L’impegno di Liliana Segre per l’anagrafe antifascista
Dopo Benigni, Fazio e altri, anche la senatrice ha scritto al sindaco di Stazzema «Vigilerò perché la proposta venga approvata celermente dal Parlamento»
Melania Carnevali
stazzema. Non può firmarla perché il suo nome in calce «realizzerebbe una sovrapposizione fra iniziativa parlamentare e popolare», ma aderisce «senz’altro allo spirito della proposta e ai suoi contenuti normativi». Anzi, la senatrice Liliana Segre sarà la guardiana in Parlamento della proposta di legge contro la propaganda fascista, nata nel cuore del parco nazionale della Pace, a Sant’Anna di Stazzema (Lucca), il paese dell’eccidio nazifascista. Lo ha assicurato lei, con una lettera inviata direttamente al sindaco, e promotore dell’iniziativa, Maurizio Verona. «Vigilerò – ha scritto – perché la proposta venga discussa e approvata celermente».
Un sostegno che non è un sostegno qualsiasi, quello di Liliana Segre, e che si aggiunge a quello di personaggi famosi che ci hanno già messo la faccia e la firma, come Roberto Benigni, che ha pure chiamato il primo cittadino per complimentarsi e dare la sua parola che avrebbe a sua volta rilanciato l’iniziativa, o Fabio Fazio, i vignettisti Vauro e Staino (che hanno contribuito con vignette), Bobo Rondelli, Andrea Scanzi, lo scrittore Maurizio de Giovanni, il segretario nazionale di Sinistra italiana Nicola Fratoianni. Tra i primi firmatari ci sono poi Silvia Calamandrei, nipote del Piero padre della Costituzione, Adelmo Cervi figlio di Aldo, ucciso dai fascisti insieme con i sei fratelli partigiani, Ferruccio Parri, avvocato e nipote dell’omonimo capo della Resistenza.
Questa proposta di legge, che ha già raccolto oltre 35mila firme (quelle già contate) e dovrebbe arrivare ad almeno 50mila entro il 31 marzo, vuole andare a colpire reati più precisi della già esistente legge Mancino. Vuole punire con pene severe (da sei mesi a due anni e con pena aumentata di un terzo se il fatto viene commesso con strumenti telematici o informatici) «chiunque propaganda i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco», si legge nell’estratto. Quindi striscioni, gadget, insulti sui social. E se Sant’Anna riuscirà a raccogliere le firme necessarie, in Parlamento avrà una grande alleata: la senatrice Segre. Lei che il 30 gennaio del 1944 venne caricata su un treno al binario 21 della stazione di Milano Centrale e che sette giorni dopo arrivò al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau dove perse il padre e da dove uscì viva per miracolo. Lei che sul braccio ha ancora tatuato il numero di matricola 75190 che ogni santo giorno le ricorda cosa siano stati il fascismo e il nazismo. Lei che, anche questa volta, non cederà.
«La diffusione di messaggi fascisti e razzisti – ha scritto – ha raggiunto ormai livelli intollerabili, la coscienza civile della Repubblica nata dalla Resistenza deve mostrarsi avvertita dei pericoli e reagire». —
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