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LA SVOLTA 

Il consiglio regionale: «Mps non si vende». In pericolo lavoro e tenuta economica

Cristiano Pellegrini
Il consiglio regionale: «Mps non si vende». In pericolo lavoro e tenuta economica

Bocciata a larga maggioranza la fusione con Unicredit: «Lo Stato resti azionista e permetta il risanamento» 

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La richiesta della Regione Toscana è perentoria: Monte dei Paschi deve rimanere una banca con la testa a Siena e le gambe ben piantate in tutta la Toscana ma perché ciò accada occorre che lo Stato prolunghi la sua permanenza nel capitale della banca. Almeno altri due anni, immettendo liquidità per 1,7 miliardi di euro in vista dell’aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro alle porte a fronte dei sette già sborsati dal 2016 a oggi, divenendone, di fatto, l’azionista di maggioranza. Giusto il tempo necessario perché i conti ora in rosso, possano tornare in equilibrio e, a partire dal 2023, la banca possa tornare a crescere sul mercato, padrona poi del proprio destino. Magari salvaguardando anche quei 2.670 dipendenti che nel nuovo piano industriale sono considerati da tagliare entro il 2025.

La politica toscana, quella che fino a qualche anno fa si è azzuffata solo a pronunciarne il nome, si è ricompattata nel nome di banca Mps, dei suoi 21 mila dipendenti, cinquemila nella sola Toscana e delle imprese e delle famiglie che nella più antica banca del mondo hanno sempre visto un punto di riferimento. È quanto accaduto ieri in consiglio regionale dove i consiglieri del Partito democratico, Italia viva, Movimento 5 Stelle, Lega e Forza Italia hanno approvato una risoluzione unitaria che impegna il presidente della Regione Eugenio Giani, fin dai primi tempi su questa linea, a portarla avanti sia con il governo sia con i futuri ministri cui il presidente Draghi delegherà le vicende del Monte. Unica eccezione Fratelli d’Italia che, pur condividendo nel merito i punti dell’atto, ha preferito astenersi.

«Un messaggio di unità della Toscana a difesa del legame di Mps con la nostra regione» ha rimarcato il presidente del Consiglio regionale Antonio Mazzeo. Il documento sottolinea con forza come la banca sia «presidio economico e occupazionale strategico per il territorio senese e toscano, all’interno di un progetto dal respiro nazionale ed europeo» e oltre a chiedere allo Stato di prolungare la presenze nel capitale della banca sostiene con decisione le ragioni e la necessità del rinvio della privatizzazione. Niente più nozze con Unicredit, solo qualche settimana fa benedette dell’ex titolare del Tesoro, il ministro Gualtieri. «Non è questo il momento, in piena pandemia, per pensare a rimettere sul mercato Mps, con un percorso di risanamento ancora da completare» ha detto il consigliere Pd Vincenzo Ceccarelli. Sembra passato un secolo ma la storia oggi è profondamente cambiata. Il governo Conte è caduto e in attesa di conoscere i nuovi interlocutori con cui aprire un confronto, la Regione è pronta a giocare una nuova partita. E lo sa bene il presidente Eugenio Giani che ha chiesto un mandato pieno. «La Toscana senza Mps sarebbe un’altra cosa che noi non vogliamo essere – ha detto – Io sono perplesso rispetto a una privatizzazione per incorporazione. Non sarebbe un processo naturale. Mi auguro che il governo riesamini tutta la questione. La pandemia ci consiglia di non prendere soluzioni radicali nell’immediato».

Cautela ma anche difesa e salvaguardia del marchio, tutela delle professionalità interne e dei livelli occupazionali così come permanenza del cuore direzionale a Siena hanno tenuto a sottolineare Elisa Montemagni della Lega, Marco Stella (Forza Italia), Francesco Torselli (Fdi) e Stefano Scaramelli (Italia Viva). Tre capisaldi del documento da cui ripartire «nell’azione di consolidamento e rilancio dell’istituto bancario» e che impegnano la giunta regionale a proseguire il confronto istituzionale con il governo a «difesa del credito e del risparmio in Toscana alla ricerca delle migliori soluzioni possibili per garantire un futuro solido a Mps». La giunta, inoltre, dovrà attivarsi per «sostenere un percorso che in prospettiva punti a valorizzare la banca per favorire la sua tenuta sul mercato, determinare ulteriori processi di crescita e strutturarne un consolidamento tale da avere in Toscana la sede e la “testa” del terzo polo bancario nazionale». Dovrà infine valutare «le possibilità di esaminare le ragioni di credito della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, che ha promosso una richiesta di risarcimento verso la banca e a adoperarsi per favorire una composizione della controversia a tutela del territorio e del bene dei cittadini toscani». Chi dal consiglio regionale ha colto «un segnale importantissimo» è stato il sindaco di Siena Luigi De Mossi. «La risoluzione approvata – ha detto il primo cittadino – esprime un sentimento di rispetto e di tutela verso la banca più antica e gloriosa del mondo». —

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