Il dolore
Ma davvero Grease è un film omofobo?
Dobbiamo bruciare "Grease"? L’indimenticabile film del 1978, che venne adattato da una versione musical del 1971, ha fissato alcuni tratti dell’immaginario sull’America di sessant’anni fa, come aveva fatto solo (con un pizzico di complessità in più e meno "recitar cantando") "American Graffiti" di George Lucas nel 1973. Non solo: ha attirato sia l’entusiasmo compatto e innocente di generazioni di spettatori, sia una certa diffidenza (sin dalla sua distribuzione nei cinema 42 anni fa). Il fuoco della controversia è stato acceso dal tabloid inglese "Daily Mail", che il 2 gennaio ha usato, in un articolo a firma di Katie Hind, termini poco diplomatici: portando a esempio alcuni tweet indignati raccolti in rete, Hind ha accusato il film, con la difesa delle virgolette, di essere "razzista, omofobo", di promuovere la "colpevolizzazione della sessualità femminile" e addirittura di incoraggiare "la cultura dell’aggressione sessuale" (per alcune battute in cui gli amici di Danny chiedono se Sandy abbia "lottato" davanti alle sue avances). Il film è il ritratto di un’America depurata dei suoi conflitti e della sua storia, dove tutti sono "glam", giovani, belli, bianchi ed eterosessuali naturalmente, trasgressivi entro i limiti dell’accettabile e del simpatico, incasellati rigorosamente a seconda della musica che ascoltano e dei vestiti che portano.
Una rappresentazione giudicata un po’ offensiva per il modo conservatore e maschilista in cui concepisce i rapporti fra ragazzi e ragazze: i primi immersi nel loro machismo goliardico e aggressivo, le seconde costrette a giocare in difesa e a schivare i giudizi di una società bigotta cambiando aspetto per mimetizzarsi nella massa (come mostra la trasformazione di Sandy da ragazza casa-e-chiesa col frontino a ragazza casa-e-chiesa con i ricci e i pantaloni di pelle nera). Il "Daily Mail" è in questa circostanza tutt’altro che un raccoglitore neutrale, se si considera che porta avanti (con successo, visto che ne stiamo ancora parlando) un processo mediatico al film almeno da ottobre 2020, con articoli e interviste agli attori. In una di queste, il 16 novembre 2020, proprio la protagonista Olivia Newton-John invitava a non prendere troppo sul serio i contenuti della pellicola. E come tavolta avviene, il giudizio della persona implicata è fra i più vicini alla verità.
A riguardarlo, quello di Sandy, Danny e dei loro amici alla Rydell High School è con ogni intenzione una sorta di Arcadia al drive-in più che un mondo realistico. È una storia fiabesca, in cui c’è posto per Danny e Sandy che spariscono fra le nuvole, in volo su una due posti decappottabile, c’è spazio per qualche personaggio da romanzo d’appendice (l’eroe ribelle che torna nei ranghi, la vergine pura che si consacra al suo vero amore, la "ragazza facile" Rizzo che è anche la più sfaccettata, e la meno ipocrita, di tutta la gang), ma non per molto altro. Difficile chiedere all’Arcadia di essere all’avanguardia sul piano civile, di ricordarsi dei posti per gli afroamericani sugli autobus, della guerra in Corea e del Maccartismo.Il più grande merito di "Grease" è stato creare una storia cartoonesca, lineare come una "highway" del Midwest, in cui lo spettatore potesse perdersi sognando una versione depurata del proprio passato, quando tutto era più bello e semplice. Poco importa che quel passato non esistesse. "Grease" ha contribuito a rendere istituzionale il gusto per tutto ciò che è "vintage": all’epoca era qualcosa di abbastanza nuovo, ed è per questo innovativo sguardo all’indietro che il film è rimasto. Giudicarne i contenuti sulla base della nostra etica attuale fa bene, per lo più, alla tenuta del nostro senso di cosa sia giusto e cosa no. Al tempo stesso vuol dire che stiamo mettendo a processo la nostra nostalgia, un sentimento reazionario e riposante per definizione perché induce al rimpianto di età dell’oro a cui non possiamo tornare. Tutto sommato, è uno dei processi più simbolici (e indolore) che si possano istituire, anche se toglie un po’ di divertimento.
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