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dietro la pandemia

In coda per un pasto: camerieri, cuochi e bancarellai. Il dramma dei nuovi poveri

Samuele Bartolini
In coda per un pasto: camerieri, cuochi e bancarellai. Il dramma dei nuovi poveri

Sono oltre 6.500 le persone in più assistite dalle Caritas e ora le diocesi pensano anche alla didattica a distanza 

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FIRENZE. Sono 19.310 gli utenti delle Caritas in Toscana tra questi 6. 563 sono i “nuovi poveri” per colpa del virus che non lascia scampo.

Lo dice il rapporto sulle povertà della Caritas. E il Covid fa chiudere anche le mense. Troppo rischioso mettere le persone a sedere. Così la Caritas ha trasformato le mense in centri distribuzione pasti.

L’IDENTIKIT

In fila fuori per prendere i pacchi ci sono facce nuove: indigenti che non si erano mai presentati alla Caritas ma è la crisi economica ad averceli costretti. A Pisa, in coda, ci sono i bancarellai di piazza dei Miracoli. A Firenze c’è il piccolo commerciante di via Palazzuolo, in centro, che nell’altalena di chiusure e aperture non riesce più a mettere insieme il pranzo con la cena. A Lucca c’è il cameriere che lavorava sempre nello stesso ristorante del centro. In fila alla Caritas di Siena c’è pure il cuoco d’esperienza con tanti anni di lavoro in cucina che ora non servono a niente visto che non ci sono più turisti. E poi si presentano tanti padri e madri di famiglia: dipendenti in cassa integrazione ma che con due o tre figli a carico non riescono a fare la spesa al supermercato.

SENZA FISSA DIMORA

C’è anche chi la fila alla mensa non si preoccupa nemmeno di farla. Sono i senza fissa dimora, gli irriducibili, quelli che si appartano nei luoghi più isolati tra masserizie e ripari improvvisati e hanno tagliato le comunicazioni con il mondo. Nonostante il Covid, le Caritas di Grosseto e Pisa si fanno trovare nei punti strategici per non abbandonarli del tutto. Come? Con la distribuzione alimentare itinerante. A Grosseto i punti sono piazza Barsanti (zona est della città), piazza della Stazione (centro) e piazzale De Amicis (zona ovest, nelle vicinanze dell’asilo notturno). A Pisa: piazza San Silvestro, via La Maddalena e Largo Uliano Martini.

«La distribuzione è fatta con l’ausilio degli operatori dell’unità di strada della cooperativa “Il Simbolo”», racconta il responsabile dell’Osservatorio regionale sulle povertà della Caritas, Francesco Paletti.

POTENZIATI I PACCHI

Viste le restrizioni, è stato incrementato il servizio pacchi a domicilio. Così sono stati trovati nuovi spazi per stoccare cibi e bevande. «A Pisa, nella parrocchia Santo Stefano di Porta a Lucca, abbiamo trovato un ex cinema. Ci dà una grossa mano anche il circolo Arci Alhambra. Anche la diocesi di Prato procede con la distribuzione dei pacchi. Ed è grazie ai volontari che riusciamo a portarli alle persone a casa», dice Paletti.

IL PROBLEMA DOCCE

Dove è stato possibile, le Caritas hanno trovato nuovi spazi. A Firenze la Florentia Rugby ha messo a disposizione le docce dell’impianto sportivo. Ora si è attivata anche la Asd San Paolino.

LA DIDATTICA A DISTANZA

È un altro dei disagi importanti che provoca diseguaglianza tra le famiglie che hanno i soldi per avere tablet e connessione e quelle che non ce l’hanno. «Per questo – dice il responsabile dell’Osservatorio sulle povertà della Caritas Paletti – ci siamo attivati per comprarli e distribuirli a chi ne aveva più bisogno oppure in certi casi, come a Pisa, abbiamo fatto l’accordo con un’azienda per avere 30 tablet e 30 connessioni». —

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