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Toscana

il commento

Palla al centro, anche la Lega ora si converte

Giuseppe Mascambruno
Claudio Borghi, deputato della Lega
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Claudio Borghi, deputato della Lega

Il commento. Alla spaventosa rassegna di alieni dalla faccia mutante e dalle retrospezioni senza mutande, inaugurato dal domatore rinascimentale di cammelli Matteo II, la Lega di Matteo I sta esibendosi nei numeri più arditi e spettacolari

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Sarà anche un caso: ma più sono repellenti e arroganti, più trattano il prossimo come una fastidiosa presenza che fa stupida, plebea e inutile ombra alla loro luce divina, più calano le braghe quando tira aria di sbaracco. Il parlamentare leghista Claudio Borghi poi è uno che se ne intende di braghe calate, non a caso si è distinto nel recente dibattito parlamentare sulla crisi del governo guidato da Giuseppe Conte con l’elegante e memorabile argomentazione a base di feci e deiezioni varie.

Lui, un altro che i frustrati dalla vita ingenerosa con i propri disconosciuti meriti, ritengono una sorta di Nobel dell’economia celebrato dall’Accademia del culatello in Bassa padania, che fino a ieri predicava l’Italexit dall’Europa e il ritorno della lira, guadagnando in proprio (in odiati euro) sui titoli di Stato spinti al ribasso dalle sue farneticazioni ad alto sospetto speculativo, ora se la fa addosso al cospetto del mister euro che più mister e più euro non si può.

Alla spaventosa rassegna di alieni dalla faccia mutante e dalle retrospezioni senza mutande, inaugurato dal domatore rinascimentale di cammelli Matteo II, la Lega di Matteo I sta esibendosi nei numeri più arditi e spettacolari. Matteo Salvini è irriconoscibile e fa stare anche un po’ in pensiero: starà bene? Ormai commissariato e tenuto su con i fili da Giancarlo Giorgetti e Luca Zaia, ha dismesso mojiti, torsi nudi e tette del Papeete, rosari e madonne, videoappelli filiali e nuovi affetti parentali di casa Verdini, per assumere l’aplomb da via della Spiga con il loden alla Monti, Mario I, che piace tanto anche a Draghi, Mario II. Mette quasi soggezione vederlo, serissimo, invocare il governissimo dell’europeista convinto come se onorasse il giuramento di Pontida: Altiero Spinelli, al suo cospetto, diventa un pericoloso sovranista. Peggio dell’ex amico Orban.

Io, per carità, spero che Draghi restituisca al più presto un governo al Paese, che riesca a tirarci fuori dai guai e a tenere a bada questa banda di sciamannati che giocano sulla pelle di tutti con le loro chiappe sempre al sicuro. Ma spero anche, anzi ne sono certo, che questo passaggio sia destinato a segnare se non la fine, almeno uno sconvolgimento salutare dell’attuale panorama politico e dei suoi infedeli equilibri. I segnali sismici del terremoto ci sono tutti: quelli del MovimentoCinque stelle costretti alla scissione tra movimentisti avviati verso il ritorno a casa, alla testimonianza extraparlamentare, e governisti postgrillini.

Con questi ultimi uniti, nel nome di Conte, a Pd e Leu in una sorta di similpelle socialdemocratica; Forza Italia Viva fusa nel nome di Matteo Renzi come da disegno berlusconiano post bunga bunga, Lega convertita all’opportunismo di lotta e di Banca Centrale Europea.

Tutti a contendersi la palla al centro. E, a destra, la sola Giorgia Meloni. Che, magari, alla fine del giro, si rivelerà quella che ha fatto, come direbbe Borghi, l’investimento più furbo. —

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