Gioco
Il vescovo di Livorno: lavoro e casa, si promuova una lobby per i poveri
Buona Pasqua: l'intervento. La situazione per molti è pesantissima, ma nei prossimi mesi lo sarà ancora di più e quindi occorre prepararsi alla tempesta che arriverà al più tardi in autunno
L'intervento di Simone Giusti, vescovo di Livorno.
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È Pasqua, è il giorno della speranza, è il giorno in cui i Vangeli ci narrano la vittoria di Cristo sulla morte: ogni dolore è trasformato in sorriso. In questo giorno carico di speranza il Vescovo augura a tutti, giorni di letizia e di serenità. Il Vescovo vive questo Settimana Santa con il cuore in Paradiso e i piedi per terra e spera sempre, nonostante tutto.
Nonostante gelate che allontano continuamente l’uscita dalla pandemia. Le rondini non sono ancora arrivate, la pandemia è ancora molto grave e i virologi dicono che dobbiamo imparare a convivere con essa.
Quali atteggiamenti quindi assumere? Dobbiamo certamente essere cittadini solidali, tra giovani e anziani, accorti e scrupolosi nella prevenzione del Covid, ma dobbiamo anche chiedere che le autorità preposte svolgano i loro compiti evitando il più possibile di limitare le libertà personali, in primis il diritto al lavoro.
Non si vive di ristori, si vive della dignità del proprio lavoro e si deve trovare per ciascun lavoratore, il modo con cui egli possa farlo in sicurezza. Mettano le manette a tutti i farabutti delle mascherine taroccate. Si affrontino con coraggio le grandi lobby farmaceutiche che promettono ma non rispettano i patti né per l’Europa e tantomeno per i paesi più poveri.
Si verifichino i vaccini che proteggono dal contagio e si diano quanto prima a tutta la popolazione, al di là di chi li produce: non è ora il momento di una guerra commerciale.
Lo Stato faccia lo Stato, l’Europa faccia l’Europa, i cittadini i cittadini ma si eviti di annunciare continuamente “il sol dell’avvenire” sempre per il prossimo mese o per la fine dell’estate. È necessaria una solidarietà tra chi governa e chi è governato.
In questo spirito di solidarietà si promuova “una lobby per i poveri”. La situazione per molti è pesantissima, ma nei prossimi mesi lo sarà ancora di più e quindi occorre prepararsi alla tempesta che arriverà al più tardi in autunno. Nel nostro territorio la situazione è già grave da un punto di vista lavorativo e conseguentemente anche su quello degli alloggi. Non mancano case, esse non sono condivise, si deve trovare il modo affinché lo siano. Il lavoro come la casa sono un diritto biblico, un diritto nativo dell’uomo, riconosciuto dalla Costituzione. Lo Stato in tutte le sue articolazioni, faccia lo Stato e governi, agisca e sbrogli la matassa in cui è avvolta dalla burocrazia, l’economia italiana.
Come non rimanere stupiti, a Livorno, di fronte alle lentezze con cui si danno nuove opportunità di lavoro a partire dall’annosa, decennale, questione dei bacini di carenaggio, oppure della nuova darsena o del polo farmaceutico all’interporto.
Sì, qualcosa si muove, ma con quale fatica! Certo c’è la magistratura perché ci sono ricorsi contro l’aggiudicazione dei bacini, ci sono le cozze inquinate per la nuova darsena e potrei continuare sui problemi esistenti: vivo la città, ma tutte queste regole così farraginose che volendo essere ipergarantiste di fatto non garantiscano chi ha bisogno di tutele, ovvero i poveri, lasciandoli di fatto strangolare dalla miseria.
È necessario una lobby per i poveri che nel nome del diritto al lavoro e alla casa, vedendo la quotidianità con gli occhi di chi non arriva a fine mese, liberi l’intraprendenza e la creatività degli italiani per sapersi rialzare. Siamo i primi tra gli inventori, diventiamo i primi ad avviare startup. Eppure le rondini arriveranno!
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