Il dolore
Un applauso è tutto per chi canta
I Pooh, in una loro famosa canzone, domandavano "Chi fermerà la musica?". La risposta deve essere che nessuno la fermerà e mai nessuno potrà farlo, e così tanto meno va fermato Sanremo, che è la culla della musica italiana. Quindi io dico: sì a questa edizione del Festival di Sanremo, ad ogni costo ma con grandissima prudenza, per dare a tutti la massima sicurezza. Ha ragione Amadeus a chiedere un po’ di pubblico, con tutte le precauzioni, ma qualcuno in teatro ci deve essere. Tutti distanziati, tamponati, che addirittura dormano dentro l’Ariston, in grande sicurezza. È evidente che le condizioni devono dettarle le istituzioni con giuste regole e grande sicurezza. Allo stesso modo la Rai deve organizzare ogni cosa in maniera perfetta pensando alla salute di tutti e dando la giusta tranquillità.
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Ritengo che un anno senza Sanremo sarebbe un fatto gravissimo, non possiamo però trasformare una festa in un dramma. La musica sta morendo e noi ci stiamo avvilendo e la gente aspetta Sanremo che quest’anno è ancor più importante perché stiamo vivendo un periodo terribile. Quelli del festival sarebbero dei giorni di leggerezza che farebbero bene a noi e alla musica. Chi si assumerà la responsabilità di dire che il festival non si farà? Noto che musica, turismo, ristorazione e palestre sono stati flagellati. Io sono solo un "vecchio" cantante, non un politico, non voglio insegnare in questo campo qualcosa a qualcuno, però ragiono con il buon senso.
Sono sicuro che la Rai sarà in grado di proteggere i cantanti e i musicisti dell’orchestra. Vogliamo lasciare a casa i professori? Si possono trovare tante altre soluzioni che limitino il pericolo di contagio a partire dal ridurre il numero di musicisti usando più basi preregistrate. Aprire l’Ariston a un pubblico anche ridotto e farlo in sicurezza, con dei rigidi protocolli, potrebbe addirittura essere un modo per cercare di creare un modello applicabile in futuro ai concerti in altri luoghi. È un’operazione faticosa ma d’altronde Sanremo detta delle leggi e ci sarebbe solo da imparare.
Sicuramente non sarebbe corretto e nemmeno sicuro usare il teatro in tutta la sua capienza perché sappiamo bene che il virus si propaga per contatto, però il distanziamento e i tamponi insieme a un ridotto accesso di pubblico sono delle semplici regole che permetterebbero di far sentire un applauso vero alla fine delle canzoni. Per un artista che si esibisce l’applauso è un momento liberatorio, un attimo unico e negarlo significa togliere molto all’esecutore e all’esecuzione.
Ho una proposta. Si potrebbe fare un mix di musica e informazione. Chiamerei i virologi, che tutti eleganti, con lo smoking sarebbero intervistati come dei campioni, degli eroi, come dei super ospiti, insomma delle star. La scienza ha limitato le morti, possiamo contestare alcune scelte ed anche la sovrapposizione di pensiero, però questa specie di "infotainment" sarebbe un modo per dire che dobbiamo essere prudenti. Sarebbe inoltre un messaggio e un invito: con le mascherine e le distanze ma fateci suonare e cantare.
Io voglio sentire, e come me tanti altri, della musica prodotta in Italia e cantata da talenti italiani. Sanremo deve essere un messaggio totale, un palcoscenico da cui arriva la musica ma da cui si dica anche qualcosa di positivo e si faccia informazione.
L’idea di non fare il festival mi fa venire in mente un aneddoto che raccontava Stefano D’Orazio. Quando lo hanno chiamato per la reunion dei Pooh ha pensato che se non avesse accettato il tassista di Roma gli avrebbe detto: "Stefano, i Pooh si sono riuniti, ma tu non c’eri!!". Sarebbe stata un’occasione perduta e un errore. Così se non facciamo il festival non dobbiamo fare più niente. Siamo in guerra e noi combattiamo presentandoci con le armi giuste e con il giubbotto antiproiettile per difenderci in ogni modo. Sanremo è un simbolo e farlo ha tanti significati, che vanno oltre la musica, lo spettacolo, la televisione e in questo momento diventa ancor più importante. È un atto di resistenza. Io sono dell’idea di farlo in qualunque modo, anche con un pezzo di Sanremo trasportato in altro luogo, ma mettendo davanti a tutto la sicurezza e la tranquillità. Non è facile ma è fattibile. Sarebbe, sarà, un Festival diverso, con regole e usi inconsueti, come sospeso, ma annullarlo sarebbe peggio, si tratta di adattarsi.
*cantautore e bassista
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