Il dolore
La correttezza istituzionale di Mario Draghi
L’intervento del professor Emanuele Rossi contiene un’analisi del tentativo del presidente incaricato Mario Draghi, chiara ed esaustiva dal punto di vista costituzionale. In aggiunta, dal punto di vista politico, è essenziale un’osservazione. Avere i voti in Parlamento per ottenere la fiducia è ineludibile, come ha rimarcato lo stesso Draghi nella dichiarazione stampa non appena accettato l’incarico con riserva.
Al giorno d’oggi, una simile aggiunta non è una banalità. Sono molto agguerriti (e sostenuti pancia a terra da larga parte dei mezzi di comunicazione e dalle alte strutture, burocratiche e finanziarie), coloro che, dopo le elezioni del marzo 2018, non hanno mai davvero riconosciuto che ll M5S è il partito di larga maggioranza relativa in Parlamento, di fatto inaggirabile per la fiducia al governo. E hanno lavorato gridando allo scandalo per l’esistenza del governo di Giuseppe Conte addebitandogli di tutto e auspicando a più riprese un governo di qualche personalità libera da un simile peccato di origine.
Gli stessi ambienti hanno pensato che le improvvise dimissioni del governo Conte una settimana dopo aver ottenutola fiducia alle Camere, avessero risolto il loro problema. E invece il loro problema resta. Non solo Draghi ha subito fatto quella dichiarazione, ma la ha avvalorata iniziando gli incontri da Conte, dai partiti e dai gruppi Parlamentari. Vale a dire riconoscendo che la questione essenziale è ottenere il voto favorevole in Parlamento. Non soltanto come prescrizione formale della Costituzione, ma ancor più come passaggio chiave della democrazia rappresentativa espressione delle indicazioni dei cittadini.
Nel momento in cui scrivo, non posso sapere se, come mi auguro, Draghi otterrà i voti in Parlamento (nel caso si tratta di far convergere un ampio spettro di gruppi) . Però una cosa è evidente nei suoi intenti di incaricato già palesati. Interpreta le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sull’auspicio di un governo «non riconducibile ad alcuna formula politica», nella loro normale accezione di governo nuovo con una formula nuova. Non le interpreta nell’accezione di governo sognata da quegli ambienti mediatici, burocratici e finanziari, i quali hanno già scritto che occorre una discontinuità con la precedente esperienza.
Se il governo Draghi nascerà, sarà sì un governo diverso nella composizione - il che utilizzando le grandi competenze e l’esperienza Europea del suo presidente, porterà a una più alta capacità di guida operativa - ma sarà un governo in sostanziale continuità nell’intento politico culturale di legare le scelte di governo alle necessità di vita quotidiana dei cittadini. Che è poi la concezione liberale di Keynes, sempre attenta al funzionamento della macchina produttiva nel suo complesso per corrispondere ai bisogni di vita del cittadino.
Un concetto che l’opera di Draghi capo della Banca Centrale Europea ha attuato con fermezza per battere la miope austerità. Oltretutto un criterio oggi urgente in Italia, ove il primo problema è riattivare la struttura produttiva nazionale mettendola in grado, partendo dalle risorse finanziarie dell’Unione Europea, di far crescere il prodotto interno riportando l’Italia a essere competitiva in ambito internazionale. --
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