di risorse economiche per comprare un computer o per avere una buona connessione internet».
IL PUNTO SULLA CRISI
Ancora Benvenuti: «Tra non assunti e tempi determinati non rinnovati sono 23mila i posti di lavoro persi in Toscana nel 2020». E ancora. «Contando le ore di cassa integrazione subìta l’anno scorso dagli occupati a tempo pieno, si arriva a 94mila lavoratori congelati dalla crisi». Ovvero 94mila lavoratori fermi a casa in cassa senza poter lavorare perché il Covid ha bloccato industria e commercio. Praticamente un disastro. E menomale che la crisi per ora danza sul baratro del crollo totale senza caderci dentro. «Per ora l’esplosione della crisi è stata rinviata grazie alla proroga del blocco dei licenziamenti al 30 giugno da parte del Governo, grazie al rinnovo dei ristori e della cassa integrazione», dice Benvenuti. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
