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Io, sospeso nel limbo dei vaccini

Stefano Bartoli
Io, sospeso nel limbo dei vaccini

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Mai avrei pensato di trovarmi nel limbo, mai avrei pensato di trovarmi in quella situazione non per avere l’accesso all’Aldilà, ma a una siringa riempita con un liquido chiamato vaccino. Eppure mi sta succedendo e sono pure in buona compagnia. La situazione è interessante e, per chi avrà la pazienza di leggermi, ve la spiego con calma, visto che riguarda evidentemente l’agognata immunizzazione anti Covid, quella che dovrà sconfiggere la terribile pandemia e che un miracolo l’ha già fatto, facendo quasi scomparire dai social i duri e puri accomunati dallo slogan «non lo voglio, la mia dose la cedo volentieri a qualcun altro». Sì, perché dopo oltre un anno in cui il mondo intero ha fatto sacrifici incredibili, il sogno del ritorno a baci e abbracci sembra davvero a portata di mano, almeno per alcuni.

E la cosa incredibile è che, dopo il pronunciamento e le tabelle al ciclostile del governo, insieme con i miei coetanei sembravo addirittura non tra i primi, ma almeno tra i secondi. Sì, perché con il personale sanitario, seguito da forze armate e polizia, a cui poi si sono aggiunti personale scolastico e addirittura gli avvocati, toccava proprio a me, membro della fascia né giovane né vecchissima posizionata esattamente tra i 55 e i 79 anni. Sembravo, perché la gioia per l’arrivo di AstraZeneca, vero toccasana per la nota penuria di vaccini, veniva subito cancellata dalla limitazione tutta italiana all’età massima di 55 anni (65 in Germania), seguita dall’idea "made in Tuscany" di fare avanzare i "terzi" della fase quai omonima. Quindi pronti, attenti e via al portale-lotteria che secondo alcuni informatici non somiglia come dovrebbe al Frecciarossa, ma a una locomotiva a vapore, con decine di migliaia di supergiovani subito pronti all’agognato salto e all’occupazione di tutti i posti disponibili.

Ma tornando proprio alla religione, il diavolo a volte ci mette lo zampino, con gli esperti del governo Draghi appena inaugurato che dopo qualche "rumours" allargano all’improvviso la platea di Astrazeneca fino agli under 65, insomma un bel prologo al rimescolamento delle carte. Allora toccherà anche a noi dico io, eravamo prima di tanti altri e si tornerà alla posizione concessa all’inizio della controffensiva vaccinale. Eh no, manco per idea, perché, come sarebbe logico, anziché creare una lista a parte per i 55-65enni, ne sparano una davvero imprevista. A domande ben precise poste al presidente toscano Eugenio Giani, la risposta arriva sotto forma di otto parole naturalmente via Facebook: «Per il momento, terminata la fase over 80».

Ora, lasciando perdere la creatura di Mark Zuckerberg, come spiega invece su carta e online Il Tirreno, la "fase over 80" sarà piuttosto lunga e affidata all’americana Pfizer (causa età) che nulla ha a che vedere con la vicenda AstraZeneca, azienda il cui prodotto viene definito "sottoutilizzato" a livello nazionale, con i suoi dirigenti che nascondono la rabbia con notevole difficoltà.

Ma finisco e termino con la Toscana, regione nella quale noi di mezzissima età sembriamo ingiustamente condannati ad altri mesi di timori con conseguenze facilmente immaginabili per le nostre attività: la Sanità regionale è sotto stress, ma certamente resta ai vertici guardando all’intera Penisola. Io però eviterei questo Monopoli in cui si va al "Parco del Vaccino", salvo poi tirare i dadi e trovarsi appunto nel limbo. Oltretutto, non è neanche un anno elettorale in cui qualcuno potrebbe dire «presidente, oltre al rebus dei vaccini, si preoccupi anche del fatto che potrebbe perdere il mio voto». --

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