Il Tirreno

Toscana

Quelli che odiano il confronto

Stefano Tamburini
Quelli che odiano il confronto

EDITORIALE. Offese, minacce ai giornalisti e ora c'è anche chi, insofferente al confronto democratico, pretende di usare il giornale per veicolare veline di regime. Ecco perché è ora di dire: "Basta"

3 MINUTI DI LETTURA





Comincia purtroppo a essere un ingorgo, quello che anima la giungla dell’ignoranza dove albergano gli apostoli delle offese e delle minacce verso i giornalisti. Accanto a loro adesso sono andati a vivere, in quelle spelonche di prepotenza, anche i nostalgici del Minculpop. Sì, proprio il ministero della Cultura popolare del Ventennio mussoliniano, quello delle veline e dei titoli dettati ai giornali.

Non è il primo episodio e probabilmente non sarà l’ultimo ma è arrivato il momento di dire basta, proprio come già detto e fatto (anche a suon di denunce) nei confronti di chi offende e minaccia i giornalisti o il giornale nel suo insieme, direttamente o sui social.

Lo spunto lo offre Pericle Tecce, consigliere comunale a Ponsacco, già collaboratore dell’europarlamentare della Lega Susanna Ceccardi e sempre per la Lega coordinatore locale. Ieri ha inviato una mail al nostro indirizzo della cronaca di Pontedera con allegata una dichiarazione con le sue convinzioni a proposito di un focolaio Covid all’interno di un palazzo di Ponsacco, per il quale i leghisti usano da tempo il termine “Palarom” per sottolineare il fatto che questa struttura è abitata in prevalenza da famiglie di etnia rom. Il problema non è questo, anche se ci sarebbe molto da dire.

Il problema è il testo della mail che accompagna il documento della Lega: «In allegato stampa Vi inviamo la nostra posizione in merito allo sviluppo del focolaio avvenuto presso il denominato Palarom a Ponsacco. Vi chiediamo cortesemente di pubblicare tale comunicato senza inquinarlo con le posizioni di altri partiti. Caso contrario non rilasciamo l’autorizzazione alla pubblicazione invitandovi a cestinarla, grazie».

Un testo inaccettabile nei toni e nel contenuto, soprattutto per quella parola “inquinarlo”, voce del verbo inquinare. Il vocabolario Treccani non lascia spazio a interpretazioni: «Infettare, contaminare con batteri o altri agenti patogeni o comunque nocivi. In senso più ampio, contaminare l’ambiente naturale, o particolari ambienti e mezzi di vita, alterandone le qualità e le condizioni così da renderli incompatibili, inadatti, o quanto meno dannosi alla vita umana, animale e vegetale. Contaminare, corrompere moralmente o ideologicamente».

E dunque per Tecce inserire il pensiero della Lega insieme con quello di altre forze politiche, associazioni o semplici cittadini vorrebbe dire «corrompere moralmente o ideologicamente»? E dunque le altrui idee sono considerate roba sporca, che fa male, e solo le proprie sono degne del marchio di purezza?

C’è un’idea marcia alla base di queste parole. Che i giornali, le tv, le radio e i siti internet siano come delle bacheche dove incollare pensieri in libertà, senza che nessuno possa “contaminarli” con una sana dialettica. In democrazia funziona così: si chiama confronto. L’informazione non è quella della mai rimpianta agenzia Stefani dell’epoca fascista, quella che mandava veline di regime a tutti i giornali e guai a non pubblicarle. Per i rari contravventori alle regole c’erano, nell’ordine, olio di ricino, licenziamento e poi patrie galere. L’informazione è andare a vedere, raccontare, analizzare, dare conto di tutte le opinioni, comprese quelle che non si condividono. Compresa quella di Pericle Tecce, che i lettori dell’edizione di Pisa-Pontedera possono regolarmente leggere su questo giornale. Insieme con tutte le altre, di simile o avversa sintonia.

Perché i giornali non inquinano, fanno esattamente il contrario. Rendono l’aria del confronto più pulita. Proprio ciò che quelli come Tecce non vorrebbero che si facesse. Con il confronto evitiamo l’olezzo del falso contatto diretto stile piazza Venezia, il balconismo in salsa moderna dove c’è chi parla (o scrive) e gli altri – i cittadini – stanno sotto con il naso all’insù ad ascoltare.

Il nostro «basta» di oggi – rivolto a chi vuol impedire la dialettica, a chi teorizza voci uniche – si aggiunge a quello nei confronti di chi offende o minaccia. Sono tre sfaccettature della stessa pietra scagliata contro la libertà. Di informazione e non solo di quella. — twitter: @s_tamburini

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web