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Il Covid cambia anche la giustizia: più violenza familiare e opportunità per le mafie. Livorno, porta d'ingresso della droga
Il coronavirus ha stravolto il processo penale. Il lockdown ha modificato la frequenza dei reati: aumentano quelli tra le mura domestiche, calano quelli predatori. Allarme per chi lucra sulla pandemia. La malavita organizzata approfitta delle difficoltà economiche
FIRENZE. Ruota tutta intorno alla pandemia e ai suoi molteplici effetti il bilancio della giustizia tracciato dal presidente vicario della Corte di appello di Firenze, Alessandro Nencini, in occasione dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario. Il coronavirus ha stravolto i procedimenti giudiziari, ha ridisegnato la frequenza dei reati (con il lockdown aumentano quelli dentro le mura domestiche, diminuiscono quelli predatori) e offre nuove opportunità alla malavita organizzata, pronta a sfruttare la crisi economica.
Stravolti i procedimenti
Soprattutto per quanto riguarda i processi penali, "dovevamo scegliere se chiudere, soccombere, o inventarci un nuovo sistema, nuove procedure, una vita giudiziaria durante il Covid - ha detto Nencini - Sono state necessarie energie non solo umane e professionali ma anche istituzionali, che potessero supportare i dirigenti degli uffici in questa attività di riorganizzazione integrale". Con l'emergenza Covid il processo civile ha sofferto di problematiche esclusivamente tecniche relative alla "inadeguatezza dei mezzi di supporto". Diversa la questione del processo penale, "pensato come esclusivamente in presenza" per cui "ci si è trovati dall'oggi al domani alla necessità di reinventarsi un processo a distanza che non esiste nelle norme del codice". "C'è stato - ha aggiunto Nencini - uno sforzo senza precedenti che io non avevo mai visto e che ha consentito al sistema di sopravvivere ma anche di funzionare con una resa di giustizia che sulla base dei dati in nostro possesso ha consentito di contenere in percentuali del tutto accettabili la flessione del servizio giustizia".
Carenza di organici.
Resta uno dei problemi maggiori. "Se gli organici dei magistrati sono sguarniti, le carenze tra il personale amministrativo sono drammatiche”, ha detto Nencini. Le maggiori carenze sono quelle "relative alle qualifiche del direttore amministrativo, del funzionale giudiziario, del funzionario contabile, del cancelliere e dell'assistenza giudiziario", per le quali in alcuni uffici si raggiungono picchi di scoperture del 66%. "A fronte di questa carenza - ha aggiunto Nencini - si è aggiunto nell'anno in corso, a causa della pandemia, un massiccio utilizzo dello smart working".
C'è chi lucra sul Covid
A lanciare l'allarme è stato il procuratore generale di Firenze, Marcello Viola: "E' particolarmente allarmante, in piena emergenza sanitaria, che risultino aperti alcuni procedimenti penali aventi ad oggetto forniture di materiale ospedaliero, mascherine e l'effettuazione di tamponi, nonché alla messa in commercio di dispositivi di protezione individuale non adeguati e/o a prezzi non congrui". E’ grave, ha aggiunto Viola, "che nel distretto siano stati segnalati casi di sequestri di dispositivi di protezione individuale, segnatamente mascherine poste in vendita con un certificato di conformità ritenuto falso perché disconosciuto dalla società che risultava averlo emesso ovvero, in un altro caso, mascherine certificate come Ffp2 da una multinazionale polacca che non avrebbe i requisiti per detta certificazione".
Il lockdown ha fatto crescere i maltrattamenti in famiglia
"Relativamente alle controversie in materia di persone e di famiglia, il contenzioso resta particolarmente consistente, ragionevolmente aggravato anche dalla situazione di epidemia che ha di fatto costretto a una convivenza particolarmente difficile", ha detto il presidente vicario Nencini, che ha ricordato l'attivazione del progetto "Bambini al centro" del tribunale di Firenze.
