Sicurezza
La rivoluzione nei mercati della finanza
Che i mercati finanziari non fossero, a differenza di quanto insegnava la teoria tradizionale, razionali lo ha insegnato la storia. Da quando nel 1.600 si verificò la famosa bolla dei tulipani in Olanda, si sono moltiplicati in tutti i mercati i casi in cui i prezzi di alcune azioni si gonfiavano e poi correvano quasi verso lo zero. I recenti mutamenti tecnologici hanno, tuttavia, non solo ridotto e spesso eliminato le tradizionali commissioni sulle compravendite, ma fatto entrare sul mercato nuovi soggetti non professionali.
Il recentissimo caso delle azioni di Game Stop, una catena di negozi con sede in Texas, ma diffusa anche fuori dagli Usa, che in pochi giorni sono cresciute di ben quattro volte il valore iniziale per poi precipitare, non è stato realizzato da fondi speculativi, ma da piccoli azionisti organizzati. Ora anche singoli individui possono suggerire ad altri facenti parte di una rete quali titoli acquistare o vendere. Le conseguenze di tali mutamenti non sono facilmente individuabili anche perché, come ha scritto The Economist: «A Wall Street non ci sono lealtà. Quando senti che nell’acqua c’è del sangue diventi un pescecane». Non solo, tutti tendono a diventare dei predatori che spesso vendono un titolo per farne discendere il prezzo e riacquistarne in notevole quantità. Le nuove generazioni di operatori appartengono a questa categoria. Ovviamente anche gli operatori dei fondi d’investimento si adeguano e comprano o vendono in funzione di quello che avviene nel mercato e, di conseguenza, ne accrescono le tendenze, positive o negative che siano. Certo tutto questo tende a rendere molto più difficile l’attività dei fondi pensione tradizionalmente abituati a procedere ad acquisti e vendite con prospettive di lungo termine. Il che danneggia notevolmente il cittadino comune che pensava di aver coperto almeno gli aspetti economici dei molti problemi della vecchiaia. Anche per le imprese le nuove tendenze possono avere conseguenze diverse. Per quelle già sul mercato eccessive oscillazioni possono provocare danni ai manager che stanno attenti ai prezzi delle loro azioni non solo perché spesso fanno parte della loro remunerazione, ma perché si riflette sulle possibilità di ricorso ai mercati per una possibile crescita. La situazione è, invece, molto più vantaggiosa per le nuove imprese perché, non essendo sottoposte, come avveniva tradizionalmente, ad analisi da parte di esperti, possono autopresentarsi come campioni anche quando non sono tali. Sottoscrittori non molto razionali, ma che operano secondo la moda del momento possono essere attratti.
Vista questa non brillante situazione è possibile fare qualcosa? Con molto coraggio si potrebbe pensare a vietare le operazioni che non siano su titoli già quotati ai singoli individui. Occorrerebbe, inoltre, non consentire operazioni speculative ai fondi e incentivare alcuni di questi a specializzarsi in nuove aziende. In un mondo che cambia rapidamente il nuovo, anche se difficile, essendo frutto dei cambiamenti avvenuti, è sempre più adeguato e, quindi, migliore del vecchio. --
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
