Il Tirreno

Toscana

l'editoriale

Il futuro accelera, una sfida per tutti

Cristiano Meoni
L'immagine centrale della copertina di Toscana Economia e Lavoro in edicola mercoledì 27 gennaio è di Massimo Sestini
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L'immagine centrale della copertina di Toscana Economia e Lavoro in edicola mercoledì 27 gennaio è di Massimo Sestini

Il nuovo numero di "Toscana economia e lavoro": un tentativo di leggere e di anticipare i cambiamenti del nostro tessuto produttivo

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È successo così tanto e in fretta che fatichiamo a seguire le modificazioni profonde e strutturali, epocali, che l’economia ha subito sotto l’incalzare della pandemia. Il virus ha prima fermato tutti, indiscriminatamente, come un arbitro spietato ma equo. Poi ha scelto chi arricchire e chi impoverire. Ha distrutto e ha ricostruito. Ha premiato (la farmaceutica e il digitale) e ha punito (la moda, il commercio, il turismo). Un anno dopo ci troviamo diversi, come non lo eravamo mai stati negli ultimi cinquant’anni. Davvero mai avremmo pensato che lo Stato sarebbe arrivato a pagare gli imprenditori per stare chiusi; a comprare il Monte dei Paschi; a immaginare partecipazioni in ogni settore per puntellare l’economia nazionale. Mai che sarebbero stati bloccati per legge i licenziamenti. Mai avremmo pensato che la Fiat scappasse dall’Italia, come poi è avvenuto. Mai che l’azienda con più valore sarebbe diventata colei che progetta lo sbarco su Marte, Tesla. Mai che la Cina sarebbe cresciuta anche nell’anno del virus che lei stessa ha battezzato (il suo surplus commerciale nel 2020 ha raggiunto i 78 miliardi di dollari, record dal 2007).

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Tutti i processi che erano in corso hanno subito una repentina accelerazione. La digitalizzazione del lavoro e della produzione ha segnato un punto di non ritorno: non potremo fare più a meno di Zoom e dei robot alla catena che non temono il contagio. E ha fatto esplodere l’e-commerce e la moneta elettronica, scardinando consuetudini di acquisto e correlati settori economici.

La sostenibilità si è resa imprescindibile dopo che il Covid ha mostrato che l’uomo non è invincibile ed è diventata il mantra dei prossimi anni. Acquisizioni e fusioni sono proseguite, dal manifatturiero al bancario, rendendo evidente che fuori dalla nicchia della specializzazione c’è solo spazio per i sempre più grandi, mentre i piccoli sono condannati all’irrilevanza. L’urgenza della scienza ha spinto la ricerca. Tutto si è polarizzato, aumentando il gap tra alto e basso, tra i settori nuovi e quelli che abbiamo ereditato dal mondo che non c’è più. Uno tsunami che lascia danni sociali enormi, di cui misuriamo la drammaticità nelle file per il pane dei nuovi poveri.

Torniamo con l’inserto mensile per raccontare come siamo cambiati in quest’anno di stravolgimenti, con una novità fin dal principio. Ci chiameremo “Toscana Economia e Lavoro” perché senza lavoro l’economia non esiste: qualche volta ci hanno provato ed è finita male, con le bolle speculative dei mutui subprime e i castelli di carte crollati al primo soffio.

È un tentativo di leggere e di anticipare i cambiamenti del nostro tessuto produttivo. Ma anche un tributo alla Toscana migliore, quella dei costruttori di ricchezza e di lavoro che tanto contrasta con la zuffa politica di questi giorni. —

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