Gioco
Incertezze nel commercio internazionale
Per quanto le aspettative di varie organizzazioni internazionali sugli scambi tra diversi Stati siano positive prevedendo nell’anno corrente un aumento intorno al 7% degli stessi, permangono non poche perplessità sul prossimo futuro. In particolare la distribuzione dei vaccini ha mostrato, oltre a difficoltà al pieno superamento della crisi, una prevalenza degli egoismi nazionali come da tempo non si vedeva. Forti dubbi esistono sulla possibilità che i consumi, aiutati in questi ultimi tempi dai consistenti contributi pubblici, possano tornare ai livelli precedenti la crisi Covid 19 quando gli Stati dovranno cercare non solo di contenere la spesa pubblica, ma ridurre l’indebitamento. Anche gli aumenti verificatisi nei costi dei trasporti non è certo restino un fenomeno temporaneo. Per fortuna ci sono anche fenomeni positivi. Il nuovo presidente degli Usa Joe Biden è anni luce distante dalla politica protezionista del suo predecessore Donald Trump.
Non a caso ha appoggiato la nomina a direttore generale del Wto (organizzazione mondiale del traffico) di Ngozi Okonio Iweala, la prima donna, per giunta nera, a coprire tale carica, scelta - oltre che per le sue qualità come economista e le valide esperienze alla World Bank - per mostrare che sono necessari cambiamenti radicali.
Sino a ora, infatti, molto di frequente il Wto non è riuscito a risolvere conflitti tra molti Paesi in materia di regole e aiuti agli scambi. Se, dunque, sarà possibile superare le incertezze che fin qui hanno dominato il commercio internazionale avviandoci ad avere regole semplici e liberali, non è semplice prevedere quali saranno le conseguenze per l’economia italiana. Dal 2011 al 2019, ultimo anno per il quale sono disponibili i dati, l’Italia ha esportato più di quanto abbia importato. Abbiamo una quota intorno al 3% delle esportazioni mondiali e occupiamo l’ottavo posto nella classifica internazionale. Circa due terzi delle nostre esportazioni va in Europa e il resto diviso tra molti Paesi. Solo gli Usa, con poco meno del 10°% , hanno un certo rilievo. Tra i prodotti esportati prevalgono quelli meccanici, anche se i farmaceutici, con il 6%, occupano la prima posizione.
Migliorare le nostre esportazioni diventa, dunque, essenziale per la nostra crescita. Sono solo 14.000 le nostre piccole multinazionali su quasi due milioni di aziende. Per farle crescere ci sono due grossi problemi. Il primo e più importante è culturale. Troppi imprenditori non crescono perché questo necessiterebbe non essere l’unico che comanda. C’è, poi, quello finanziario: non sempre si generano le risorse che servono per gli investimenti necessari per lo sviluppo. Il primo potrà essere attenuato dalla diffusione di una maggior presa di coscienza della necessità di impegni sociali delle imprese che iniziano a diffondersi in particolare per gli aspetti climatici. Per il secondo già ci sono incentivi e non dovrebbe essere lontano il loro miglioramento. In sostanza non è impossibile superare le molte incertezze che fanno parte della nostra vita. --
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