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Bekaert sbatte la porta, 112 licenziamenti. Il filo d’acciaio all’estero costa un sesto. L'ipotesi Piombino

Guido Fiorini
Una manifestazione dei dipendenti Bekaert a Figline Valdarno
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Una manifestazione dei dipendenti Bekaert a Figline Valdarno

Il cliente storico Pirelli (ed ex proprietario della fabbrica) ora compra il prodotto in Romania. Ricollocati alla Laika 64 dipendenti su 176 

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Pneumatici e bottiglie di champagne, prodotti così diversi, ma che necessitano entrambi dello “steelcord”, quel filo d’acciaio che, in Italia, dagli anni ’60, si produce a Figline Valdarno. Prima dalla Pirelli e poi dalla Bekaert, multinazionale belga del settore, che nel 2014 comprò l’azienda dal colosso di Tronchetti Provera. E quel filo, usato per rinforzare le gomme e per le capsule del tappo del vino frizzante, iniziò a legarsi anche con la disperazione dei dipendenti. Già all’atto della cessione, con un accordo sindacale, in cinquanta andarono a casa (nel 2015), sui 318 di allora. Poi un dimagrimento continuo, tanto che adesso ne sono rimasti poco più della metà, 176. Poco più di 60 sono stati assunti dalla Laika, andranno a fare i camper, per gli altri 112 il futuro è grigio. Se non nero, come gli pneumatici.

NIENTE CASSA

Nei giorni scorsi, infatti, al tavolo regionale a cui hanno preso parte le organizzazioni sindacali, la direzione della Bekaert e i rappresentanti della Regione, l’azienda ha comunicato che non intende avvalersi di un’ulteriore proroga della cassa integrazione Covid, che peraltro sarebbe a costo zero, in quanto non vede alcuna prospettiva di reindustrializzazione.

Dalla sede di Zwevegem (Belgio, Fiandre occidentali), i dirigenti del più grande gruppo mondiale produttore di “steel wire” (filo d’acciaio), 140 anni di storia, 28mila dipendenti in 45 Paesi, oltre 5,1 miliardi di fatturato annuo, vedono i dipendenti dell’Alto Valdarno come numeri, una goccia nel mare della multinazionale. E quei numeri, da quando Pirelli ha deciso di comprare il filo d’acciaio in Romania, dove lo paga un sesto per il minor costo della mano d’opera, non tornano più. Responsabilità chiare, alle quali si sono aggiunte il ritardo di reazione della politica, regionale e nazionale, il Covid e anche una non totale sintonia sindacale, con alcune sigle che non hanno visto di buon grado il tentativo di Fiom, sostenuto da Legacoop, di creare una cooperativa con 52 dipendenti(la Filcoop Valdarno, costituita nel maggio 2019), che aveva anche presentato un piano industriale. Di fatto ignorato da tutti, anche dall’advisor Sernet.

Adesso, se per un terzo dei dipendenti si è aperta l’opzione Laika, azienda con sede a San Casciano Val di Pesa produttrice di camper che con la pandemia ha visto un balzo dei fatturati, perché in tanti hanno visto come “sicura” la vacanza itinerante, per gli altri le speranze sono quasi finite. Anche un’ipotesi di collaborazione con le acciaierie di Piombino, storiche fornitrici di vergella (tondino d’acciaio) all’azienda, non pare un percorso così agevole, visto che sul promontorio, per ora, non c’è neppure un nuovo piano industriale.

IL SINDACATO

«La situazione è drammatica e le responsabilità tante – ci dice Daniele Calosi, segretario della Fiom di Firenze, che ha seguito la vertenza dall’inizio –. E sono da imputare alle aziende coinvolte, Bekaert e in qualche modo Pirelli, a tutta la “filiera” della politica, anche al sindacato. Siamo stati presi in giro: ricordo ancora le incursioni a Figline dell’allora ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio, che annunciava l’interesse della bielorussa Bmz. Tante parole, ma non si è visto nessuno. Ora mi dicono che potrebbe essere interessata Jindal, ma anche gli indiani non si sono visti in Valdarno, non hanno neppure presentato il piano industriale a Piombino. E per fortuna che, grazie soprattutto al sindacato, una parte dei dipendenti è stata assorbita dalla Laika. Per gli altri lotteremo fino all’ultimo, ma la scelta di non rinnovare la cassa Covid da parte dell’azienda ci taglia la cosa più preziosa , il tempo. Con altri due, tre mesi forse avremmo potuto fare qualcosa, con la cassa in scadenza fra poche settimane i margini sono esigui».

LA POLITICA

A combattere in prima linea è la sindaca di Figline e Incisa, Giulia Mugnai (Pd) che pensa al drammatico impatto sociale che avrebbe la perdita del lavoro per oltre 100 famiglie in un piccolo Comune come il suo. Per la Regione la vertenza è stata seguita, dall’inizio, da Valerio Fabiani, piombinese, consigliere di Eugenio Giani per il lavoro e le crisi aziendali.

«La decisione dell’azienda di non rinnovare la cassa Covid ci mette in grande difficoltà. Soprattutto perché succede nel momento in cui non c’è un governo. Con la sottosegretaria Alessia Morani (svilupo economico, ndr), infatti, stavamo lavorando a alcune ipotesi per la reindustrializzazione. Ora, senza un interlocutore di peso, la multinazionale non ha visto prospettive e ha preso questa decisione pesantissima per i dipendenti. Eppure qualcosa avevamo ottenuto. L’accordo con Laika, al quale hanno dato tantissimo i sindacati, è nato perché abbiamo “messo in contatto” due problemi opposti. Da una parte l’azienda che produce camper, che abbiamo sostenuto con soldi statali e regionali, aveva bisogno di personale per riaprire il suo vecchio impianto di Tavarnelle, dall’altra c’erano i dipendenti della Bekaert. Così, alla fine, ne hanno presi 64. Per gli altri stiamo lavorando: tramite Invitalia stiamo cercando aziende interessate. E, in questo, nonostante il tempo sia tiranno, io continuo a pensare che Jindal potrebbe aiutarci. Del resto Piombino ha sempre fornito la vergella alla trafileria di Figline e una collaborazione ci sta tutta». —

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