Sicurezza
Pd, Bonafè silura Fabiani: gli zingarettiani se ne vanno
La segretaria propone di azzerare la segreteria, gli “avversari” non ci stanno. I dem sono spaccati: alla base due opposte visioni sull’asse coi 5 Stelle
La proposta è in tre mosse: sciogliere la segreteria, nominare un esecutivo “istituzionale”, dare 15 giorni ai nemici di corrente – gli zingarettiani – per proporre un nuovo vicesegretario. Chiunque, ma non lui. Non Valerio Fabiani che gode dell’appoggio e del favore di Nicola Zingaretti, il segretario nazionale del partito, ma non della leader regionale, Simona Bonafè. La risposta degli zingarettiani arriva intorno alle 21, ieri sera, quando la riunione dovrebbe essere in corso: non si presentano alla riunione della segreteria. Considerano la proposta irricevibile. E non faranno parte della nuova segreteria.
LA ROTTURA
Si ufficializza così, di lunedì sera, la rottura del Pd toscano, con l’europarlamentare segretaria dem che liquida il vicesegretario zingarettiano, rischiando di mettere a repentaglio la riforma dello Statuto della Regione. La riforma sollecitata dal presidente Eugenio Giani che ha bisogno dell’autorizzazione del consiglio regionale per allargare da otto a nove a la giunta (con l’ingresso di Giacomo Bugliani) e per nominare anche due “sottosegretari” (Gianni Anselmi e Iacopo Melio).
AZZERARE LE CARICHE
La proposta di Simona Bonafè è articolata: l’attuale segreteria si scioglie, tutte le cariche si azzerano, meno la sua. Viene creato un esecutivo “istituzionale” di cui fanno parte le cariche ufficiali del partito. Bonafè avrebbe voluto anche il capogruppo in consiglio regionale, Vincenzo Ceccarelli. Che è uomo della corrente di Zingaretti, ma che è anche uomo «delle istituzioni» ma Ceccarelli si tira fuori. Oltre a lui, nell’esecutivo dovrebbero entrare (fra gli altri) Massimiliano Pescini, coordinatore della segreteria regionale del Pd; Marco Simiani, responsabile enti locali (che dovrebbe, però, lasciare la segreteria nazionale); Tania Cintelli (responsabile donne del Pd).
L'INCOMPATIBILITÀ
Questa soluzione comporterà la frattura interna del Pd, in un momento di crisi economica e sociale estrema del Paese, con (non poca) soddisfazione del Italia Viva che assiste alla guerra fratricida dei democratici. Ma margini di trattativa non sembrano rimasti. L’incompatibilità fra Simona Bonafè e Fabiani appare inconciliabile. E non solo perché Fabiani ha avuto il torto (secondo la segretaria) di appoggiare l’ex capo del governo Giuseppe Conte a candidato alle politiche “suppletive” per la Camera nel collegio di Siena. È che proprio i due hanno visioni opposte sulla gestione del partito e delle alleanze: Fabiani è a favore della costruzione di una coalizione aperta anche a Mss e Leu, sul modello della maggioranza che sostiene il governo Draghi. E vorrebbe allargare questa coalizione a liste civiche, allungando l’occhio verso le elezioni amministrative di primavera.
Simona Bonafè, invece, non sponsorizza l’alleanza con M5S e Leu, malgrado le decisioni romane.
CONFRONTO NEGATO
Ecco quindi la rottura. Affidata a una nota: «In queste ore, nel Pd toscano, stanno avvenendo cose in aperto contrasto con quello spirito di unità e di collaborazione che una fase così delicata richiederebbe e con la gestione unitaria del partito faticosamente raggiunta lo scorso anno. La segretaria Bonafè si sta infatti accingendo a cambiare la segreteria senza avere mai aperto un confronto con l’area Piazza Grande Toscana, che ha sostenuto all'ultimo congresso Nicola Zingaretti. Tale scelta viene assunta dopo interviste nelle quali Simona Bonafè contestava la linea politica condivisa e approvata all’unanimità dalla direzione nazionale, fino ad arrivare a evocare la necessità di un congresso nazionale, rendono chiara la volontà della segretaria regionale di rompere l'unità del partito, di aprire la conta interna tra correnti e usare il Pd toscano per indebolire quello nazionale con sterili pretesti. A queste condizioni, è evidente che non possa proseguire, per suo volere, nessuna gestione unitaria e che, pertanto, le nostre rappresentanti e i nostri rappresentanti non possano fare parte del nuovo esecutivo del partito regionale».
ALLEANZA BRUCIATA
«Oltretutto – conclude Stefano Bruzzesi, esponente della corrente riformista e zingarettiana, tra i fautori della candidatura di Giani – la posizione della segretaria vanifica il lavoro dei mesi scorsi di tutte le componenti del Pd per costruire un’alleanza solida, al di là delle correnti di partito. È grazie a questo lavoro svolto da tutti insieme che siamo riusciti a formulare la candidatura unitaria e vincente di Eugenio Giani alle regionali e di Luca Salvetti alle comunali di Livorno. Ora invece si spacca tutto solo per una questione di lesa maestà. Per un’intervista che la segretaria non ha gradito. Incomprensibile». —
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