Il Tirreno

Toscana

La catena umana dei dimenticati, le richieste di commercio e terziario: «Dieci cose da fare o chiudiamo tutti»

Samuele Bartolini
La protesta delle imprese: in piazza dei Miracoli a Pisa;  (foto Fabio Muzzi e foto Ilaria Genovesi)
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La protesta delle imprese: in piazza dei Miracoli a Pisa; (foto Fabio Muzzi e foto Ilaria Genovesi)

Manifestazioni in numerose città della Toscana. Confcommercio e Confersercenti consegneranno un dossier a Draghi

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«Non siamo noi il problema, noi siamo la soluzione. Fateci riaprire». Oltre 200 manifestanti in piazza dei Miracoli a Pisa, 200 in piazza Napoleone a Lucca, 500 tra via Verdi e piazza Duomo a Firenze, tanti altri a Livorno, Massa e in altre città toscane. Ieri ristoratori, baristi, negozianti, gestori di cinema, teatri, discoteche, titolari di palestre e di agenzie di viaggio, sono scesi in piazza. Hanno occupato dieci luoghi simbolo delle città capoluogo di provincia toscane più Viareggio formando undici catene umane: lunghe file tricolori ordinate e pacifiche di manifestanti distanziati e con le mascherine sul viso. Insomma. L'avevano detto, l'hanno fatto.

Confcommercio e Confesercenti hanno trasformato il 1° di marzo in un movimento di protesta e di proposta collettivo delle imprese del terziario. A fine manifestazione sono state recapitate 10 richieste di ripartenza ai 10 prefetti toscani, da consegnare al presidente del consiglio Mario Draghi. E una delegazione ha incontrato l'assessore regionale all'economia Leonardo Marras in piazza Duomo a Firenze.

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IL GRIDO D'ALLARME

Via Verdi 16/r: Ristorante “La Maremma”. Un locale simbolico per Firenze. È qui che il 22 agosto 2020 il proprietario Luca Vanni, 44 anni, si è suicidato per paura di un nuovo lockdown. È da qui che si è snodata la catena dei 500 imprenditori fino al Palazzo della Regione in piazza Duomo. Con loro c'era anche Cecilia Casaglia, la vedova di Vanni. Le imprese sono sfiancate dai continui apri e chiudi a colpi di cambi di colore, stanno morendo a grappoli, dicono che non sono loro la causa dell'aumento dei contagi e vogliono tornare a lavorare. «Ora rischiamo grosso. Non ne possiamo più di rimanere chiusi. Il governo ci dia la possibilità di riaprire in sicurezza» dice il direttore regionale di Confcommercio Franco Marinoni. Aggiunge il presidente regionale di Confesercenti Nico Gronchi: «In un anno di pandemia abbiamo perso oltre 100 miliardi di consumi, 200mila lavoratori autonomi tra imprenditori, collaboratori e liberi professionisti e le strade per combattere il virus sono ancora chiudere le attività (oltre 100 giorni i negozi e 160 bar e ristoranti), restrizioni ed una corsa ad ostacoli per i vaccini».

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LE DIECI RICHIESTE

C’è bisogno di un intervento forte a sostegno delle imprese di commercio, servizi e turismo. Dieci punti: ristori immediati parametrati sulla perdita di fatturato; riapertura immediata in sicurezza di tutte le attività chiuse; moratoria fiscale per gli anni 2020-2021; proroga della cassa integrazione e della moratoria dei mutui e finanziamenti fino al 31 dicembre 2021; rimodulazione delle locazioni commerciali e blocco degli sfratti; taglio del cuneo fiscale che grava sulle imprese; creazione di un piano “ripartenza” per il terziario; vaccinazione immediata di imprenditori e addetti del terziario; pagamento immediato di tutti i bonus ristori e indennizzi sospesi; passaporto sanitario europeo per spostamenti Ue. Nico Gronchi traduce in termini concreti alcune di queste richieste: «Basta codici Ateco, i ristori devono essere parametrati sulla perdita di fatturato, impresa per impresa, di tutto il 2020. I ristoranti? Quando è zona gialla rimangano aperti fino alle 22, quando è zona arancione fino a pranzo. E poi vaccinazione immediata per il personale a contatto col pubblico».

LA POLITICA IN PIAZZA

Dalla parte dei manifestanti il capogruppo in consiglio regionale di Forza Italia Marco Stella: «Tutti devono poter tornare a svolgere il loro lavoro, pur con le regole e limitazioni imposte dalla necessità di arginare la pandemia. Nei casi in cui ciò non sia possibile, devono essere garantiti ristori dignitosi». Mentre l'assessore regionale all'economia Leonardo Marras chiede la vaccinazione di massa: «E' l'unica vera soluzione per ripartire». Intanto coi 9 milioni avanzati dal vecchio bando prepara quello nuovo per gli indennizzi regionali. —

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