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l'intervento

Come ostacolare Renzi e la politica demolitoria

Marco Susini
Matteo Renzi, leader di Italia Viva
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Matteo Renzi, leader di Italia Viva

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Matteo Renzi è riuscito a centrare l’obiettivo che si era prefisso sin dall’avvio della crisi di governo: liquidare la coalizione presieduta da Giuseppe Conte e aprire così una nuova fase politica nel paese.

Con il suo intento demolitorio i contenuti dell’azione di governo non c’entravano assolutamente nulla e, nemmeno più di tanto, gli incarichi ministeriali.

È stato subito evidente che Renzi puntava al bersaglio grosso: far saltare Conte e, con lui, scomporre l’alleanza tra Partito democratico, Cinque stelle e Leu. È del tutto chiaro che, nell’ottica del senatore fiorentino, un centrosinistra unito e elettoralmente competitivo relegava il suo partitino familiare in un ruolo sempre più marginale. Personalmente ho sempre ritenuto che un personaggio come Renzi con la Sinistra ci combinasse poco o nulla, tant’è che quando inopinatamente prese le redini del Partito democratico io, come molti miei compagni, dovetti dolorosamente uscire dal partito.

Oggi egli punta a ritagliarsi un ruolo più forte e decisivo propugnando equilibri politici più moderati e centristi, magari appropriandosi delle spoglie di Forza Italia. Vada dunque dove lo porta il cuore.

Ora c è Mario Draghi e, sicura mente, chi ha davvero a cuore gli interessi dell’Italia non può pregiudizialmente tifare per il suo fallimento. Pur tuttavia c è da osservare che egli non capita, come fu per Mario Monti, dopo un esperienza di governo fallimentare e con un Paese sull’orlo del fallimento.

La stagione del Centrosinistra guidata da Giuseppe Conte ha dimostrato di reggere a prove durissime, ha affrontato con efficacia la pandemia, ha ristabilito un rapporto di fiducia con l’Europa che ha portato in dote i miliardi del Recovery Fund, ha prodotto politiche sociali inclusive che hanno saputo proteggere le fasce sociali più deboli.

È dunque essenziale che i protagonisti dell’esperienza Conte, il Partito democratico, i Cinque stelle e Leu riescano a mantenere un comune punto di vista nei confronti del nascituro governo Draghi.

Del resto, anche in un frangente così difficile come questo, non esistono scelte tecniche o neutrali: saranno nodi eminentemente politici quelli che Draghi sarà chiamato ad affrontare. Serve l’equità fiscale e non la flat tax. Occorre garantire i diritti dei lavoratori e non fomentare una loro deregulation. Bisogna perseguire un Europa solidale e non civettare con il blocco di Visegrad.

Draghi è una personalità di assoluto prestigio ma, come simpaticamente ha osservato qualcuno, non è Mandrake. Dovrà necessariamente confrontarsi con la politica e scegliere tra opzioni talvolta anche alternative tra loro.

Alle forze che hanno generosamente sostenuto Conte spetta indicare proposte e soluzioni che guardino a un modello di Paese più giusto, inclusivo, solidale. Hic rhodus, hic salta. Dopodiché il fronte progressista dovrà continuare ad alimentare un’offerta politica in grado di competere efficacemente con la Destra quando, prima o poi, si dovrà tornare alle urne. —

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