Sicurezza
Poche le dosi per gli over 80. E i medici dello Smi si sfilano
Luci e ombre della campagna vaccinale agli anziani nelle mani dei medici di famiglia. Impossibile usare i sieri Pfizer a domicilio: i più vecchi dovranno aspettare
Almeno quattro mesi. Tanto ci vorrà per vaccinare contro il Covid i circa 320mila over 80 toscani. E, per ora, niente somministrazione a domicilio per chi non può camminare: il siero prodotto da Pfizer-BioNTech non può uscire dall’ambulatorio e non si può trasportare, una volta ricostituito (cioè diluito con la soluzione fisiologica). Bisognerà aspettare Moderna, l’altro tipo di vaccino.
È un quadro complessivo con ancora diverse ombre quello relativo alla campagna vaccinale contro il Covid. Con una certezza su tutte: ci vorrà tempo. Tanto tempo. Perlomeno, facendo un rapido calcolo, se duemila medici di medicina generale (su un totale di 2.600 in Toscana) scenderanno in campo. E, soprattutto, se le somministrazioni andranno avanti a questo ritmo: fino al 28 febbraio, sei dosi (il contenuto di una fiala di siero Pfizer) a settimana per ognuno dei medici di famiglia che le prenoteranno per i loro pazienti sul portale della Regione. Poi da marzo (salvo ritardi e riduzioni delle forniture), le dosi assegnate a ogni dottore raddoppieranno, passando da sei a 12 a settimana.
Ma la strada da fare è ancora lunga e in salita. Per due motivi principali: a differenza delle Federazione italiana medici di medicina generale e del sindacato nazionale autonomo dei medici italiani, il sindacato medici italiani, sotto la cui sigla raccoglie circa 600 medici, l’accordo con la Regione Toscana non l’ha firmato. Anche se si dichiara «pronto a contribuire, per senso etico e deontologico, alla somministrazione dei vaccini». Ma intanto attacca: «La Regione ha costruito un sistema organizzativo di vaccinazione farraginoso e burocratico che costringerà ognuno dei 2.657 medici toscani a vaccinare, in tutto, solo sei anziani over 80 a settimana coi vaccini Pfizer e Moderna e le loro ben note problematiche della catena del freddo», sottolinea Nicola Marini, segretario regionale del sindacato Smi.
E poi c’è l’altro aspetto: non tutti gli ambulatori sono già organizzati per la somministrazione. «I colleghi si stanno preparando al meglio per affrontare la campagna – spiega Alessio Nastruzzi, segretario generale di Fimmg per la Toscana – i medici di medicina generale ci stanno mettendo tanto impegno ed entusiasmo, ma ci sono alcuni aspetti logistici da sistemare. Come avere un infermiere a disposizione al momento della somministrazione del vaccino. Alcuni ambulatori sono già operativi, altri lo stanno facendo. Contiamo che i medici siano pronti già a partire dalla prossima settimana». E, per ora, gli anziani ultraottantenni con problemi di deambulazione – e che non abbiano la possibilità di raggiungere, in maniera autonoma, l'ambulatorio del loro medico – dovranno attendere. Chissà quanto. Perché, trasportare il vaccino Pfizer dopo aver ricavato la dose, è vietato per non vanificarne gli effetti. «In questo caso – aggiunge Nastruzzi – bisognerà aspettare che siano disponibili altri tipi di vaccino. Attendiamo indicazioni dalla Regione ma sulla tempistica, almeno per il momento, informazioni non ne abbiamo. Sarà possibile procedere intanto con tutti gli altri over 80».
Ma, per Smi, la situazione è molto più complessa di quel che sembra, annunciando tempi per la conclusione della campagna vaccinale degli over 80 ancora più lunghi. «Significa che la vaccinazione di questi pazienti fragili e ad alto rischio terminerà solo verso metà luglio - aggiunge il segretario del Sindacato medici italiani - cronaca di un flop annunciato, inquietante anteprima del fallimento della prossima campagna vaccinale di massa, pesanti ritardi che vogliono dire più contagi, più malattie, più morti. Abbiamo proposto alla Regione di rovesciare il paradigma ordinando alle aziende sanitarie di mettere a disposizione dei medici di famiglia strutture molto ampie che siano punti vaccinali con personale infermieristico, sociosanitario e amministrativo per un consenso informato professionale, per la registrazione e il monitoraggio di controllo di eventuali eventi avversi e il conseguente trattamento medico. Siamo rimasti inascoltati». —
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