Gioco
Le categorie: schiaffo alle imprese. "Inaudita la chiusura improvvisa"
Dopo che supermercati e piccoli negozi di alimentari, macellerie, che coi ristoranti impossibilitati a lavorare normalmente erano sotto pressione per le vendite alle famiglie, apprendono in corsa che non potranno lavorare né a Pasqua né a Pasquetta
ll primo a intervenire, all’ora di pranzo, è Franco Marinoni, direttore regionale di Confcommercio. Non entra nel merito della decisione della Regione di chiudere i negozi di alimentari per Pasqua e Pasquetta (anche se ne avrebbe tanta voglia). Si concentra (e attacca) sul metodo. L’annuncio, infatti, arriva all’ultimo momento. Un’ordinanza pubblicata sul sito della Regione notificata ai prefetti, ai sindaci, al ministro della Salute e alle associazioni di categoria. Su cui ricade l’obbligo di informare gli iscritti.«Biasimiamo aspramente il metodo di lavoro adottato dalla Regione: diffondere senza preavviso un’ordinanza del genere, che a poco più di 24 ore dalla Pasqua decide la chiusura totale delle aziende commerciali, denota una mancanza assoluta di rispetto per le imprese e i loro clienti.
Supermercati e piccoli negozi di alimentari, macellerie, che coi ristoranti impossibilitati a lavorare normalmente erano sotto pressione per le vendite alle famiglie, apprendono in corsa che non potranno lavorare né a Pasqua né a Pasquetta. È solo consentita loro la consegna a domicilio. Così, se non vogliono perdere le prenotazioni, in pochissime ore devono mettere in piedi un servizio di consegne al domicilio dei clienti, quelli che sarebbero venuti in negozio a ritirare quanto ordinato. E cosa faranno i negozi con le scorte di prodotti preparati per chi non aveva prenotato nulla? Per la Regione ci possiamo arrangiare. Ci pare una cosa inaudita».
Altrettanto dura la reazione di Confesercenti. «Con questa ordinanza, sbagliata nei tempi e nei modi - esordisce Nico Gronchi, presidente regionale dell’associazione - abbiamo capito da quale parte sta la Regione: dalla parte di chi vuole dare un altro pesantissimo colpo alle imprese medio-piccole. Ha scelto la chiusura improvvisa di chi non è responsabile dei contagi, senza alcun confronto con le categorie, creando ripercussioni gravissime alla filiera della gastronomia, dell’alimentare». Da qui la richiesta di revoca immediata dell’ordinanza (che non c’è stata). Malgrado i solleciti arrivati anche dalla politica, a cominciare dai consiglieri regionali di Italia Viva (in maggioranza con l’assessore alle attività produttive Leonardo Marras, Pd): per Stefano Scaramelli e Maurizio Sguanci questa ordinanza non porterà «benefici in termini di limitazione del contagio ma servirà solo alimentare smarrimento, frustrazione e ulteriore impoverimento per le tante attività duramente colpite dalla pandemia in questo anno. La strategia per uscire da questo tunnel è la prevenzione e la vaccinazione». Marco Landi, consigliere regionale della Lega e portavoce dell’opposizione parla addirittura «schiaffo a chi da un anno sta combattendo per resistere al tremendo impatto della pandemia sull’economia».
E Francesco Torselli (capogruppo regionale di Fratelli d’Italia) rincara indicando l’ordinanza come il «colpo di grazia alle imprese toscane». Insieme con il consigliere regionale Vittorio Fantozzi e al coordinatore regionale Fabrizio Rossi «decidere, con atteggiamento folle, senza alcun preavviso, la totale chiusura, denota un’assoluta mancanza di rispetto nei confronti delle aziende commerciali e dei loro clienti».La posizione non è solo politica. Non è strumentale. La critica non arriva solo dalla destra. Anche Cna (come Confesercenti) infatti contesta per voce del presidente di presidente di Livorno Maurizio Serini: «A poche ore dalla Pasqua e dalla Pasquetta si interviene con una ordinanza poco chiara che ha generato disperazione fra pasticcerie, panifici, panetterie, bar, gelaterie, rosticcerie e ristoranti fino a quando non è stato possibile chiarire con enorme fatica, differenze interpretative fra le varie attività. Qualcuno è stato "graziato" con l’attività da asporto, come le attività a produzione artigianale e bar o ristoranti, qualcuno è stato definitivamente "condannato». --
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