Il Tirreno

Toscana

«Scusate, non ce la faccio». Si uccide nell’agenzia viaggi

Paolo Nencioni
«Scusate, non ce la faccio». Si uccide nell’agenzia viaggi

Dramma a Carmignano, il 68enne non riusciva più a mandare avanti l’attività Ieri doveva pagare gli affitti arretrati. I commercianti: protesteremo per lui

3 MINUTI DI LETTURA





CARMIGNANO. «Sono stanco, non ce la faccio più». Cominciano quasi tutti così i biglietti di addio di chi decide di togliersi la vita. Ma il suicidio di Stefano Cecchi, 68 anni, trovato impiccato ieri pomeriggio nell’agenzia di viaggi che da un quarto di secolo gestiva a Carmignano, in provincia di Prato, non è un gesto dettato da motivi personali o da una “semplice” depressione. Dietro alla decisione di togliersi la vita ci sono motivi economici, c’è la sofferenza di una categoria, quella degli operatori turistici, che come tante altre sta pagando un prezzo altissimo alla crisi innescata dalla pandemia Covid.

E dunque Stefano ha scritto che era stanco e che non ce la faceva più nel biglietto trovato dai carabinieri dopo la scoperta del corpo senza vita. Ma ha aggiunto che era stanco perché non riusciva a mandare avanti la sua attività. Ha chiesto scusa al fratello e alla socia Mariella e si è scusato anche con una terza persona, il padrone della casa dove viveva. Proprio ieri all’ora di pranzo avevano appuntamento per saldare alcuni affitti arretrati. Stefano Cecchi a quell’appuntamento non è mai arrivato. Dal Bar Cocò di via Baccheretana lo hanno visto uscire intorno alle 13, come faceva quasi sempre, è salito in macchina, poi è sceso ed è tornato dentro l’agenzia di Kublai Viaggi. A quel punto aveva già deciso.

Non vedendolo arrivare, l’amico col quale aveva appuntamento ha chiesto alla socia e si sono messi a cercarlo. Poco dopo le 16 sono arrivati all’agenzia, la macchina era ancora lì davanti, ma di lui non c’era traccia. Prima di andare via hanno voluto controllare la scala a chiocciola che porta nel seminterrato e lo hanno trovato lì. Nella concitazione non si sono nemmeno accorti del biglietto d’addio, che è stato trovato dai carabinieri, intervenuti insieme con la Croce Rossa di Quarrata, il cui medico ha potuto solo constatare il decesso. Ora a Seano di Carmignano, dove Stefano era molto conosciuto, nessuno crede che sia stato vinto da una forma di depressione. Lo vedevano sempre sorridente, anche se negli ultimi mesi un po’ meno.

A Elmar Manfredi, del Caffè Cocò, aveva anche confidato di avere seri problemi a mandare avanti l’agenzia viaggi. A un’amica aveva raccontato di aver intaccato i risparmi in banca pur di non chiudere. Da un anno arrivava la mattina negli uffici di via Baccheretana, spesso senza clienti, e si tratteneva fin quasi all’ora di pranzo. Un bicchiere al bar accanto e poi via a casa. Di pomeriggio l’agenzia rimaneva chiusa e ogni tanto prendevano un appuntamento il sabato mattina. Poca roba, con le restrizioni agli spostamenti dettate dal Covid. Tanto che anche il sindaco di Carmignano, Edoardo Prestanti, dopo essere andato sul posto e aver invitato tutti a trattare la tragedia con il dovuto rispetto per la vittima, ha sollecitato una riflessione «su come questo tragico fatto sia conseguenza di una situazione nazionale critica, dove le attuali misure non sono sufficienti a tutelare le categorie di lavoratori maggiormente colpite».

Di questo è convinto anche Elmar Manfredi, che ora medita di ricordare Stefano invitando gli altri commercianti a una chiusura simbolica in segno di protesta. «Da un anno – racconta – chiedo una riduzione dell’affitto e non ho ottenuto niente. E in un anno ho preso 2.800 euro di ristori. Sono spiccioli, che ci faccio? La verità è che tutti se ne fregano e il cerino resta in mano a noi».
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Prato, il questore chiude una discoteca per 30 giorni dopo una lite (con ferito)

di Redazione Prato