Gioco
Una nuova mobilità nelle periferie
Gentile direttore, sono rimasto piacevolmente colpito dall’intervista a Enrico Letta, neo segretario PD, pubblicata domenica sul Tirreno . La prima intervista concessa a un quotidiano. E ha scelto di partire da casa, dalla sua Pisa senza dimenticarsi della provincia, da Monteverdi Marittimo al Valdarno Inferiore. Una chiarezza di intenti e sguardo di lunga veduta che di questi tempi sono cosa rara.
In particolare mi ha suscitato particolare interesse quando ha posto la seguente domanda: «Proviamo ad andare sul concreto. Mi dica una cosa molto “rivoluzionaria” che immagina fra cinque o dieci anni». Ed Enrico Letta ha risposto: «Faccio un esempio per la mia Toscana ma il principio vale per ogni altra parte del Paese. Penso di poter vedere realizzato un progetto già presente in molte altre parti del mondo: una metropolitana leggera che colleghi Pisa e Firenze in 25 minuti. Un’infrastruttura che rafforza la Costa, toglie le auto e anche un po’ di camion dalla strada, connette la Toscana costiera alla dorsale dell’Alta velocità. E chiude anche la disputa dei due aeroporti. Nel resto del mondo funziona così. Si atterra a Pisa e si va a Firenze in 25 minuti, e si possono usare i due scali in modo integrato. Si arriva a Pisa e si riparte da Firenze e viceversa».
Condivido pienamente la posizione del mio segretario. Il tema della mobilità sostenibile integrata è una delle principali sfide per il futuro a breve-medio termine non solo per la Toscana ma anche per il territorio locale e di “periferia”. Ritorno così su un tema molto caro sul quale in passato mi sono più volte speso ma che come amministrazioni comunali del Valdarno Inferiore non abbiamo – a mio a modesto avviso – sufficientemente preso in considerazione ovvero il tema dello sviluppo della mobilità nel Distretto del Cuoio e dei suoi collegamenti non solo tra Pisa e Firenze ma anche con l’area lucchese e pistoiese ovvero con l’autostrada Firenze Mare passando per la Sp Bientinese. Nella metropolitana leggera che colleghi Pisa e Firenze, che propone il segretario Letta, proprio a metà strada si trova il Valdarno Inferiore terra del Distretto della moda più importante d’Italia che in questo momento sta subendo forti contraccolpi dalla crisi economica e sociale derivante dall’emergenza Covid. Da tempo, fin quando ero un 25enne consigliere del mio Comune, in più sedi ho provato a sostenere l’idea della stazione ferroviaria unica del Valdarno Inferiore che superasse le due piccole stazioni attualmente presenti (San Romano-Montopoli e San Miniato-Fucecchio) che, per posizione e insufficienti collegamenti fotocopia, non garantiscono adeguati servizi e necessità per un territorio proiettato verso il ventunesimo secolo. Un tema che in passato ho condiviso insieme con tante altre persone e in particolare con l’allora sindaco di Santa Croce Sull’Arno, Osvaldo Ciaponi, che rese pubblica l’idea in un’intervista, sempre sul Tirreno a firma di Giacomo Pelfer. Era marzo del 2012, quasi dieci anni fa. Da allora è cambiato poco o nulla. Castelfranco dista 800 metri dalla stazione di San Romano-Montopoli e in generale tutta la nostra comunità trova questa fermata come naturale riferimento. Una stazione che si trova su una delle curve più particolari di tutta la direttissima Pisa-Firenze. Quando arrivi alla stazione di San Romano, te ne accorgi. Il treno pende vistosamente. Opera di alta ingegneria per l’ottocento ma oggi impossibile da adeguare alle norme per l’abbattimento delle barriere architettoniche, dove per salire o scendere dal treno devi stare attento a non cadere per il rischio di farti del male. E se hai dei bagagli al seguito è ancora peggio.
È questo quello che vogliamo continuare a offrire alle persone più fragili? Una stazione dove i treni si fermano a ore alterne. Il treno una volta si ferma alla stazione di San Romano-Montopoli e l’ora successiva a San Miniato-Fucecchio. Questo per la maggior parte delle volte. Per non parlare delle persone che provengono da Santa Croce Sull’Arno che, per raggiungere la stazione di San Romano, devono passare per una strada strettissima a doppio senso che si trova su una sommità arginale e la sera, se non stai attento o non conosci la strada, rischi di finire direttamente nell’Arno. Così molti finiscono per utilizzare la “stazione sorella” di San Miniato-Fucecchio. Un notevole disagio per i tanti studenti e lavoratori pendolari che ogni giorno hanno usato e torneranno a usare il treno per motivi di studio e lavoro quando sarà finita l’emergenza Covid. Un tema che riguarda migliaia di persone e che incide notevolmente sulla nostra qualità della vita.
Se vogliamo veramente pensare alla mobilità sostenibile della città policentrica da 100 mila abitanti del Valdarno Inferiore non possiamo più rimandare il tema della stazione unica del “Valdarno Inferiore” che, per naturale collocazione e integrazione, penso possa trovare collocazione all’uscita della Fi-Pi-Li Santa Croce nel territorio comunale di San Miniato dove è già presente anche un interporto con derivazione di binari a servizio dello scalo merci mai completamente realizzato e travolto anch’esso dalla crisi del 2008/2009. Un’area che potrebbe trovare un forte rilancio. La strada della Bretella del Cuoio – che collega la suddetta uscita Fi-Pi-Li con le zone industriali e i centri urbani di Castelfranco e Santa Croce nonchè gli abitanti delle frazioni collinari delle Cerbaie (da Galleno, Massarella, Vedute a Staffoli) – riesce a rendere maggiormente e più facilmente raggiungibile l’ipotetica stazione rispetto alle attuali. Lo stesso se penso ai centri come Ponte a Egola, Montopoli e la Valdegola. Un’integrazione tra mobilità su gomma e ferrovia con uno scalo merci a servizio di tutto il Distretto economico. Una posizione perfettamente baricentrica e collegata con tutte le realtà urbane del territorio.
Le ingenti risorse del Recovery Plan ci offrono una grande opportunità. Dobbiamo immaginare una nuova mobilità – più verde e sostenibile – per il Valdarno 2030 chiamando subito a raccolta associazioni di categoria, sindacati, Regione Toscana e Università di Pisa quale valido interlocutore al quale affidare l’incarico di uno studio di fattibilità partendo da un’approfondita analisi del territorio con le sue esigenze, problematicità e aspettative. Il futuro è ora. —
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