Il Tirreno

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Ma le regole sono per tutti, e i teatri?

CLAUDIO PINTO KOVACEVIC*
Ma le regole sono per tutti, e i teatri?

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No, non sono per niente d’accordo sulla presenza del pubblico a Sanremo. L’Ariston è un teatro a tutti gli effetti. E dato che le regole ci sono - al momento in teatro non è consentita la presenza del pubblico per spettacoli dal vivo - queste devono essere uguali per tutti. E’ inopportuno avere pubblico in teatro in un momento in cui noi lavoratori dello spettacolo siamo a casa e non possiamo recarci nel posto che è il centro del nostro lavoro proprio a causa della mancanza del pubblico. Per me non è giusto far entrare all’Ariston il pubblico, sia esso inteso come figuranti o come elemento coreografico, termine usato a sproposito, perchè preferisco dire scenografico. Che ci mettano dei cartonati al posto delle persone in carne e ossa... l’effetto è sicuramente coreografico. Tra l’altro i figuranti sono gente pagata: questo sarebbe uno schiaffo a tutti noi, una scelta che andrebbe a sbeffeggiarci. Si, questo è il termine esatto. Mi sento sbeffeggiato anche ogni qual volta accendo la televisione e facendo zapping vedo trasmissioni dove c’è il pubblico, gente che applaude ed esulta e non credo siano figuranti. Sembra una sorta di dichiarazione sul fatto che vige la legge del più forte, "Io posso e lo faccio". Il ministro della cultura Dario Franceschini è stato assente dalla scena non solo nel periodo della pandemia ma anche prima. Pero devo dire che in questo momento ha detto una cosa giusta: l’Ariston di Sanremo è un teatro, i teatri sono chiusi, l’Ariston e chiuso al pubblico.

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Poco tempo fa in tv ho visto uno spettacolo che andava in scena dal teatro Sistina di Roma. C’erano solo gli attori, ma senza pubblico. Perchè allora a Sanremo si discute su questa scelta? Forse perchè su Sanremo girano tanti interessi economici e si torna, dunque, a quanto ho detto: vige la legge del più forte. E questo e deprecabile, siamo davanti ad una cosa non corretta. Ma detto questo non sono contrario al festival e credo che sarebbe ingiusto fermarlo. L’industria cinematografica, ad esempio, non si è fermata e non vedo perchè si dovrebbe fermare una kermesse cosi importante: stiamo parlando di un evento che caratterizza la nostra italianità.

Io se faccio un passo indietro penso all’ultimo spettacolo, "La vedova allegra", portato in scena in teatro con la Compagnia italiana di operette della quale sono il capocomico. Era il 6 febbraio dello scorso anno a Livorno, al teatro dei "Quattro Mori’. Ormai è un anno che non recito più all’interno di un teatro a causa di questa pandemia. Mi sono congedato dal palco nella vostra bella regione che amo tanto. A gennaio 2020 ero stato al Verdi di Firenze, poi con la Compagnia italiana di operette facemmo tappa a Livorno, città che ho subito sentito mia. Da quel giorno la Compagnia si e completamente fermata e le date programmate sono state annullate. Oggi guardo al passato con nostalgia. Penso ai miei costumi, ai miei trucchi. Sono dentro a un baule nel magazzino di Forlì e sogno di poter presto sentire il loro odore. Si, il loro odore cosi come quello delle tavole di un palcoscenico che mi mancano come può mancare l’aria. Dal vivo non ho più visto nemmeno i miei colleghi della Compagnia: siamo attori provenienti da ogni parte d’Italia e ora non è possibile incontrarci. Fra le altre cose insegno teatro in molte strutture che sono Asd, ma anche queste sono ferme e per il momento non insegno più all’interno di queste scuole. Il fine settimana faccio un paio d’ore di lezione a distanza. Però, nell’estate scorsa, sono riuscito a fare teatro all’aperto alla presenza di pubblico. Con il gruppo Eternauti abbiamo messo in piedi il progetto "Scavalcamontagne" e nella Val Bormida, di paese in paese, abbiamo portato uno spettacolo tratto dall’"Elisir d’amore" di Donizetti. Un’esperienza bellissima che ci è servita per riappropriarsi di noi stessi, dopo il periodo costretti a vivere chiusi in casa. Abbiamo sentito il calore delle persone del posto e spero di poter rifare il progetto nella prossima estate.

E ora? Aspettiamo il 5 marzo quando si chiuderà questo periodo, ma al momento preferisco non fare programmi. Abbiamo imparato a resistere, la pazienza non ci manca, ma spero di evitarmi la beffa di un Sanremo con il pubblico.

*attore teatrale

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