Gioco
Antifascismo, la legge Stazzema adesso punta alle 100mila firme
Centrato l’obiettivo delle 50mila, c’è un nuovo traguardo. Dai centenari ai giovanissimi, una mobilitazione inaspettata
Un signore di 103 anni è voluto andare a tutti i costi al banchetto allestito in piazza, nonostante il suo sindaco, consiglieri comunali e chi più ne ha più ne metta, si fossero offerti di andare direttamente a casa sua con il modulo da sottoscrivere. Se c’è bisogno, contro il fascismo, si scala anche l’Everest.
A Lecco, invece, il primo cittadino Mauro Gattinoni ha messo la sua firma dopo aver visto apparire in un quartiere della sua città svastiche con la scritta «nei forni c’è ancora posto», e poco dopo aver annunciato la sottoscrizione è stato minacciato di morte con un’altra scritta. Ci sono un orgoglio e un senso del dovere, anche un po’ inaspettati, che unisce le oltre 50 mila persone che hanno sottoscritto la proposta di legge contro la propaganda fascista, concepita a Sant’Anna di Stazzema, luogo dell’eccidio del 12 agosto del 1944.
In tutta Italia sono stati allestiti banchetti da associazioni e partiti, anche se i Comuni avevano i moduli da far sottoscrivere. C’è chi è andato a firmare con la famiglia intera e chi, ultranovantenne, è uscito di casa nonostante l’epidemia e gli acciacchi. E poi i giovani, una marea di giovani che hanno riempito i social con foto e relativi hashtag.
«Mi aspettavo che saremmo arrivati alle 50mila firme – commenta il sindaco di Stazzema, Maurizio Verona, nonché promotore della proposta di legge di iniziativa popolare –, ma non mi aspettavo questa mobilitazione e questo entusiasmo. Faccio videoconferenze di continuo in tutto il Paese, fanno banchetti ovunque. È come se questa proposta di legge fosse andata a colmare un vuoto di partecipazione su un tema così sentito».
L’Italia si mobilitò, anche se non come adesso, pure nel 2017 quando sempre il sindaco di Stazzema lanciò l’anagrafe antifascista, un paese virtuale a cui si poteva iscrivere chiunque si riconoscesse nei valori dell’antifascismo. Matteo Salvini la paragonò «all’anagrafe canina» e la cosa fece impennare le iscrizioni. Adesso la “città antifascista” ha circa 59mila abitanti.
La proposta di legge ha mobilitato di più perché è anche di più rispetto all’anagrafe. Vuole infatti punire con pene severe (da sei mesi a due anni e con pena aumentata di un terzo se il fatto viene commesso con strumenti telematici o informatici) «chiunque propaganda i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco», si legge nell’estratto. Sono inclusi striscioni negli stadi, gadget, insulti sui social.
Per essere portata in Parlamento aveva bisogno di 50 mila firme e nei giorni scorsi la quota è stata raggiunta e superata; la raccolta però terminerà il 31 marzo. «È importante continuare a firmare – spiega Verona –. Anzitutto per sicurezza, nel caso qualche firma venisse considerata non valida, ma poi per dare un messaggio. Io sono convinto che, di questo passo, arriveremo ad almeno 100 mila firme».
Tra i 50 mila ci sono molti nomi noti come Roberto Benigni, che ha pure chiamato il primo cittadino per complimentarsi e dare la sua parola che avrebbe a sua volta rilanciato l’iniziativa, o Fabio Fazio, i vignettisti Vauro e Staino (che hanno contribuito con vignette), Bobo Rondelli, Vinicio Capossela, Andrea Scanzi, lo scrittore Maurizio de Giovanni, il segretario nazionale di Sinistra italiana Nicola Fratoianni, il giornalista Sandro Ruotolo che ha realizzato un video e il sindaco di Milano Beppe Sala, che ha firmato sabato mattina in un banchetto in piazza Duomo.
Tra i primi firmatari ci sono poi Silvia Calamandrei, nipote del Piero padre della Costituzione, Adelmo Cervi figlio di Aldo, ucciso dai fascisti insieme con i sei fratelli partigiani, Ferruccio Parri, avvocato e nipote dell’omonimo capo della Resistenza.
Anche dall’estero ci sono state richieste di adesione e per questo il Comune di Stazzema ha inviato i moduli ai consolati dove gli iscritti all’Aire (l’anagrafe degli italiani residenti all’estero) potranno andare a mettere la loro firma. I moduli sono stati inviati in Germania, Austria, Inghilterra, Stati Uniti e anche in Australia: torneranno in Italia, per essere conteggiati, a raccolta finita.
Certo, non tutti remano nella stessa direzione. A Pescara, ad esempio, la maggioranza di centrodestra ha votato contro la mozione dei Cinque Stelle che chiedevano di pubblicizzare sui canali istituzionali del Comune l’iniziativa. «Uno schiaffo alla democrazia», hanno tuonato i Cinque Stelle. «In ogni caso non si possono rifiutare di far sottoscrivere il modulo», precisa il sindaco di Stazzema che si prepara già per depositare a maggio la proposta di legge alla Camera dove inizierà il suo iter parlamentare.
In Senato, Sant’Anna ha già una grande alleata: Liliana Segre ha scritto a Verona nei giorni scorsi per fargli sapere che vigilerà «perché la proposta venga discussa e approvata celermente», anche se non può sottoscriverla perché il suo nome in calce alla proposta «realizzerebbe una sovrapposizione fra iniziativa parlamentare e popolare». —
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