Gioco
Il santo diviso fra due regioni ha girato la testa: "Non guarda più verso l'alto ma all'esterno"
Lucca: la reliquia si è mossa. Un segno del cielo? Anche il prete è scettico, forse dipende da una sbalzo termico o una scossa sismica
Si può essere credenti o no, ma è difficile non restare affascinati dalla figura di San Pellegrino: per la sua biografia, così come viene tramandata in un una narrazione dove è difficile trovare il confine tra leggenda e realtà storica; ma anche per come sia riuscito a influenzare, a secoli di distanza dalla sua morte, la storia di luoghi e persone.
E San Pellegrino, nel comune di Castiglione di Garfagnana, continua a far parlare di sé anche oggi, anno 2021. Lo fa per un episodio, che ognuno è libero di interpretare come vuole, ma che in ogni caso un po’ di impressione ha destato in chi lo ha osservato: è il pomeriggio di domenica 21 febbraio. Un freddo pomeriggio, sono 6/7 gradi sotto zero (nella notte si era arrivati anche a meno 20). Da poco è finita la messa nella chiesa intitolata a San Pellegrino, nel paese di San Pellegrino in Alpe. Una frazione a oltre 1.500 metri altezza, poco più di dieci abitanti, e divisa tra il comune lucchese di Castiglione Garfagnana e quello modenese di Frassinoro. Il parroco don Fulvio Calloni si intrattiene con i fedeli («I coraggiosi fedeli, visto il freddo», li definisce lui) per parlare di alcune cose da fare nella chiesa: il gruppo si trova attorno al tempietto al centro che ospita proprio le spoglie – sotto forma di mummia – di San Pellegrino e quelle del suo compagno di romitaggio San Bianco. È in quel momento che viene fatta la scoperta: la testa del santo si è spostata. Il volto non è più rivolto verso il cielo, ma girato verso l’esterno, quasi a guardare i presenti. E anche se subito dopo la razionalità prende il sopravvento, e nessuno grida al miracolo, sul momento l’emozione è molta: «Certo, lì per lì siamo rimasti tutti un po’ impressionati – commenta don Fulvio – ma credo che si sia trattato di un fatto naturale. Era già successo del resto». Le spiegazioni possono essere molte, da una conseguenza degli sbalzi termici a una microscossa di terremoto (del resto siamo in Garfagnana, terra sismicamente molto vivace). Ma, quasi inevitabile, in tanti hanno istintivamente provato a interpretare l’accaduto. Come detto dal parroco era già successo, due volte a memoria d’uomo, e se nell’episodio più recente quell’evento accompagnò un momento positivo, in quello ricordato dai più anziani, invece, rappresentò una brutta premessa: era successo nel 1939, pochi mesi prima della Seconda guerra mondiale, era accaduto nel 2013, quando don Fulvio era già qua. E in quel caso l’evento coincise con la fine dell’ondata di scosse che tanta paura aveva sollevato. «Se proprio vogliamo parlare di segno da interpretare – è invece il commento di don Fulvio – beh, prendiamolo come un segno benevolo. Credo che quando i santi si rivolgono agli uomini, lo facciano sempre con un sorriso».
In ogni caso un merito questa storia lo ha, quello di aver riacceso i riflettori sulla figura di questo santo, di origine forse scozzese, forse irlandese, che, spinto dalla fede, si dedicò prima al pellegrinaggio, per poi diventare un eremita in quest’angolo di confine tra Toscana ed Emilia, dove morì (dentro il tronco cavo di un albero, vuole la leggenda) a meta del VII secolo. Una figura venerata da subito, al punto che per il possesso delle sue spoglie rischiò di nascere poco dopo l’anno 1100 un conflitto tra due comunità: quella di Castiglione e quella di Frassinoro appunto.
La scelta fu lasciata al destino: le spoglie furono poste su un carro condotto da due tori, uno per ogni comunità. Il carro si fermò dove oggi sorge la chiesa, in territorio lucchese. Ma per venire incontro alla comunità emiliana, le fu concessa “un’isola” di territorio di sei ettari dentro il territorio di Castiglione, all’interno della quale si trovava metà chiesa. E quell’isola (tecnicamente una exclave) esiste ancor oggi. E passando da un lato e l’altro della chiesa, si passa dalla Toscana all’Emilia. —
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