Sicurezza
«Tirrenica e Darsena sono fondamentali»
Frangerini (costruttori): «Le nostre idee per lo sviluppo della Toscana costiera»
Nel 2019 l’Ance, l’Associazione nazionale degli edili, tappezzò mezza toscana e in particolare la costa di nastri gialli. Furono messi sui cavalcavia, accanto alle strade di lunga percorrenza, in alcuni spazi verdi. L’obiettivo era esprimere il disappunto per città trascurate, per opere annunciate e mai realizzate oppure mai potenziate. A capo dell’associazione in Toscana c’era già un livornese, Stefano Frangerini, che ben volentieri sposò la campagna ideata dai suoi a livello nazionale citando casi come la Tirrenica, il polo ferroviario dell’interporto, l’aeroporto di Firenze. E oggi? Il progetto della Tirrenica, se fosse un uomo avrebbe i capelli grigi, e in generale la costa sta pagando un ritardo enorme nello sviluppo. Qualche treno da prendere subito in attesa delle infrastrutture sostanziali per Frangerini ci sarebbe come la trasformazione delle città in chiave di risparmio energetico e di miglioramento della qualità della vita, il 110% e i fondi europei danno un bell’aiuto. Servirebbe però la giusta formazione ma a disposizione i più grossi imprenditori edili metterebbero sul tavolo, da subito, la creazione di mille posti di lavoro.
Frangerini, cosa serve al territorio della Costa Toscana per ridurre le distanze nell’economia e nel lavoro con la Toscana centrale?
«Uno: la Tirrenica è la strada fondamentale che serve ad alimentare il corpo e l’anima di una Toscana trascurata. Due: la Darsena Europa è la porta per favorire e migliorare la logistica e i trasporti delle merci anche con opere infrastrutturali a servizio. Tre: un miglioramento dei collegamenti ferroviari Livorno-Pisa-Lucca-Firenze. Non si può arrivare a Firenze da Livorno in 80-90 minuti. Quattro: individuare subito un progetto di sviluppo, noi dell’Ance qualche idea ce l’abbiamo e abbiamo cominciato a lavorarci».
Sul valore della Tirrenica e della Darsena Europa c’è poco da aggiungere. Cominciamo dal trasporto ferroviario?
«Se vogliamo dare gambe all’alta velocità ci sono due possibilità: o passa direttamente dalla costa con collegamenti seri e frequenti oppure bisogna mettere mano alle condizioni della linea e del servizio per raggiungerla a Firenze. Oggi i costi dei trasferimenti verso Firenze sono inaccettabili in termini di tempi e di costi. Non ho parlato della Grosseto-Fano solo perché è uno smacco. Il presidente della Regione, Eugenio Giani, in fase di presentazione dei propri piani si sarebbe impegnato a dismisura sulla riduzione di queste distanze e anche l’assessorato di Stefano Baccelli per ora si è dimostrato molto reattivo per lavorare a raggiungere questi obiettivi in termine brevi. Mi auguro che si possa ricreare quel tessuto infrastrutturale che favorisca anche l’edilizia e la ricollocazione del personale».
Qual è un progetto di sviluppo su cui potrebbe investire per la Costa?
«L’Unione europea si è impegnata a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Un obiettivo che passa da una fase intermedia nel 2030. È quindi necessaria una riqualificazione energetica e un potenziamento dell’economia circolare. Per il secondo obiettivo mancano le aree per garantire gli smaltimenti di ogni genere, anche quelli che fanno parte dei cicli produttivi e che possono essere riutilizzati. Faccio un esempio: le membrane bituminose, quelle per l’impermeabilizzazione di terrazzi e coperture, si possono reimpiegare al 100%. Oggi lo smaltimento costa quattro euro al chilo esattamente quanto costa il materiale “nuovo”. Mancano gli impianti, le aree, le leggi. Tutto».
Sono chiacchiere però. Non c’è nulla di fatto.
«Vero, diciamo che ora sono programmi. Ma è un tema su cui saremo obbligati a intervenire. Dovremo creare aree di stoccaggio per ogni regione se vorremo abbassare l’inquinamento. Dovremo per questo bonificare le cave, riutilizzare eventualmente le miniere cicatrizzandole. Serve partire subito con un piano regionale».
Sulla costa è necessario però creare subito posti di lavoro e potenziare il tessuto economico. State lavorando direttamente a qualche progetto?
«Sì, al piano di formazione di giovani tecnologi».
Di cosa si tratta?
«Avremo 800 miliardi per la riqualificazione energetica. Teniamo conto che l’edilizia è l’attività manifatturiera a maggior intensità di manodopera. Nel 2020 in Toscana abbiamo incrementato del due per cento il personale. Noi bisogna arrivare, sempre per il piano di abbattimento dell’anidride carbonica, ad avere edifici che producono energia da fonti rinnovabili, che siano in grado di stoccarla e di riutilizzarla. I nostri edifici dovranno migliorare dal punto di vista energetico e del comfort. Nelle città della costa ci sono gli edifici meno curati anche per quadri normativi deficitari non superati per l’immobilismo politico e anche per fenomeni speculativi degli imprenditori. Oggi però pensare di demolire e ricostruire non è possibile quindi è necessario riqualificare. Presuppone avere competenze e obiettivi prefissati. La costa ha tutte le caratteristiche per partire per prima in Toscana in questa trasformazione. Dobbiamo rendere belle e efficienti, con minori costi, le nostre città. Una città bella e che garantisce comfort e una vita non segregata e non asfittica è attrattiva. Diventa creativa, fa sì che si venga qui a vivere e a lavorare. Pensiamo a cosa è accaduto a Bilbao. Parallelamente servono spazi anche per una nuova edilizia di qualità che restituisce spazi verdi organizzati».
Tradotto, serve ridisegnare città come Livorno, Massa, Piombino?
«Esatto. Livorno è l’unica città nata sulle vie d’acqua, è nata su un lungimirante progetto urbanistico e architettonico poi abbandonato. Mi pare un buon luogo da cui ripartire».
E le competenze cosa c’entrano?
«Con il bonus del 110% il processo, che va però gestito, è cominciato. Facciamo decine di colloqui di lavoro e non troviamo figure competenti e preparate. Abbiamo bisogno di lavoratori qualificati nei processi di miglioramento ambientale, sismico, energetico, elettronico. Figure in grado di tenere insieme progetti integrati. Non ce ne sono e le scuole (ma anche le università) non li stanno formando. Sulla costa potremmo garantire da subito mille posti di lavoro. Sto parlando di cose, non dimentichiamolo, interamente finanziate».
Come state provando a trovare delle soluzioni?
«Creando una fondazione tra Ance, scuole edili, enti paritetici e imprese per creare un Its, scuole post diploma e con molte ore di pratica, che forma tipologie di lavoratori con i profili necessari alle aziende. In Toscana ce ne sono già ma non per l’edilizia. Noi siamo pronti e, devo dirlo, non comprendiamo le resistenze della Regione su questo progetto. È arrivato il momento di non perdere altro tempo».
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