Il Tirreno

Toscana

I troppi "no" che bloccano Livorno

Enrico Dello Sbarba
I troppi "no" che bloccano Livorno

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Nel breve volgere di pochi giorni abbiamo letto sulle ospitali pagine de Il Tirreno una serie impressionante di “no” a decisioni o proposte dell’amministrazione comunale di Livorno. Ed ecco l'elenco “agghiacciante” dei no.

a) No allo spostamento delle “barche” ormeggiate lungo i fossi in previsione della costruzione del porto turistico. Lo scrivente, ormai vecchio, era un esuberante giovanotto che si trastullava con la politica (ero e sono un convinto democristiano) allorché si cominciò a parlare di questa essenziale struttura per una città marinara piena di barche e motoscafi come Livorno. Nel corso degli anni sono entrati un funzione i porti turistici di San Vincenzo, Cecina, Castiglioncello e Marina di Pisa.

b) No all’abbattimento delle baracchine sul viale Italia (la cui costruzione ebbe inizio all’imbrunire del secolo scorso e completata nel secolo in corso). Ora saranno state anche progettate da un famoso architetto – titolare di un prestigioso studio – e quindi con un congruo numero di giovani architetti alle prime armi (non voglio infierire) ma è anche certo che tantissimi livornesi (sicuramente la grande maggioranza) convengono che ormai, quelle “sublimi opere d’arte”, ridotte a cumuli di ferri vecchi, antiestetiche e abbruttite dal logorio, debbono essere abbattute quasi tutte. Ebbene, questa saggia decisione del Comune di Livorno, sembra aver tolto sonno e tranquillità a qualche solone che si trastulla a cambiare casacca politica a ogni “stormir di fronda” o a personaggi di “un tempo che fu” e, per non fare torto all’altro sesso, a un’addolorata profetessa abitante nella zona.

Il buon senso porta a concludere che la saggia decisione della giunta Salvetti debba procedere tranquillamente salvando quelle ancora occupate da esercizi commerciali e con il contratto in essere.

E infine il tentativo di liberare dal posteggio delle auto la via di Borgo Cappuccini, una delle zone più caratteristiche della vecchia Livorno, per valorizzarla, specialmente nel periodo estivo, consentendo alle trattorie ma anche ad altri esercizi commerciali di svolgere le loro attività in un ambiente più ospitale e presumibilmente più frequentato.

Anche questo tentativo di dare “una svegliata” a questa città, che dovrebbe maturare una coscienza meno “individualista”, rischia di essere annullata dai “niet” che prevalgono da sempre.

I livornesi debbono capire che i “tempi delle rendite”, legate a un tempo ormai passato, non torneranno più e allora è giunto il tempo di darsi “una bella regolata”. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web