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Toscana

Sassicaia, il mito compie 50 anni: così si è affermato l’eldorado Bolgheri

Divina Vitale
Il marchese Nicolò Incisa della Rocchetta nella barricaia
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Il marchese Nicolò Incisa della Rocchetta nella barricaia

La prossima annata in uscita (2018) è un traguardo che l’azienda festeggia con la nuova cantina del Guidalberto

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BOLGHERI. Cinquant’anni di Sassicaia. 1968-2018. È un millesimo importante quello in uscita per la mitica casa vinicola bolgherese. Un traguardo che non fa che suggellare l’importanza e la storicità che questo vino ha conquistato nel mondo. Il presidente di Tenuta San Guido, Nicolò Incisa della Rocchetta, la figlia Priscilla Incisa della Rocchetta, in rappresentanza di tutta la famiglia, l’amministratore delegato Alessandro Berlingieri, il direttore dell’azienda Carlo Paoli, e tutte le persone che lavorano per la tenuta, formano un team forte, vincente, che con la politica del marchese del “low profile”, ha saputo consegnare al mondo un vino che porta dentro di sé un territorio, i cui prodotti sono ai vertici delle classifiche mondiali, i più ricercati, i più imitati. Bolgheri è diventato un fenomeno economico e parte del segreto sta proprio nella qualità. Un gruppo di produttori, molti artigiani, che si sono passati il lavoro di generazione in generazione. Una doc “intima”, chiusa in termini di ettari.

Il marchese Mario Incisa della Rocchetta per indole è stato protettore e avanguardista nello scommettere nel territorio. È sua la “rivoluzione” per questa terra vocata: Mario Incisa della Rocchetta prelevò dai duchi Salviati, a Migliarino Pisano, delle marze di Cabernet (un clone italiano dunque) che impiantò nel 1942 e successivamente nel 1944 a Castiglioncello di Bolgheri, in una zona protetta dal vicino mare, al quale si attribuiva, erroneamente, la colpa della cattiva riuscita dei vini locali. Il 1968 segna la prima annata ufficiale messa in commercio ma Sassicaia, per consumo familiare, si produceva già dalla fine degli anni Quaranta. Una ascensione rapida quella di Sassicaia nel firmamento mondiale del vino, non ci scordiamo che con l’annata 2015, Sassicaia è stato coronato come primo vino al mondo, da Wine Spectator, una delle riviste internazionali più note. E subito dopo, la 2016 si è aggiudicata 100 punti per mano di Robert Parker.

Un Cabernet Sauvignon all’85 per cento e il resto Cabernet Franc che non ha mai seguito le mode, ma che è sempre rimasto autentico nella sua estrema coerenza territoriale. E oggi si guarda anche al futuro. Perché la volontà dell’azienda è quella di lanciare e dare maggiore identificazione e risalto anche al vino Guidalberto. Sarà perciò costruita una nuova cantina, anche per far fronte alle esigenze di spazi. Di Guidalberto si producono infatti circa 400mila bottiglie e ancora 300mila de Le Difese, l’altro blend che conta Cabernet Sauvignon in maggioranza e un 30 per cento di Sangiovese, e che completa la linea.

La cantina sorgerà dalla vecchia fabbrica di mattoni all’interno della tenuta, in località la Fornace, non molto distante dalla cantina storica, che ricordiamo fu conclusa nel 2007. Ancora è prematuro parlare di tempi. Intanto però Guidalberto è un vino che ha assunto una sua identità precisa e merita il suo spazio e i suoi riconoscimenti, senza rimanere nell’ombra di nessuno.

«È un traguardo importante quello che abbiamo raggiunto e che non è solo nella storia di un vino e della Tenuta San Guido – ha dichiarato il direttore Carlo Paoli - ma dell’intero territorio bolgherese e dei produttori in cui esso operano. Con cui condividiamo la gioia e l’onore di un lungo percorso che ha sempre visto, in perfetta armonia, unità di filosofie e condivisione di intenti e percorsi seguiti da grandi uomini che hanno consentito, oggi, di far sì che Bolgheri sia un posto ammirato e invidiato dal mondo per le tante eccellenze che ci appartengono».—


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