Gioco
Con Draghi è la sinistra a rischiare
Una molteplicità di indizi danno vita a una prova, osservava un noto giallista. Si dà il caso che con la liquidazione del governo Conte sia iniziato un lavorio a più mani per archiviare insieme con esso anche la formula politica che l’ha sorretto e cioè l’alleanza tra Pd, Cinque Stelle e Leu.
Non passa giorno ad esempio che il povero segretario del Pd, Nicola Zingaretti, non venga bombardato dal "fuoco amico". L’Antipasto è stato il malcontento delle donne Pd (giustificato) per l’esclusione dagli incarichi ministeriali, poi sono cominciate le bordate degli amministratori localim, dal sindaco di Bergamo Gori al presidente Anci De Caro, a seguire le immancabili frecciate di Orfini, a suo tempo il Javert del renzismo.
Il leit motiv di queste doglianze è costituito dall’accusa secondo la quale il Pd zingarettiano sarebbe troppo subalterno all’alleanza con i Grillini cosa che, si dice, farebbe venir meno la tanto agognata "vocazione maggioritaria" del partito. Sarebbe peraltro interessante sapere da questi amici se tale vocazione la si poteva meglio eser citare quando quel partito, letteralmente stremato dalla leadersip renziana, riduceva il proprio consenso elettorale a un misero 18 per cento.
Istruttiva è poi la vicenda che agita il Pd toscano. Tralasciando le beghe interne alla segreteria regionale conviene soffermarsi sul vero casus belli: la ventilata candidatura di Giuseppe Conte alle elezioni suppletive di Siena. Francamente penso che sarebbe stato un valore aggiunto per la città del Palio poter eleggere una personalità del prestigio e della caratura dell’ex presidente.
Per carità, hanno subito strillato Bonafè e soci, bisogna far valere le candidature del territorio. Infatti il deputato uscente Pier Carlo Padoan era notoriamente un contradaiolo della Civetta. In realtà tutto fa pensare che sia in atto una forte spinta alla normalizzazione, a far tornare indietro le lancette della politica mettendo in naftalina l’alleanza di Centrosinistra fondata appunto su un rapporto unitario con il Movimento 5 Stelle.
La si metta come si vuole ma la stessa nascita del governo Draghi non è intervenuta a seguito del fallimento della coalizione precedente. La verità è che c era un ampio arco di forze e di interessi che non potevano accettare che a guidare la ripresa del Paese e a gestire le ingenti risorse del Recovey Fund fossero i soggetti che sorreggevano il governo Conte. Ora c è Draghi e tutti tifiamo perché faccia bene e, prima di tutto, ci porti fuori dal tunnel della pandemia. Prima o poi si tornerà comunque a votare e allora il nodo delle possibili alleanze per fronteggiare la Destra di Salvini e Meloni si riproporrà. Programmi e alleanze, simul stabunt simul cadent. Sarà dunque ineludibile allora oltre che dire quale modello di Paese si ha in testa anche declinare il ventaglio di forze su cui si vuol contare. A meno che qualcuno non pensi che si può stare sempre tutti sotto lo stesso tetto. Se fosse così, il ruolo propulsivo della Sinistra verrebbe meno e non sarebbe certo un bene per l’Italia. --
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