Sicurezza
A scuola a giugno tra molti contrari e qualche possibilista
Ma insomma: a giugno è più opportuno stare sul bagnasciuga o in aula? Molto ha fatto discutere il nuovo governo Draghi, ma di più l’idea di allungare il calendario scolastico fino alla fine di giugno per recuperare il tempo perso a causa della pandemia. Una proposta che è stata accolta con freddezza quando non con ostilità. E non solo nel mondo della scuola. Si è fatto avanti, ad esempio, il settore del turismo per dire che la scuola fino al 30 giugno ammazzerebbe la stagione. E anche le reazioni del mondo politico hanno fatto capire che sarà dura per Draghi scardinare il calendario, anche perché ci sono problemi oggettivi (gli esami di maturità che slitterebbero verso agosto, ad esempio). Ecco però due pareri diversi: un contrario, Giorgio Marti, insegnante di scuola superiore a Firenze, e un possibilista, Tiziano Nincheri, preside dell’Isis Pacinotti di Pescia.
Giorgio Marti (insegnante - Firenze): Caldo, esami, tante ragioni per dire no
Lavoro in una scuola superiore di Firenze, insegno geografia e trovo davvero complicato allungare il periodo scolastico ordinario alla fine di giugno. Faccio una premessa. Dico subito che, se l’allungamento della scuola ci sarà, nessun docente si rifiuterà mai di lavorare anche in periodi estranei all’insegnamento. La ragione è semplice: lo scopo di ogni docente è legato all’insegnamento, dunque noi professori siamo tutti consapevoli di valutare anche la possibilità di un allungamento dell’anno scolastico.
Porterei però l’attenzione dei lettori su alcuni punti contrari all’allungamento. Il primo argomento contrario è il caldo. Le nostre scuole sono malmesse dal punto di vista termico, la coibentazione degli edifici è cosa rara, e succede che già ai primi caldi di giugno e nel prosieguo di tutto il mese di giugno le scuole diventino dei luoghi inospitali per il troppo caldo. Di più. Il caldo diventa insopportabile non solo per noi professori ma per tutto il personale scolastico: dirigenti, impiegati delle segreterie e personale Ata. Oggi è davvero difficile trovare una scuola coi condizionatori d’aria. Altrettanto complicato è trovare degli istituti anche solo con le pale che diano un po’ di refrigerio gli ultimi giorni di scuola. Quando sta per finire l’anno e si avvicina l’estate, il problema del caldo nelle scuole è così serio che siamo costretti a cercare le aule meno esposte al sole e più fresche dove poter svolgere l’Esame di Stato. Ed è in queste aule che poi andiamo a fare l’esame perché sennò si rischia di stare in stanze assolutamente inospitali. Diciamola tutta. I nostri istituti sono molto vecchi, nelle aule i vetri delle finestre sono singoli e gli ultimi giorni di scuola il calore è enorme.
Secondo punto che mi sento di sottolineare per oppormi all’allungamento dell’anno scolastico fino alla fine di giugno: l’Esame di Stato. Sì, perché a differenza delle elementari e delle medie, le superiori hanno l’Esame di Stato che inizia a metà giugno e si protrae fino a metà luglio. Ma se si allunga l’anno scolastico ordinario, l’Esame di Stato comincia a metà luglio, finisce a metà agosto e si sposta in avanti tutta la macchina scolastica. Una cosa a mio avviso inconcepibile. Il caldo ad agosto è insopportabile in tutta la scuola, non solo in certe aule, e il prosieguo così in là del periodo scolastico complica ancora di più le cose: alcuni professori infatti hanno da seguire gli Esami di Riparazione da fine agosto. Senza contare poi che le ferie spariscono.
Altro problema è il costo dell’allungamento dell’anno scolastico. Va tenuto in considerazione il fatto che la scuola, quando sono in corso le lezioni agli studenti, ha bisogno di tutto il personale: i professori, gli impiegati di segreteria, i dirigenti, ma anche gli addetti alle pulizie e quelli della disinfentazione causa Covid. Ma se la scuola continua fino al 30 giugno, i costi del personale aumentano.
A dirla tutta non torna nemmeno quello che ha detto Mario Draghi. Il presidente del Consiglio afferma di voler prolungare l’anno scolastico perché il periodo della didattica a distanza è stato lungo e importante. Ma allora la Dad non è servita a nulla? Le considerazioni che faccio io sono le stesse di molti miei colleghi. Anche se - ripeto - tutti noi docenti accetteremo l’allungamento dell’anno scolastico per spirito di servizio. Ma è bene, a mio avviso, che queste considerazioni siano tenute di conto dal presidente Mario Draghi e dal nuovo ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. Sono considerazioni importanti perché è ora che si metta mano ai malandati edifici scolastici e che noi docenti si possa insegnare al meglio delle nostre capacità. Insomma.
