Il dolore
Non serve cliente senza mascherina Licenziamento dichiarato illegittimo
Martina Trivigno
Licenziato in tronco perché si rifiuta di servire un cliente entrato in Autogrill senza indossare la mascherina. Ma il tribunale di Arezzo dichiara illegittimo il licenziamento del dipendente, un uomo di 55 anni. Per il giudice del lavoro, cacciare il lavoratore è stato un atto ingiustificato. E, per questo, è stato reintegrato nell'organico aziendale. Sì perché – spiega Pasqualino Albi, professore ordinario di Diritto del lavoro del dipartimento di giurisprudenza dell’università di Pisa e avvocato giuslavorista – il dipendente ha fatto soltanto il suo dovere, invitando il cliente a indossare il dispositivo di protezione. A tutela della sua salute e di quella di clienti e colleghi al lavoro in quel momento. Nessuna scortesia, insomma nei confronti del cliente. Quindi, il dipendente non avrebbe arrecato danno all’azienda rifiutandosi di servire l’uomo. Anzi: il dipendente avrebb dimostrato senso di responsabilità.
La vicenda risale al marzo del 2020. Il cliente entra in Autogrill, si dirige verso il banco. Il barista gli fa notare che non indossa la mascherina. Ne nasce una discussione piuttosto accesa, il cliente se ne va senza acquistare nulla. Poi, una volta sbattuta la porta dell’Autogrill dell’area di servizio di Badia al Pino ovest, sull'A1, si “sfoga” su Facebook: contesta il trattamento ricevuto. E il post, visualizzato dall’azienda, ha un effetto deflagrante per il lavoratore. Che, dopo molti anni di servizio, si è trovato, all'improvviso, senza un impiego. Ma il 55enne si è rivolto al giudice del lavoro. E ha vinto. «La prestazione di lavoro può essere eseguita soltanto se si svolge in sicurezza, altrimenti si espone se stessi e gli altri a un rischio. Immaginiamo – dice il professor Albi – che a un lavoratore venga chiesto di calarsi in un pozzo alla cui base corrono cavi di alta tensione. Se il datore di lavoro chiedesse di farlo e il dipendente si rifiutasse non sarebbe inadempiente, anzi. Esiste una disciplina generale che riguarda l'obbligo del datore in materia di sicurezza e che fa capo all'articolo 2.087 del Codice civile. Nel caso del barista, il cliente entrato senza indossare la mascherina rappresentava un potenziale rischio di contagio da Covid-19. Non dimentichiamo che siamo nel bel mezzo di una pandemia». Per il tribunale di Arezzo, infatti, il lavoratore ha fatto soltanto il suo dovere. «E forse anche di più – sottolinea il giuslavorista – Il dipendente, infatti, è stato licenziato nonostante abbia fatto qualcosa al di là della sua ragionevolezza, dimostrando di possedere un grande senso di responsabilità. Lo ricordiamo: è un diritto del lavoratore proteggere la sua salute. Che, al tempo stesso, diventa un dovere etico. Nella sentenza, il giudice ha richiamato l’articolo 20 del decreto 81 del 2008 secondo cui gli effetti delle azioni o delle omissioni di ogni lavoratore ricadono su chi, in quel momento, si trovi sul luogo di lavoro. Ma non è questo il caso: il dipendente ha dimostrato di tenere non solo a se stesso, ma di tutelare anche la salute di chi gli stava intorno in quel momento: i clienti e gli altri colleghi». —
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