Tregua fra i dem toscani su Conte. Ma Bonafé è decisa: fuori Fabiani
Rinviata di una settimana la direzione per la nuova segreteria Il nuovo vice forse Ceccarelli. L’ex presidente: torno a fare il prof. E rinsalda l'allenza con Pd e Leu
Una settimana di tregua. Una resa dei conti sospesa, giusto il tempo di provare a salvare il soldato Fabiani. Cioè Valerio Fabiani, il vicesegretario toscano del Pd che il grosso del Pd adesso vorrebbe mettere alla porta, colpevole di aver «rotto l’unità» fra i dem sostenendo che sì, la candidatura di Giuseppe Conte alle suppletive di Siena – dove (e quando si potrà) si tornerà a votare visto che il collegio è stato lasciato libero dalle dimissioni di Gian Carlo Padoan – non solo sarebbe «una soluzione prestigiosa», ma servirà a rinsaldare il «patto Pd-M5S». Apriti cielo. L’esatto contrario di quanto sostenuto dalla segretaria Simona Bonafè, la post renziana decisa a far saltare il suo vice. Non uno qualunque, però. Ma un fedelissimo di Nicola Zingaretti.
Ecco, non è che la Simo sia improvvisamente diventata un’amicona di Vale, ma ieri i pontieri si son messi in moto per provare a sopire la guerra prima delle direzione regionale andata in scena in remoto in serata. Un conclave online che si annunciava come un redde rationem. «Non serve ora una rissa», aveva detto Stefano Bruzzesi. E in giornata anche Luca Lotti e Dario Nardella si attivano per sopire gli animi. Nel pomeriggio Bonafè si sente con Nicola Oddati, l’emissario incaricato dal Nazareno di trovare un accordo con i toscani. Si vedranno giovedì. Sulla carta per siglare una pax. «Lunedì riconvoco una nuova direzione e comunico i nomi della nuova segreteria – dice nella sua relazione Bonafè - da ricostruire sul ripetto reciproco». Apparentemente, un armistizio.
Ma chi l’ha sentita, sa che è determinata: «La nuova segreteria sarà senza di lui, Fabiani è fuori», ha confidato ai suoi. In fondo, il messaggio in direzione è chiaro: «Il percorso unitario che ci ha fatto vincere alle Regionali va ricostruito su basi nuove, senza attacchi frontali». «Così apre la guerra col Nazareno, rischia di far perdere alla Toscana rappresentanza nel governo», tuonano gli zingarettiani. Ma il rinvio ha una valenza strategica. Bonafè non ha intenzione di farsi imputare le esclusioni dei toscani dai sottosegretariati. «Non ci sarà nessuno, Nicola ha già tutto deciso», è convinta lei. Così, se fra le truppe di Zinga c’è chi difenderà Fabiani, altri potrebbero suggerirgli di mollare e continuare a fare il capo corrente e il consigliere speciale alle crisi del presidente Eugenio Giani. Nel ruolo di numero due del partito toscano potrebbe sostituirlo Vincenzo Ceccarelli, l’ex assessore oggi capogruppo in consiglio regionale. Ma su Conte? Il grosso dell’ala post renziana resta contrario, ma anche alcuni della sinistra dem hanno già fatto sapere di essere pronti a mettersi di traverso. «Non si può discutere di alleanze se prima non si discute delle legge elettorale», dice ai dem Bonafè. Intanto Conte ieri ha annunciato che tornerà a fare il prof all’università di Firenze, ma che al patto per lo sviluppo sostenibile fondato sull’alleanza M5S, Pd e Leu lui ci crede ancora. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