Anche il procuratore generale Viola ha evidenziato che con la pandemia sono diminuiti i reati in generale ma sono cresciuti quelli relativi ai maltrattamenti in famiglia, a causa dell'esasperazioni di alcune situazioni a causa del lockdown. "La generale decrescita dei reati nel periodo di riferimento - sottolinea Viola -, segnatamente nel primo semestre del 2020, in diretta conseguenza delle limitazioni agli spostamenti imposte dal lockdown, riguarda soprattutto i reati predatori, in particolare rapine e furti in appartamento, e quelle altre categorie criminose su cui ha ovviamente influito la restrizione alla libertà di circolazione. E sono infatti altresì diminuite le iscrizioni relative ai fatti legati alla circolazione stradale, essendosi verificati meno incidenti stradali". "Per le stesse ragioni - precisa - evidentemente non è un caso che siano sensibilmente aumentate le iscrizioni per i fatti di violenza intrafamiliare e, in particolare, per il delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi di cui all'articolo 572 del codive penale, passate da 2.541 a 2.816, con un rialzo percentuale pari a quasi all'11%, in conseguenza dell'adozione delle misure miranti a prevenire il rischio di contagio che hanno per costretto dentro le mura domestiche, vittime e carnefici, creando un regime di convivenza forzata, di isolamento e di illecito controllo".
La crisi economica col Covid è un’opportunità per le mafie: l’usura diventa sommersa
"La pandemia del Covid-19 non è soltanto un'emergenza sanitaria e economica - ha spiegato il procuratore Viola - ma costituisce anche una grave crisi del mercato del lavoro" e per questo "in assenza di adeguate misure di sostegno e della tutela proveniente dalla disponibilità di capitali legali, è facile prevedere, soprattutto nelle fasce sociali e popolari più disagiate e più aggredite dalla crisi, l'inevitabile consegnarsi a forme di welfare mafioso". "Nel distretto - ha aggiunto Viola nella relazione - può fondatamente ipotizzarsi, nonostante il consistente calo del numero delle iscrizioni dei procedimenti per usura, pari a quasi il 34%, la sommersione del fenomeno usurario poiché l'accertamento del reato di usura urta spesso contro l'atteggiamento delle vittime, che preferiscono sottomettersi alle pretese usurarie piuttosto che denunciarne gli autori".
"Le numerose indagini - ha detto ancora Viola - hanno disvelato l'esistenza di meccanismi di infiltrazione delle diverse mafie, altrettanto pervasive del virus, nei circuiti dell'economia legale e nel tessuto dell'economia locale, con molteplici e diversificati investimenti, dall'accaparramento di lavori pubblici e privati, al settore immobiliare, a quello del turismo, all'acquisizione o alla gestione di pubblici esercizi, specie di ristorazione o intrattenimento".
"Se vero - ha aggiunto - che la cultura mafiosa non è riuscita a contaminare il tessuto sociale della Toscana, si registra nondimeno la continua emersione di spunti investigativi che vedono la presenza di appartenenti a Cosa Nostra, 'Ndrangheta e Camorra operare in Toscana in concorso con elementi del luogo, a dimostrazione della forte liquidità di cui tali soggetti dispongono e della capacità attrattiva e corruttiva che tali disponibilità comportano". "Il tutto in un contesto economico in cui i perduranti effetti della crisi già in atto, e soprattutto quelli della terribile pandemia, continuano a condizionare le dinamiche economico-finanziarie e sociali del territorio, aprendo spazi smisurati alle organizzazioni criminali ed alle strategie di aggressione alle realtà imprenditoriali".
"I clan - ha proseguito - cercano di sfruttare la crisi e l'emergenza da coronavirus, che anche emergenza economica e sociale, per infiltrarsi ulteriormente nel tessuto economico delle Regioni, tra le quali a forte rischio di inquinamento da ritenersi pure la Toscana, per l'importanza e le dimensioni del suo apparato economico e produttivo".
Livorno, porta d'arrivo della droga dal Sudamerica
Il porto di Livorno "sembra essere divenuto una alternativa privilegiata, di sempre crescente importanza, rispetto ad altri porti quali Gioia Tauro e Genova, a fini di importazione dal Sudamerica di stupefacenti, soprattutto cocaina", come ha sottolineato il procuratore Viola. "Le attività di indagine - ha precisato il procuratore generale - svolte in relazione a procedimenti penali in materia di narcotraffico internazionale, di cui numerosi in corso di svolgimento, hanno confermato il quadro sostanziale già delineatosi nel corso degli anni precedenti, evidenziando che la Toscana, sia per la particolare posizione geografica che per le infrastrutture presenti (in particolare il porto di Livorno, che è uno dei primi porti italiani per merci movimentate), è spesso utilizzata come "porta di accesso" per l'importazione di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente da parte di gruppi criminali organizzati e costituisce un mercato assai appetibile per le organizzazioni".
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