Mi sembra proprio che, nelle condizioni in cui si trova la scuola oggi, protrarre di venti giorni in più l’insegnamento nelle scuole sia una cosa improponibile. Sono altri i temi su cui intervenire, se si vuole davvero dare una mano agli studenti e a chi insegna.
Tiziano Nincheri (preside Isis Pacinotti - Pescia): Si può fare ma chi insegna va premiato
Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, propone di prolungare le lezioni scolastiche fino alla fine di giugno? Noi, come scuola, sentiamo di non chiuderci a riccio. È un segnale volto all’apertura, il nostro, con lo sguardo rivolto alla possibilità che accada. E non lo ostacoleremo se la proposta verrà avanti e si concretizzerà. Certo, va detto: la proposta avrebbe senz’altro un senso maggiore se il prolungamento delle lezioni fosse rivolto a quegli studenti che, nel corso dell’anno scolastico in corso, abbiano riportato delle insufficienze in alcune materie. Potrebbe essere un’occasione preziosa, per loro, per colmare le lacune accumulate. Per studiare e approfondire sotto la guida degli insegnanti e, al tempo stesso, rimediare.
Su questo tema, voglio aprire una riflessione che, prima di tutto, rivolgo ai miei colleghi. Lo sappiamo bene: far venire i ragazzi a scuola fino alla fine di giugno, inevitabilmente, provocherebbe dei disagi. A partire dagli aspetti più immediati come, ad esempio, i trasporti. Che, qualora le lezioni proseguissero, dovrebbero essere potenziato. In genere, infatti, dopo il suono dell’ultima campanella dell’anno, le corse dei bus tendono, com’è comprensibile, a diminuire. E un conto se a tornare sui banchi di scuola sarà un numero ristretto di studenti; un conto se le classi si riempiranno del tutto, di nuovo.
Sono molti gli aspetti da tenere presenti e da non sottovalutare. La scuola, anche questa volta, sarà chiamata a fare la sua parte. Per questo, se le lezioni proseguiranno anche dopo i primi giorni di giugno, saranno molteplici i temi da affrontare. Uno su tutti: la contemporaneità degli esami di Stato con le lezioni in presenza. È chiaro che, se gli insegnanti saranno impegnati con gli esami, non potranno stare in classe con gli studenti. Ed è proprio per questo che la mia proposta va nella direzione di offrire un’opportunità di recupero a chi abbia riportato, alla fine dell’anno scolastico, alcune insufficienze.
Certo, anche in questo caso non si può generalizzare. Qualora questa opzione fosse la prevalente - anche in un’ottica di valorizzazione delle eccellenze - le professionalità impegnate dovrebbero avere un riconoscimento economico adeguato, alla luce della normativa vigente e del contratto collettivo nazionale. In quest’ultimo anno è già stato chiesto molto al corpo docente di tutte le scuole italiane.
Gli insegnanti non si sono mai tirati indietro, anzi. A loro, dal punto di vista remunerativo, lo spirito di sacrificio non è stato riconosciuto, se non mediante un piccolo aumento.
Ecco: qualora si chiedesse ai docenti di restare in classe fino al 30 giugno, questo aspetto non può essere trascurato. O ignorato. In poco tempo, siamo stati costretti ad adattarci, per via dell’emergenza sanitaria, a nuove modalità di lavoro. Come, ad esempio, il ricorso alla didattica a distanza. Anche la nostra scuola, come le altre, l’ha fatto. Noi, per supportare le famiglie in questo momento così complicato, abbiamo dato il via a un progetto, "Scuola dentro", si chiama. Un’idea - e un investimento - per aiutare quelle famiglie, e quindi gli studenti, che abbiano problemi di connessione a casa. In questo caso, possono venire a scuola e seguire le lezioni, sempre in modalità a distanza, da un computer della scuola.
Questo per dire che nessuno si è mai tirato indietro per stare al fianco dei nostri studenti. E non lo faremo neppure questa volta, se ci sarà bisogno di restare in classe fino al 30 giugno. È fondamentale, però, mettere tutto sul piatto della bilancia. E valutare bene se le decisioni prese siano, in effetti, le migliori. Noi, come scuola, faremo il possibile. E, senz’altro, siamo aperti alla possibilità di lezioni fino alla fine di giugno. Basta che sia riconosciuto, però, almeno il grande lavoro che saranno chiamati a fare gli insegnanti. --
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