La manifestazione
Pd toscano, caos su Conte a Siena e per i sottosegretari
Bonafè vuole silurare il vice Fabiani. Ma i dem temono la “vendetta” di Zingaretti
Firenze. «Sottosegretari del Pd? Difficile, quasi impossibile. Forse una o due donne vista la figuraccia», confida un deputato dem. «Per noi forzisti? Non saprei – ragiona un maggiorente berlusconiano – vediamo, difficile imporre qualcosa a Draghi».
Figurarsi se potrebbero riuscirci i sovranos toscani, fino a ieri schierati con la turbo salvianiana e pasionaria dei sovranos nostrani Susanna Ceccardi. O i grillini, che qui contano il tasso più alto di esponenti di spicco contrari al governo dell’ex presidente della Bce, a cominciare dalle consigliere regionali Irene Galletti e Silvia Noferi.
Insomma, la Toscana, dopo essere stata esclusa dai ministeri, rischia di ottenere scampoli dalla partita dei viceministri e dei sottosegretari. È la paura che serpeggia fra deputati e senatori locali di tutti i colori politici, e cioè che il governo Draghi sancisca l’archiviazione definitiva di una stagione politica, e finisca per liquidare l’era della toscanità al potere lasciando la regione ai margini dei posti di comando.
«Non è un mistero – dice Stefano Mugnai, deputato forzista – che in qualche modo la regione risulti vittima di una crisi di rigetto per gli anni del renzismo ruggente ormai indigesto anche fra le burocrazie romane. E sarà pur vero, è un governo eterogeneo, c’è poco spazio per tutti, ma se la Toscana soffre è responsabilità della sinistra. Il centrodestra sta facendo crescere una classe dirigente, ma ha cominciato da poco. La sinistra invece governa da decenni, e se il Pd toscano, dopo essere rimasto a secco con i ministri, non riuscisse a imporsi sarebbe davvero un fallimento».
Certo, è il berlusconismo che rosica a parlare, ma c’è un fondo di verità se perfino fra i dem il tema rischia di diventare l’innesco per una resa dei conti interna nella prossima direzione regionale convocata per domani sera. O meglio, potrebbe essere l’arma in mano agli zingarettiani per fermare il redde rationem e risanare una frattura aperta giorni fa nel partito di fronte all’ipotesi di una candidatura di Giuseppe Conte alle suppletive di Siena, dove il collegio si è liberato dopo le dimissioni di Padoan.
Ad aprire la crepa Valerio Fabiani, il vicesegretario toscano e consigliere speciale di Giani, che ha sostenuto l’idea di schierare Conte come «una soluzione prestigiosa» anche per rinsaldare «il patto Pd-M5S». Ecco, nonostante da ieri siano in azione i pompieri dem (sia fra lottiani che zingarettiani) e il governatore abbia già rimbrottato Fabiani, la segretaria Simona Bonafè è decisa a sfiduciare il suo vice e a farlo saltare, perfino disposta alla conta. In fondo sa che perfino fra la sinistra dem c’è chi non vuole sentir parlare del professore e semi-leader dei cinquestelle schierato a Siena. «Una rissa in questo momento non ha senso. Con i contagi in risalita e la zona arancione la gente non capirebbe», prova a calmare le acque Stefano Bruzzesi, zingarettiano di osservanza gentiloniana che se giorni fa intravedeva in un accordo sull’ex premier la possibilità di una via d’uscita dalla palude per Mps, adesso ne parla con meno entusiasmo.
Ma l’ordine dal Nazareno è chiaro: difendere Fabiani. Così, non solo gli zingarettiani potrebbero abbandonare la direzione convocata su zoom, ma spedirebbero un messaggio chiaro alla segretaria. Agli occhi di Zingaretti silurare il vicesegretario equivarrebbe a rompere con i vertici nazionali, soprattutto dopo aver chiesto un congresso.
Per questo anche fra i baseriformisti di Luca Lotti c’è chi auspica una tregua e magari un rinvio. «La Toscana ha il grosso dell’elettorato del Pd in Italia con l’Emilia, non può restare a secco». E il rischio è di innescare una “vendetta”, a cominciare proprio dai sottosegretariati. Per la Toscana si fanno i nomi di Susanna Cenni, senese e zingarettiana, di Rosa Maria Di Giorgi, vicina a Franceschini, e la pistoiese Caterina Bini. Ma, appunto, c’è chi crede che di fronte a un atto di guerra Zingaretti possa voler punire i toscani. Che dovrebbero confidare in Riccardo Ricciardi, deputato massese dei cinquestelle, in un leghista fra Manuel Vescovi o Guglielmo Picchi, in Mugnai o Deborah Bergamini di Forza Italia o nell’italovivaista Gabriele Toccafondi, già ex sottosegretario all’Istruzione. —
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