Il Tirreno

Toscana

il commento

Un governo dentro la Costituzione

Emanuele Rossi*
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con il presidente del Consiglio incaricato, Mario Draghi
◗
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con il presidente del Consiglio incaricato, Mario Draghi

3 MINUTI DI LETTURA





Anche questa volta, dopo i precedenti Carlo Azeglio Ciampi, Lamberto Dini e Mario Monti, ci si sbizzarrisce sugli attributi con cui definire il (prossimo, eventuale) governo Draghi: governo “tecnico”, “del presidente”, “di emergenza” e così via. Anche il presidente della Repubblica ha indicato la propria prospettiva: un «governo di alto profilo, che non debba identificarsi con alcuna formula politica».

Comune, in tutte queste definizioni, è la constatazione della sua eccezionalità: a indicare che la regola sarebbe un’altra, e cioè un governo composto da “politici” e frutto degli accordi (anche sulla composizione) tra i partiti rappresentati in Parlamento.

Ciò è sicuramente vero, anche alla luce della costante prassi repubblicana italiana (e non solo): ma deve essere posto a raffronto con il diffuso consenso che, almeno nell’opinione pubblica, accompagna la scelta operata dal presidente Sergio Mattarella. Come mai, in sostanza, molti vedono oggi con favore la nascita di un governo “tecnico”, di “alto profilo” (quasi a intendere che gli altri siano di profilo “medio” o addirittura “basso”)? La domanda rimanda a un’altra: e se questa potesse costituire non una soluzione eccezionale bensì normale?

Sono avvertito che sto prospettando una tesi contro-corrente (ma non del tutto contro-Costituzione, come cercherò di dimostrare), ma che forse vale la pena di indagare.

Un governo deve essere in grado di mettere in campo un bagaglio di competenze tecniche indispensabili per svolgere al meglio la propria funzione, sulla base di indicazioni politiche espresse dal popolo sovrano mediante i propri rappresentanti democraticamente eletti. I quali rappresentanti stanno in Parlamento: che infatti non soltanto deve dare la fiducia al governo, ma deve anche dettare indirizzi e controllarne l’operato.

Questo non è fuori dalla Costituzione, ma è esattamente ciò che la Costituzione stabilisce, agli articoli 92 e 94. Quindi: il Parlamento approva le leggi (anche quelle che il governo gli propone) e indirizza e controlla il governo. Questo assicura il funzionamento del “circuito democratico”, come lo definiva Alessandro Pizzorusso. Nulla impone che il presidente del Consiglio sia eletto dal popolo (il quale, al limite, lo eleggerebbe come parlamentare, e mai capo del governo), né tantomeno che il governo sia composto pro-quota dai rappresentanti dei partiti.

Ragione per cui anche l’eventuale governo di Mario Draghi (come quelli Ciampi, Dini e Monti) non sta fuori dalla Costituzione, ma è pienamente compatibile con essa.

E di più: un governo siffatto, composto da persone competenti e (sperabilmente) attente a perseguire l’interesse generale, potrebbe consentire di ristabilire il corretto funzionamento della forma di governo parlamentare: dove, come si è detto, il Parlamento recupera il proprio ruolo di legislatore vero (e non solo di convertitore di decreti-legge) e offre le indicazioni politiche che il governo dovrà realizzare. Se poi quest’ultimo non lo fa, o lo fa male, il Parlamento potrà sfiduciarlo e trovare alternative.

Se si prova a leggere l’esperienza in corso in quest’ottica, forse l’eccezione di oggi potrà considerarsi regola per il futuro. —

*costituzionalista, scuola superiore Sant’Anna Pisa

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa