Il Tirreno

Toscana

C’è il Covid, la pensione può aspettare: il primario decide di restare al lavoro

Matteo Tuccini
Luigi Gagliardi è il primario di neonatologia e pediatria all’Ospedale Versilia
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Luigi Gagliardi è il primario di neonatologia e pediatria all’Ospedale Versilia

«La scelta di rimanere in servizio in ospedale è frutto di diverse valutazioni. E fare il pediatra è la cosa più bella che ci sia»

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Il primo cartellino timbrato porta la data del 16 aprile 1984, all’ospedale di Lecco. Quasi trentasette anni fa, nella sua Lombardia. Ma oggi la Versilia e Lucca – dove vive in pieno centro storico – sono la sua casa. «Lavoro nell’ospedale di Lido di Camaiore dal giugno del 2003: sono poco meno di diciotto anni, è ovvio che è il posto a cui sono più affezionato», dice Luigi Gagliardi, direttore di Neonatologia e Pediatria al Versilia e responsabile dei pediatri dell’Asl Nordovest. Talmente affezionato che Gagliardi, pur avendo maturato i requisiti per andare in pensione, ha detto no. Rimarrà al lavoro. Perché è lì che vuole stare ed è lì che c’è bisogno in questo momento così delicato.

Nella richiesta fatta all’Asl si parla di un rinvio al 2026: «Ma non so se resterò fino a quel punto, quando avrò settant’anni – si schernisce Gagliardi – Di sicuro non me ne vado adesso. Intendiamoci: non mi sento così importante da pensare che, se lascio io, qui crolla tutto. Come si dice: tutti sono utili, nessuno è indispensabile. Questo vale anche per me. Solo, non è il momento giusto per tirare giù la cler. Un modo di dire che si usa a Milano quando si chiude il negozio».

Questo potrà avvenire, spiega Gagliardi, soltanto quando «per noi sarà chiaro al 100 per cento il comportamento del Covid nei bambini. Abbiamo, al momento, molte ipotesi confermate da una casistica che comincia a essere numerosa e confortante. Sappiamo che i più piccoli sviluppano raramente forme gravi della malattia e sono meno contagiosi di quanto si pensi. I bambini hanno sofferto più dal punto di vista psicologico che sanitario. Ma abbiamo bisogno ancora di molte ricerche e studi che possano fugare ogni dubbio. Penso alle vaccinazioni, su cui oggi non abbiamo una documentazione che ci assicuri la possibilità di vaccinare dal Covid anche i bambini. Ecco: quando avremo questa certezza, allora potremo dire che la questione sarà chiusa».

Fino ad allora c’è da lavorare, fa capire Gagliardi. Che però, nella sua decisione di restare sul pezzo, è tutt’altro che un freddo professionista.

«La scelta di rimanere in servizio in ospedale – prosegue il primario – è frutto di diverse valutazioni. Oltre alla necessità di approfondire gli effetti del Covid sui nostri piccoli pazienti, ci sono motivazioni egoistiche. La mia professione mi piace come nel giorno in cui l’ho iniziata, nel 1984. Ancora oggi fare il tragitto Lucca-Versilia-Lucca è un piacere. Come ho sempre detto, fare il pediatra è la cosa più bella che ci sia. Sì, ci sono giorni in cui si è stanchi e delusi, ogni tanto ci sono gli screzi, i litigi: ma questo fa parte del gioco. Il nostro è un ambiente sano: la pandemia, per quanto sia stata meno pesante in Pediatria rispetto ad altri reparti, non lo ha intaccato».

La pandemia, paradossalmente, ha spinto ancora di più i medici a credere in se stessi e a gettare il cuore oltre l’ostacolo. «Sembrerà assurdo, ma dal mio punto di vista lavorare in questo periodo è stato meglio che stare a casa – dice Gagliardi – L’avrei vissuta peggio lontano dall’ospedale. C’è di nuovo passione per la nostra professione, c’è voglia di studiare e approfondire. Come Clara, la sorella di Benjamin Malaussène (personaggio dei romanzi di Daniel Pennac che di lavoro fa il capro espiatorio, ndr): lei fotografa tutto con curiosità, e così mi sento io. Cercare di capire è il modo per non farsi sopraffare dall’angoscia che ogni tanto sale su, soprattutto in momenti come questi».

Per questo Gagliardi e la sua equipe hanno proposto una nuova ricerca, approvata e finanziata con 218.000 euro dalla Regione, sulle conseguenze psicologiche della gravidanza e del parto durante l’emergenza coronavirus. «Lo studio – spiega Gagliardi – indagherà l’impatto dello stress per madri e padri legato al Covid-19 durante la gravidanza e l’ospedalizzazione; la qualità della relazione di attaccamento genitore-bambino; il benessere degli operatori sanitari di neonatologie e Terapie intensive neonatali. È noto che il nostro settore è stato colpito dalla pandemia in maniera relativamente più lieve rispetto ad altre specialità mediche e chirurgiche. Però le procedure di sicurezza necessarie per limitare il contagio, ad esempio le limitazioni nelle visite di parenti, hanno impattato pesantemente sul vissuto di utenti e operatori dei reparti di ostetricia, neonatologia e pediatria». La ricerca punterà ad approfondire quanto abbiano sofferto sia i genitori che il personale in servizio negli ospedali, a causa del distanziamento obbligato in un momento in cui la vicinanza e l’affettività sono fondamentali. —

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