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Il presidente di Farmindustria: «I ritardi nei vaccini? Inevitabili»

Ilenia Reali
Il presidente di Farmindustria e manager di J&J Massimo Scaccabarozzi
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Il presidente di Farmindustria e manager di J&J Massimo Scaccabarozzi

Massimo Scaccabarozzi, presidente dell’associazione delle imprese farmaceutiche, difende il sistema e annuncia per aprile le prime dosi di Johnson&Johnson di cui è manager

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L'intervista

I vaccini arrivano a singhiozzo ma il presidente di Farmindustria e manager della multinazionale statunitense Johnson&Johnson Massimo Scaccabarozzi proprio non ci sta ad avere l’indice puntato contro l’industria che rappresenta e che considera «un fiore all’occhiello» del nostro Paese. Soprattutto in un periodo in cui la «ricerca sul Covid ha fatto, e sta facendo, miracoli».

Presidente, la campagna di vaccinazione va a rilento, le date e le quantità di consegna non vengono sempre rispettate.

«Ci sono dei problemi perché siamo in un Paese che preferisce evidenziare ciò che non va anziché quello che funziona. Facciamo un po’ di chiarezza: la ricerca ha fatto sì che avessimo i vaccini in tempi inimmaginabili ma questo comporta che non si possa avere una produzione a regime da un giorno all’altro».

Dove produrli è stato un tema affrontato più volte, anche nelle fasi di sperimentazione.

«I vaccini hanno tempi di produzione più lunghi rispetto ai normali farmaci. Servono macchine complesse, i bioreattori, che non tutte le aziende farmaceutiche possiedono e non si trovano ovunque. Per intendersi: se oggi parto con un vaccino, ammesso che abbia il bioreattore, la prima fiale ce l’ho dopo 4-6 mesi».

I primi tempi sembrava ci sarebbero state subito le quantità necessarie.

«Li abbiamo avuti a gennaio e a febbraio perché i gruppi farmaceutici ancora prima di chiudere la ricerca hanno cominciato a produrli. La produzione è partita a maggio-giugno dello scorso anno».

E non avrebbe dovuto garantire il rispetto della programmazione?

«Non si può pensare di averli tutti il primo giorno. Arriveremo a regime nel giro di poco tempo».

Quanto tempo?

«Non posso saperlo ma tutti noi abbiamo attivato collaborazioni con partner esterni e ampliato i laboratori per potenziare le produzioni. È stata provvidenziale la scelta di creare una coalizione europea per gli acquisti in modo da evitare fughe in avanti di paesi più ricchi, più organizzati o avvantaggiati per qualsiasi motivo. Una prenotazione centralizzata come quella attuale garantisce equità».

Insisto, non avrebbe dovuto garantire un’organizzazione più efficiente?

«Grazie a questa procedura sono stati firmati contratti per la prenotazione con sei gruppi per un totale di un miliardo e 600 milioni di vaccini e un’ulteriore opzione su altri 700 milioni. Tutti entro la fine del 2021. Questi contratti sono stati firmati ancor prima di concludere gli iter di approvazione e di ricerca. Le aziende si sono impegnate a fare il massimo per rispettare la quantità di dosi entro l’anno».

“Fare il massimo” è stato considerato chiedere poche garanzie.

«Se ordiniamo 15 Ferrari contemporaneamente, la prima ce la consegnano tra tre mesi ma per le altre ci chiedono di aspettare un po’ di più. Il settore sta facendo di tutto per fornire dosi adeguate, per non penalizzare nessun Paese e avere tempi di consegna stretti. I vaccini sono ancora pochi, tre, e devono rispondere alla domanda mondiale».

Lei è presidente e amministratore delegato di Janssen, la farmaceutica del gruppo Johnson&Johnson. Sta per arrivare anche il vostro vaccino.

«Abbiamo depositato qualche giorno fa il fascicolo all’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali. Non il fascicolo completo: i dati delle fasi 1 e 2 li avevamo già consegnati in anticipo. Ora stanno valutando la fase 3 che ha coinvolto 45mila persone inserite nella sperimentazione. Ci attendiamo l’approvazione entro fine mese. L’accordo prevede 200 milioni di dosi per l’Europa, 27 milioni in Italia entro tutto il 2021».

Ci si aspetta che il vaccino J&J sbloccherà la situazione in Italia incrementando molto il numero delle vaccinazioni.

«Le 27 milioni di dosi corrispondono a 27 milioni di persone, non serve il richiamo, ma non aspettiamoci che arrivino tutte ad aprile. Stiamo cercando delle partnership per incrementare ulteriormente la produzione».

Quindi ci sta dicendo che arriverà con il contagocce?

«No assolutamente. La produzione l’abbiamo cominciata ad aprile dello scorso anno. Il vero incremento dei vaccini ci sarà prima dell’estate: un tempo ragionevole per avere in equilibrio la produzione e la distribuzione complessiva. Serve un po’ di pazienza».

Con le varianti cosa accadrà? Dovremo ricominciare?

«I gruppi con i vaccini già autorizzati hanno cominciato studi sulle varianti. Quello che facciamo normalmente per gli antinfluenzali».

E il vaccino J&J?

«J&J è stato sperimentato anche sulla variante brasiliana e sudafricana: nell’85 per cento dei casi evita infezioni gravi, nel 100 per cento l’ospedalizzazione e i decessi». — RIPRODUZIONE RISERVATA

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