Il Tirreno

Toscana

La testa della moglie nel water, i figli piccoli presi a bastonate

Alessandra Vivoli
La testa della moglie nel water, i figli piccoli presi a bastonate

Lucca, uomo di 33 anni accusato di maltrattamenti in famiglia “quotidiani”. La compagna non denunciava le botte per paura di “possibili ritorsioni”

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Le ha zuppato la faccia nel piatto di pastasciutta che lei, poco prima, aveva messo in tavola per lui e per i figli. E, secondo l’accusa, la faccia gliel’ha immersa anche nella tazza del water, dopo averla afferrata per il collo, da dietro, e aver cercato di strangolarla.

Per il 33enne iscritto al registro degli indagati per maltrattamenti in famiglia, minacce e lesioni, le botte erano il pane quotidiano. Quello che riservava alla moglie e ai due figli (entrambi minorenni).

Loro, i bambini -sempre stando alla ricostruzione accusatoria - il padre li prendeva pure a bastonate, sulle mani e sulle gambe, quando non bastavano gli schiaffi.

È andata avanti così per mesi e mesi. Fra le mura di un appartamento a Lucca. Mesi di schiaffi, in piena faccia.

Sulle carte, quelle dell’ordinanza di ammissione di incidente probatorio, c’è una parola che colpisce. Che stride come il gesso sulla lavagna. È la parola, l’avverbio “quotidianamente” che viene ripetuto due vole. «Quotidianamente percuoteva la moglie con schiaffi e calci». «Quotidianamente minacciava la moglie di morte e la ingiuriava».

Poi ci sono le “varie occasioni” in cui percuoteva i figli minori. Incapaci di opporsi al padre, di difendersi. E c’è , infine, un episodio spartiacque a segnare dei punti su questa vicenda familiare. Quella che nelle carte dell’ufficio del giudice per le indagini preliminari è “una occasione”. È l’episodio del 27 dicembre del 2019 .

Il 33enne iscritto nel registro degli indagati prima invia messaggi alla moglie: «Sudicia di m...», «Puttana».

Poi la colpisce al volto, le stringe le mani intorno al collo. Fino quasi a soffocarla. La donna finisce al pronto soccorso, non vuole essere refertata: come si scoprirà dopo ha paura di possibili ritorsioni da parte del marito.

Ma ormai il vaso di Pandora si è scoperchiato. Viene fuori una storia di violenze in famiglia.

Una vicenda in cui anche i figli, i bambini, sono coinvolti e, proprio per questo, con il supporto di una psicologa sono stati sentiti ieri in tribunale a Lucca (dove si sono verificati i fatti; invece il maltrattante, assistito dall’avvocato Enrico Di Martino vive ora in provincia di Massa Carrara).

L’ufficio del giudice per le indagini preliminari ha ammesso l’incidente probatorio: a riferire come testimoni sono stati i bambini. I bambini che da oltre un anno vivono insieme alla madre in una località protetta e segreta per evitare di essere rintracciati dal padre. Sono stati loro a parlare di quello che succedeva a casa. Quello che è finito al centro di indagini che, come spiega l’avvocato Di Martino, sono tutt’ora in corso. Il legale del 33enne albanese non si sbottona sull’esito dell’incidente probatorio: «È una fase delicatissima, sono coinvolti minori». Da quel poco che trapela, utilizzando la sensibilità doverosa per l’argomento, i bambini avrebbero parlato poco e ricordato ancora meno.

In tribunale i bambini avrebbero solo menzionato le urla. Quelle urla che sentivano tutti i giorni. “Quotidianamente”. Quelli delle litigate in casa, in camera, in bagno e in cucina, fra il babbo e la mamma. —

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di Redazione web