Il Tirreno

Toscana

IL CASO

Sulla vaccinazione del giornalista Scanzi ora indaga la Procura

Mario Neri
Sulla vaccinazione del giornalista Scanzi ora indaga la Procura

Sostiene di essersi registrato come "badante" di genitori fragili, ma la procedura seguita non è quella che avviene attraverso il portale della Regione. E dopo la polemica sui social, ora i magistrati aretini vogliono vederci chiaro

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Un fascicolo conoscitivo senza indagati né ipotesi di reato. Non c’è solo più l’inchiesta dell’Asl sud est. Adesso anche la procura di Arezzo indaga sulla vaccinazione di Andrea Scanzi. Un approfondimento che per ora servirà a chiarire in quali circostanze sia avvenuta la somministrazione di una dose di AstraZeneca al giornalista e capire se davvero avesse diritto a essere considerato un “riservista” e un caregiver, cioè un badante di genitori fragili.

Dunque, non è più solo un “caso mediatico”. Così, mentre a Firenze il Nas dei carabinieri ha sequestrato in Regione le liste di chi ha ricevuto il vaccino negli ultimi mesi a caccia di sospetti imbucati nell’hub del Mandela Forum, ad Arezzo si tenterà di capire se il giornalista non abbia goduto di un trattamento di favore o se invece, come rivendica da giorni, la sua vaccinazione sia stata regolare. Subissato di polemiche e perfino insulti, Scanzi è tornato a raccontare l’episodio.

«Questa polemica sulla mia vaccinazione non mi diverte. Per niente. Mi offende, mi ferisce, mi fa incazzare - ha scritto sul la sua pagina Facebook - Oltrepassa qualsiasi forma di disonestà intellettuale. Lunedì scorso ho dato al mio medico curante la disponibilità, nel pieno rispetto delle regole, a farmi somministrare qualsiasi dose di vaccino destinata a finire altrimenti nelle fogne se non l’avessi presa io. L’ho fatto a maggior ragione dopo avere sentito domenica scorsa il generale Figliuolo da Fazio. Quello delle dosi sprecate è un tema a lui caro, al punto tale da averci dedicato un’ordinanza ad hoc il giorno successivo. Venerdì, dopo tre giorni di blocco nazionale perché “Astrazeneca fa venire le trombosi” (il messaggio passato purtroppo era quello), mi hanno chiamato per dirmi che c’era una dose disponibile a fine giornata. Mi hanno ripetuto che non avrei rubato il posto a nessuno».

Oltre due milioni di follower solo su Facebook, Scanzi in una diretta addirittura rivendica con orgoglio il merito di aver spinto la Asl a rendere pubblica online la possibilità di iscriversi in una lista di “panchinari” altrimenti prima solo “verbale”. E appunto di aver chiesto al medico curante di esservi inserito come caregiver.

Due aspetti su cui potrebbe concentrarsi l’indagine della procura. Perché in Regione «non risulta fra i 18.822 caregiver indicati dai 70.801 fragilissimi che si sono registrati sul portale in questi giorni». Né avrebbe potuto iscriversi fra le riserve, dato che questa possibilità deve ancora essere attivata sulla piattaforma regionale e lo sarà da mercoledì. La Asl Sud est, poi, ha annunciato solo sabato, dunque il giorno successivo alla vaccinazione di Scanzi, di aver aperto elenchi di “panchinari”. Neppure i chiarimenti offerti dal responsabile di zona della Asl sud est al Corriere Tv sembrano davvero diradare le nebbie.

«La lista era cartacea e Scanzi ci è stato inserito su richiesta del medico curante intorno al 20-22 febbraio. Non è stato chiamato subito, ha atteso oltre un mese perché abbiamo dato priorità ad altri che abbiamo valutato come più bisognosi di lui. Solo venerdì scorso lo abbiamo chiamato e posso assicurato che se non fosse andata a lui, la dose sarebbe stata gettata. Non c’era nessun altro disponibile», dice Evaristo Giglio. Ma allora perché Scanzi sostiene di aver contattato il proprio medico per essere inserito fra le riserve solo lunedì 15 marzo? «Se dovessi tornare indietro forse temporeggerei prima di fare il vaccino a Scanzi – ammette Giglio – ma la procedura è regolare».

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di Redazione web