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Vaccino a Scanzi, il dossier dell'Asl in procura. Italia Viva: «La Rai lo sospenda»
In un documento l’azienda sanitaria ha rimesso insieme carte, dichiarazioni e documenti che chiarirebberose il giornalista avesse diritto o meno alla somministrazione
FIRENZE. C’è una relazione sulla vaccinazione di Andrea Scanzi pronta per essere spedita alla procura di Arezzo. Un’istruttoria compilata in questi giorni dall’Asl Sud est e che spiegherebbe la parziale marcia indietro compiuta dai vertici dell’azienda sanitaria sul caso esploso oltre una settimana fa per la dose concessa al giornalista aretino di 46 anni venerdì 19 marzo nell’hub vaccinale.
In quel documento l’Asl ha rimesso insieme carte, dichiarazioni, documenti che chiarirebbero una volta per tutte se il giornalista avesse diritto o meno alla somministrazione in qualità di riserva e «caregiver», cioè badante dei genitori anziani. Una relazione frutto di un’indagine e un’ispezione ordinate proprio dai vertici dell’Asl che potrebbe cambiare natura al fascicolo aperto dalla procura, per ora soltanto conoscitivo, cioè senza indagati né ipotesi di reato. Certo è che neppure il direttore generale dell’Asl Antonio D’Urso si sente di dire con certezza che la procedura si sia svolta regolarmente. «Non sono le idee che contano – dice D’Urso – ma i fatti, le carte e i documenti. La relazione deve essere completata, ma è ovviamente riservata».
Si sa che due sere fa a Non è l’Arena, Massimo Giletti ha mandato in onda un’intervista a Evaristo Giglio, direttore dell’Asl di Arezzo, in cui il dirigente ammette che era lo stesso Scanzi, e non solo il suo medico di famiglia, a chiamarlo per chiedere di essere considerato un panchinaro.
«Ho ricevuto altre telefonate anche dallo stesso Scanzi, evidentemente gli hanno dato il mio numero…Mi ha detto, guardi, non so se il medico le ha accennato la mia situazione, io sono sempre disponibile quando voi potete. E io gli ho risposto che sarebbe passato del tempo, perché abbiamo altre priorità».
Non solo. La versione di Scanzi coincide con quella del responsabile Asl, ma non sulle date. Il giornalista ha sempre sostenuto di aver chiesto al medico curante di poter essere inserito nella lista delle riserve il 15 marzo, dopo aver visto il generale Paolo Figliuolo in tv dire che, pur di non gettare dosi, si doveva vaccinare tutti, «anche il primo che passa». Giglio invece sostiene di aver ricevuto la richiesta il 20-22 febbraio. Non solo. Scanzi ha anche cancellato alcuni post in cui raccontava la vicenda. Ma il punto da chiarire è proprio la sua condizione di caregiver e riserva. La Regione non aveva ancora dato accesso alla prenotazione alla categoria, infatti, quando si è vaccinato. E inoltre non è ancora chiaro se esistesse la lista delle riserve cartacea.
Un nodo determinante che la relazione potrebbe sciogliere. Intanto, mentre La7 avrebbe sospeso le ospitate di Scanzi in attesa si chiarisca la vicenda, Michele Anzaldi, deputato di Italia viva, protesta contro la Rai: «Non capisco perché invece di applicare il codice deontologico, si conceda a Scanzi la prima serata senza contraddittorio per potersi difendere, mentre una tv privata fa un’inchiesta approfondita per ricostruire i fatti. Chiederò con una nuova interrogazione parlamentare che venga congelata la sua collaborazione con Cartabianca. Ormai è chiaro che ha saltato la fila e che ha raccontato bugie. Si sospenda almeno finché la giustizia non avranno chiarito». —
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