Sicurezza
"Noi unici corrieri in cassa integrazione"
Presidio davanti ad Amazon a Pisa. La multinazionale: "Verifiche in corso"
Aumentano i carichi lavorativi individuali, ma i corrieri si ritrovano in cassa integrazione. Il boom dell’e-commerce e il progressivo aumento dei consumatori online durante l’ultimo anno, non sono stati sufficienti ad assicurare stabilità ai dipendenti della Trasline srl.
L’azienda pisana, una delle quattro coinvolte negli appalti per i corrieri Amazon di Pisa, ha fatto ricorso all’ammortizzatore sociale per gestire il fisiologico calo di consegne previsto per il primo trimestre dell’anno.
«Una procedura avviata e applicata senza un preventivo confronto con le organizzazioni sindacali e senza informare i lavoratori» lamentano una parte dei 48 dipendenti impiegati e i delegati della Uiltrasporti che ieri si sono riuniti in presidio davanti al centro di smistamento Amazon di Montacchiello nell’ambito di uno sciopero dell’intera giornata proclamato dal sindacato.
«È l’unica azienda in Italia, o comunque una delle pochissime - sottolineano i rappresentanti della Uiltrasporti -, ad aver fatto ricorso alla cassa integrazione nonostante il periodo d’oro che l’intero settore vive dall’inizio della pandemia. Una decisione che probabilmente scaturisce anche da errori gestionali che hanno portato all’assunzione a tempo indeterminato dell’intera forza lavoro soprattutto per gestire la grande mole di consegne prevista nel periodo natalizio, poi calata a partire da gennaio quando è stato applicata la cassa integrazione con i primi effetti negativi sui salari di febbraio».
Contrastare la decisione dell’azienda e rivendicare la convocazione di un tavolo, finora negato, gli obiettivi dei rappresentanti dei lavoratori che puntano il dito anche contro il colosso del commercio elettronico. «Abbiamo più volte informato Amazon della situazione - specificano - chiedendo un supporto che non abbiamo mai ricevuto». Paradossalmente, mentre l’azienda applica l’ammortizzatore sociale, aumentano i carichi lavorativi individuali degli addetti alle consegne, parte del piccolo esercito di circa 250 lavoratori che quotidianamente "invade" le strade del territorio pisano per far fronte ad una media personale di circa 140 fermate giornaliere per la distribuzione di oltre 200 pacchi.
«Le giornate non lavorate sono anche conseguenza di un incremento spasmodico del numero di consegne affidate a ogni singolo corriere - prosegue la Uiltrasporti - che pongono anche un serio problema di stress per i lavoratori. Riteniamo quindi ancora più inaccettabile l’applicazione della cassa integrazione in una realtà che lavora a supporto di un settore che durante l’intero periodo della pandemia ha visto incrementare i propri volumi e il proprio giro di affari e che alla luce di questo ha realizzato il nuovo distretto di Montacchiello», dove domani, nell’ambito di una seconda giornata di sciopero, i lavoratori si ritroveranno per un nuovo presidio di protesta.
Intanto Amazon fa sapere che verificherà la fondatezza di quanto detto dai lavoratori. «Richiediamo a tutti i fornitori di servizi di consegna - fanno sapere dalla multinazionale - di rispettare il codice di condotta dei fornitori Amazon, attento a garantire che gli autisti abbiano compensi e orari di lavoro adeguati. Stiamo inoltre esaminando la fondatezza di queste affermazioni, e saremo pronti a prendere gli opportuni provvedimenti nel caso in cui i nostri partner non siano in linea con tali aspettative. Il nostro è un business stagionale e per questo lavoriamo a stretto contatto con i nostri fornitori di servizi di consegna per consentire loro di pianificare adeguatamente le loro esigenze operative».
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